A Gorizia esiste una delle poche svastiche ancora oggi presenti in Italia

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  Sentite, questa è una storia straordinaria, di quelle che a raccontarle oggi si fa quasi fatica a crederci. Perché noi siamo abituati a pensare che la Storia – quella con la S maiuscola, quella dei grandi sconvolgimenti – lasci sempre dei segni enormi, evidenti. E invece no. A volte si nasconde nei dettagli, in un angolo dimenticato. Immaginate la scena: siamo a Gorizia. Una città che è un groviglio pazzesco di confini, di lingue, di memorie che fanno a pugni tra loro. Ancora oggi la scritta Tito che sovrasta Nova Gorica, città nata per mano del socialismo jugoslavo, procura divisioni e discussioni formidabili. Voi camminate, entrate nel giardino del lapidario di Palazzo Attems Petzenstein, e vi muovete tra questi vialetti, che sono piccoli, stretti, quasi intimi. Da una parte avete le lapidi che ricordano il vecchio, felice periodo asburgico – quando Gorizia era la "Nizza austriaca", tutta ordine, burocrazia imperiale e nostalgia –, dall'altra, immancabilmente, ci sono...

Dal presidio di Brescia al Lager di Gradisca, aspettando il 20 novembre.

Maroni, l'attuale Ministro dell'Interno, quel Ministro che sarà tale ancora per qualche mese, sino a quando ad aprile si definiranno le nuove elezioni per le politiche, quel Ministro che dichiarò che fino a quando lui resterà in carica gli immigrati in Italia non avranno diritto di voto, e che  in modo intimidatorio aveva fatto trapelare che chi non è in regola in Italia non può neanche protestare...dalla polizia bresciana è stato ascoltato pienamente.Molti degli immigrati che protestavano sono stati fermati e condotti in questura, i più fortunati otterranno il permesso per motivi giudiziari, ma c'è chi si trova invece recluso nel Lager, uno dei peggiori tra quelli esistenti in Italia, quello di Gradisca. Ma anche chi è stato espulso e rimpatriato nel proprio paese di provenienza.

Ma anche chi è stato "usato" dal sistema per far finire la protesta, in cambio della speranza di non essere espulso: «Fa freddo, scendete anche voi»: Kuldip Singh, l'indiano di 26 anni che per primo mercoledì ha abbandonato la lotta per il permesso di soggiorno, ha lanciato un appello ad Arun, Sajad, Jimi e Rachid, i quattro immigrati che ancora si trovavano sulla gru.

Uno degli immigrati arrestati a Brescia che manifestava la sua piena solidarietà sia umana che sociale a quelle persone che da 30 ottobre erano di fatto barricate sul braccio meccanico del cantiere metrobus in Brescia, durante la fase dello sgombero del presidio per la libertà, è stato prima fermato dagli agenti della Questura di Brescia e successivamente, visto che era privo di documenti, è stato con rapidità fugace rinchiuso dentro uno dei peggiori Lager d'Italia, quello di Gradisca.

Certo essere clandestino per lo Stato vigente è cosa da contrastare, però per una parte dello Sistema esistente e per l'indotto che vi è correlato è cosa buona ed utile. Vieni sfruttato, incrementi il profitto del padrone, e se per caso alzi la voce...vieni arrestato, rinchiuso ed espulso.
Certo si possono ottenere permessi per motivi di giustizia ad esempio, ma la loro concessione è cosi rara e difficile da ottenere, per non parlare dei soliti abissali tempi della macchina dell'ingiustizia che la speranza di lottare per la propria libertà spesso è inficiata proprio da quella burocrazia che sopprime e soffoca ogni diritto esistente. Intanto si deve ricordare che per il 20 novembre è stata indetta una giornata di lotta nazionale, in cui i vari comitati migranti e antirazzisti e di tutte le realtà sociali politiche e sindacali esistenti  delle varie città italiane si organizzeranno con eventi e manifestazioni.
La speranza di lottare per la propria libertà e la libertà dell'individuo nella società non deve morir mai, la repressione non può altro che incrementare la voglia di lottare e tale voglia diverrà necessità. 
Contro ogni forma di schiavitù, e sfruttamento è dovere di tutti noi sollevare la testa e protestare e manifestare e lottare.

Marco Barone       


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