Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

La brutalità del "Karabiniere" alla manifestazione studentesca.

Sul sito http://lombardia.indymedia.org/node/33948, è stata pubblicata la foto da cui occorre trarre riflessioni più che necessarie.
Necessarie perchè la storia italiana, pensa all'omicidio Pinelli, a Lorusso, Giorgiana Masi, Carlo Giuliani, giusto per citarne alcuni, è viva di atti di violenza di Stato che hanno comportato la morte di compagne e compagni di lotta e non solo.

Violenza di Stato, abuso del Sistema, brutalità, crudeltà, ferocia, furia, maltrattamento, prepotenza, rabbia dovuta al servilismo esplosa nelle dinamiche di piazza come contrastarla?
Come difendersi da ciò?
Nella foto si vede chiaramente il carabiniere che  pesta uno studente con il manganello telescopico che tiene nella mano destra, gli strappa un dreadlock con la sinistra e per concludere quando il giovane è a terra lo riempe di calci.

Se prendiamo in considerazione le cariche delle forze dell'ordine emerge che sia a Milano,Bologna e Firenze hanno avuto tutte inizio a causa di una spinta ad hoc effettuata nei confronti di un poliziotto o carabiniere, a Firenze per esempio è seguita dopo il gesto di un ragazzo che ha toccato la visiera di un poliziotto.
Ecco la scusa, ecco la carica, ecco le botte gratuite verso ragazze e ragazzi letteralmente disarmati.
Loro, i tutori dell'ordine invece hanno caschi, scudi, manganelli, divise rinforzate.
Loro, i ragazzi, solo la voglia di lottare contro l'ingiustizia, mani alzate, e maschere di plastica che richiamano la rivoluzione pacifica dello storico film V per Vendetta.

L'art. 52 del codice penale dice che: "Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un'offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa".

Il fatto di andare a delle manifestazioni, senza elementi di protezione, dove a causa di provocazioni, a volte studiate, a volte indirizzate,a volte aspettate e desiderate, si prendono botte, tante botte,deve essere messo in discussione.
In discussione perchè se loro, i tutori dell'ordine sono liberi di picchiare, i ragazzi devono continuare a subire tale violenza?
Come tutelare l'integrità psicofisica dei manifestanti?
Ovviamente, con la legislazione esistente, recarsi a delle manifestazioni con caschi od altri elementi similari oggi è passibile di reato.
Allora che fare?
O la polizia si priva, durante la gestione del c.d. ordine pubblico, dei manganelli, caschi peraltro oggi ancora senza codice d'identificazione, e scudi, oppure si deve prendere seriamente in considerazione una diversa difesa preventiva, che è giustificabile alla luce degli eventi oggi giorno affermati, ed in relazione con quanto previsto dall'articolo 52 del Codice Penale vigente.

Discutiamone, confrontiamoci su tale questione, prima che accada nuovamente qualche altra tragedia.
E sinceramente sembra che dall'alto non aspettino altro.

Marco Barone

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