Restaurata la tomba della famiglia Fontanot e il Monumento Ossario Partigiano
Quando parliamo di certe vicende, c’è un dettaglio che spesso ci sfugge. Noi vediamo una pietra tombale, magari consumata dal tempo, e ci sembra soltanto un pezzo di marmo abbandonato nell'erba. E invece no! Dietro quella pietra c’è una storia immane, una di quelle storie che ti stringono la gola. Prendete i Fontanot. A Ronchi, e non solo qui, questo nome vuol dire qualcosa di enorme. Durante la Seconda guerra mondiale questa famiglia viene travolta da una tragedia tremenda, di quelle che la Resistenza ha preteso da chi ha scelto di non stare a guardare. Giovanni, finisce deportato a Dachau. Amido, che fa il commissario nella Brigata Garibaldi Trieste, cade al fronte nel '44. Licio — un ragazzo, gappista — si toglie la vita in carcere pur di non parlare sotto le torture dei fascisti. Uno solo sopravvive a quell'inferno: Vinicio, comandante nei GAP e poi di un battaglione della Brigata Proletaria. Una storia talmente titanica che a Metlika, con cui siamo gemellati proprio per le vicende della Resistenza, gli intitolano persino una Brigata italiana, la "Fontanot" appunto.
Ebbene, qualche tempo fa si notava — sulle pagine del Piccolo, e per fortuna qualcuno ha ascoltato — che la tomba di questa famiglia versava in uno stato infelice. Oggi, finalmente, bisogna prenderne atto: a quel sepolcro è stato restituito il decoro che si deve a chi ha fatto la Storia con la S maiuscola. Chiunque sia stato a metterci mano: grazie, davvero. Ma non è tutto. Perché qui a Ronchi c'era un altro luogo simbolo che non se la passava bene, ed è l'Ossario Partigiano. Inaugurato nel maggio del '84 — con una storia particolare, tra l'altro: lì dentro non ci sono tutti i caduti che trovate scritti sulla lastra che sovrasta il monumento, a partire dal Partigiano Ignoto, ma solo una parte. Ecco, ad aprile l'ANPI locale s'è rimboccata le maniche e ha sistemato pure quello. Il punto, però, qual è? È che la memoria è una macchina che va curata continuamente. Ci sono altre tombe storiche, qui intorno, che oggi giacciono dimenticate, nel degrado più totale. E noi continueremo a scriverne, state certi. Perché se non ricordiamo chi siamo stati attraverso le pietre che ci lasciamo alle spalle, allora perdiamo il filo del discorso.
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