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Mondo a punti.

Potrei parlare della crisi Irlandese, di quella del Portogallo, di quella Spagnola e poi come per magia di quella Italiana.
Potrei parlare dei lampi di guerra tra le Coree.
Potrei parlare del c.d. anatema del Papa sull'omosessualità che dice che "non è mai giustificabile moralmente".
Oppure dei quattro operai morti  sul lavoro, ancora una volta  lavoratori assassinati dallo sfruttamento.

Ma oggi voglio invitare tutti brevemente alla riflessione su una questione che riguarda la nostra quotidianità vissuta.
Hai un telefono? Più ricarichi più punti ottieni...ed incredibili regali avrai.
Beh peccato che se rapportato al valore effettivo di quello che si è speso per ottenere quei punti, il prodotto che verrà gentilmente, con affetto, con simpatia, con buon cuore, con animo generoso, regalato, in realtà costa una fortuna.
Ma ecco la corsa a ricaricare il telefono per avere quei punti per il regalo...
Già il sospirato regalo!
Stesso discorso per la benzina, per i prodotti alimentari, per i prodotti energetici, domestici ecc.
Ma anche nella vita professionale e lavorativa è stato introdotto il concetto dei punti, mascherati dal velo del credito formativo.
Ma ecco che i punti entrano anche nella incentivazione per il rispetto delle regole, vedi i punti per la patente, ma ahimè anche per il permesso di soggiorno.
E' una società a punti quella di oggi giorno.
Ma da dove nasce questa logica dei punti?
Incentivazione al consumo, al consumismo,allo spreco, alla circolazione del danaro, alla spesa, alla economia di mercato.
Logica dell'economia di mercato che è entrata a tutta forza e con gran vigore ed energia anche per regolamentare l'esistenza di una persona nella società.
Punti punti e punti ed ancora punti.
A quando i punti per i politici?
A quando i punti per chi ci governa?
A quando i punti per chi amministra il bene comune?
No no no, lì i punti non possono e non devono entrare.
Beh si obietterà che per i politici esiste il voto che è la massima espressione della democrazia per valutare il loro operato.
Certo. Ovvio.
Ma il clientelismo? Il nepotismo? Il fatto che pur di raggiungere la permanenza minima in parlamento ai fini pensionistici, oggi giorno nonostante non esistano le condizioni per governare si rimanda il voto all'infinito?
Ed attenzione tale discorso vale per tutti, siano essi di destra, centro, sinistra.
Il voto.
Quanto è libero il voto? Quanto è incondizionato il voto?
Ma votare chi se i parlamentari vengono scelti non dal popolo ma dai partiti?
Eppure le cose funzionano così.
Eppure  una sorta di patente a punti per i politici la proporreri, visto che oggi giorno con punti e puntini ci assillano praticamente sempre.
Ad esempio pensiamo alle faccine colorate del Ministro Brunetta.
 Sì quelle bellissime faccine con cui si giudica l'operato del pubblico dipendente.
Rosso se scontento, giallo se intervento mediocre, può migliorare; verde se è stato bravo.
Ed a ciò cosa vi verrà collegato? Ma il salario alla produttività, come voluto anche da certe realtà sindacali che dicono ancora di tutelare i lavoratori...
Sei bravo? Sei servile? Hai una faccina verde?
Ti premio.

Ed allora siate buoni.
Concedete anche a noi poveri umili esseri che ogni giorno devono sorbirsi le vostre nefandezze, gossip politico e non solo, il piacere di conferirvi dei punti.

Chiusa questa parentesi sui punti ai politici, ritorniamo al discorso iniziale.
I punti, intesi come incentivazione sociale al consumo.

Si è affermata una vera e propria culturazione dei punti.

Punti punti ed ancora follemente punti.

Anche se in realtà io preferisco la virgola al punto.

Sì,  voglio una virgola dopo il punto per leggere una frase che rappresenta un mondo diverso, un mondo ove non si vive nella logica voluta dall'alto del consumismo e becero individualismo.
I punti commerciali, che lentamente hanno maturato la loro consistenza anche nell'ambito della definizione dello status della persona nella società incivile a livello regolamentare sono la massima espressione di come tale sistema abbia assorbito nella sua politica concorrenziale e meschinamente commerciale la corsa frenetica al consumismo.

Qualcuno in passato disse che" questa culturazione sta distruggendo in realtà l'italia, quello che posso dire senz'altro è che il vero fascismo è proprio questo potere della società dei consumi che sta distruggendo l'italia e questa cosa è avvenuta talmente rapidamente che in fondo non ce ne siamo resi conto".

Quel qualcuno era Pasolini.


Marco Barone

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