Il "frullato storico" e le piazze forni: il caso di Monfalcone

Immagine
  Rifletteteci bene, signori. Che gioia impagabile passeggiare oggi per i centri delle nostre città e imbattersi in quegli spazi che sfidano brillantemente ogni logica umana. Prendiamo un capolavoro assoluto, una vetta inarrivabile dell'urbanistica contemporanea che vi lascerà letteralmente senza fiato (e senza ombra, ovviamente): Monfalcone . Facciamo un salto nel passato. Ai tempi dell'Impero Asburgico, quegli sprovveduti avevano la bizzarra abitudine di inserire degli alberi nelle loro "Piazze Grandi". Ad esempio ciò succedeva a Trieste. Ve lo immaginate? Il verde integrato nella veduta urbana! Per fortuna, nel corso del Novecento, i nostri urbanisti hanno rinsavito. Abbiamo coraggiosamente estirpato quell'inutile natura per regalarci magnifiche, sterminate spianate di cemento o di marmo. Perché rinunciare al brivido di passeggiare in un forno a cielo aperto  nelle nostre estati tropicali? Ma torniamo a Monfalcone, il vero gioiello della corona. Lì hanno fatto ...

Differito lo sciopero del 9 e10 dicembre. Esiste ancora il diritto di sciopero?

– Eh già, – ammetteva Maheu, – certo che se si avesse più denaro si abiterebbe più al
largo! Comunque, è ben vero che vivere pigiati come salacche [sardine sotto sale, n.d.r.] non
giova a nessuno.
Si sa come va a finire: uomini bevuti [sempre ubriachi, n.d.r.] e ragazze gravide.
Prendendo lo spunto di qui, ciascuno diceva la sua; e nel tanfo di petrolio che appestava
la stanza, già ammorbata da quello di soffritto, la conversazione si protraeva. No, ben
certo, non era allegro vivere.
Si faticava come bruti in un lavoro al quale un tempo condannavano i galeotti; vi si lasciava spesso la ghirba [la pelle, n.d.r.] prima della nostra ora; e tutto questo per non rimediare neanche un po’ di lesso a cena. Certo, come i polli il becchime, lo stretto necessario per far tacere la fame si aveva; si mangiava, ma appena quel tanto che permetteva di stare in vita e di seguitare a patire; o carichi di debiti, perseguitati dai creditori
quasiché il pane si rubasse. Quando arrivava la domenica, si era così stracchi che si passava
il tempo a dormire. I soli piaceri che restavano, quello di sborniarsi e d’ingravidare la
moglie. Per di più la birra ti fa metter pancia e la pancia ti fa mancar di rispetto dai figli. Ah
no; in quelle condizioni vivere non era punto [per nulla, n.d.r.] allegro.
 Fonte: É. ZOLA, Germinale, Einaudi, Torino 1994, Parte terza, cap. III, pp. 152-153, trad. it. C. S.

Commenti

Post popolari in questo blog

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?