Il maestro carnico Bertoli ed i grandi del '900 nel cuore di Tolmezzo dove l'arte si fa strada

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Quando parliamo di un uomo come Bertoli – nato a Illegio nel '33 – dobbiamo prima di tutto immaginarci cosa significava nascere in Carnia in quegli anni. Significa che la manovalanza, il lavoro duro, la fatica vera, tu la conosci fin da ragazzino, la tocchi con mano. Eppure, questo signore poi si occupa di design, fa il marketing pubblicitario... Ma la cosa straordinaria è un'altra: Bertoli è quel classico tipo di artista autodidatta con un talento talmente puro, talmente innato, che tu ti rendi conto che merita assolutamente di essere riscoperto, esplorato, capito fino in fondo. La prima vera svolta, la prima personale, arriva a Tolmezzo verso la fine degli anni Settanta, dopo le esposizioni alla galleria del Girasole di Udine. E oggi, la grande mostra di Palazzo Frisacco, sempre a Tolmezzo, è davvero il coronamento perfetto di una vita intera. Perché li vedete, i suoi quadri: dalle nature morte a questa pittura figurativa che è, in sostanza, una fotografia del quotidiano. È l...

Dalle vigne di Venezia alle trincee degli Asburgo: la storia invisibile di Ronchi


La cosa fantastica della storia è che le cose non spariscono mai del tutto. Lasciano delle tracce.  E quando queste tracce le puoi ancora vedere è lì che ti sembra quasi di poter toccare con mano il passato. Banalità della storia. Certo, solo che a Ronchi questo passato bisogna andarselo a cercare, perché spesso è nascosto, se non proprio abbandonato. Ad esempio ad Androna Palmada. Qui siamo di fronte a un luogo che ha una storia straordinaria. C’è chi dice che nasca addirittura nel Quattrocento, sotto il dominio della Serenissima Repubblica di Venezia. Questo piccolo villaggio rurale, che in quel tempo non arrivava neanche a 1000 anime, ha visto passare di tutto: ha subito le terribili scorribande dei Turchi, e poi si è rialzato, quando la cittadina veniva citata in alcuni documenti   "Ronchi d'Isonzo". E persino sul nome di Palmada c'è ancora una disputa irrisolta. Lo storico Silvio Domini ci spiegava che le ipotesi sono due: La forma a palma. C'è chi sostiene che il nome derivi dalla conformazione della strada, che ricordava appunto una mano aperta. La vite coltivata.  Si cita un documento storico che parla di una “vinea palmada de Ronchis”. Cioè una vigna sostenuta da tutori di legno, un metodo diffusissimo vicino a Palmanova, ma evidentemente presente anche qui ed è probabilmente l'ipotesi più veritiera. Perché la Ronchi veneziana produceva un vino eccellente che veniva esportato ovunque. Oggi uno va lì e rimane letteralmente a bocca aperta. I ruderi del borgo sono sepolti dalla vegetazione incolta. Ci sono stati dei restauri in passato, sì, ma alcuni esteticamente fatti in un modo che definire discutibile è poco, vedi l'Antiquarium. Nel 2021 si è anche cercato di ripulire l'area rendendola visibile. Poi, però ha prevalso di nuovo la conquista della vegetazione incolta. Ora c'è l'idea di farci la nuova biblioteca. La città si è spaccata: da una parte i "conservatori", che gridano allo stravolgimento dell'area storica e comprensibilmente si pretende il recupero dell'area come successo in altri centri storici senza stravolgimenti; dall'altra i "modernisti", felicissimi che si cerchi di resuscitare un rudere prima che la "stecca" crolli del tutto. Ma non c'è solo Androna Palmada.  Pensate a Villa De Dottori, con la sua bella torretta, una dimora d'epoca di questa famiglia di origini veneziane che è stata salvata grazie all'intervento dei privati (cosa che forse accadrà anche per Villa San Carlo grazie ancora una volta all'intervento dei privati). C'è villa Miniussi Vicentini che meriterebbe un intervento di riqualificazione nel suo giardino all'italiana e della  storica serra ottagonale che è stata da alcuni anni danneggiata da qualche vandalo che l'ha scambiata come un attrezzo per fare le sue imprese alla Spider Man, e da allora mai riparata. E c'è soprattutto  Villa Hinke che rischia di diventare il rimpianto del secolo a Ronchi. È una testimonianza fondamentale del periodo asburgico, con alberi secolari e persino le trincee della Prima Guerra Mondiale ancora visibili nel parco. All'inizio, nel 1832, non era che una semplice casa colonica con una stalla per sei bovini, immersa in un grande vigneto — ed ecco che ritorna la tradizione del vino, si riconnette tutto con la Palmada. Poi, nella seconda metà dell'Ottocento, la casa si trasforma in una villa rialzata soprannominata "la Montagnola", finché agli inizi del Novecento la compra il viceammiraglio Giovanni de Hinke per farne la sua residenza di famiglia. Villa purtroppo connessa anche ad eventi tragici come la prima e unica strage nazifascista avvenuta nel nostro territorio il 15 settembre del 1943, di cui è andata smarrita anche la lapide storica che ne ricordava nel cimitero locale le vittime e di cui eravamo riusciti anche a mostrare anche la foto originaria. Vittime da anni incredibilmente dimenticate. Quella villa oggi potrebbe essere  un orto botanico regionale, un centro per eventi, mostre, concerti....intanto resta lì con ciò il suo scheletro ed il tempo che se lo divora. La storia di Ronchi meriterebbe davvero qualcosa di diverso. Meriterebbe che questo patrimonio urbanistico e architettonico venisse finalmente valorizzato, ascoltando i cittadini, per restituire alla comunità un passato che è troppo bello per essere dimenticato o sepolto dalle macerie o dalla ruggine del tempo che non fa sconti a nessuno. 
mb 
 
 
 
 
 

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