La grande ipocrisia: il caso Regeni e il bluff dell'amicizia egiziana

  Allora, guardate, la questione è d'un’evidenza quasi imbarazzante, e bisogna avere il coraggio di dirlo con grande chiarezza. Perché qui siamo di fronte a uno di quei casi in cui la storia — e la cronaca giudiziaria — ci mette sotto gli occhi una realtà drammatica, senza infingimenti. Il punto centrale è questo: l’Egitto, che a parole è sempre stato descritto come questo grande alleato, questo partner fondamentale dell’Italia nel Mediterraneo, sul piano della verità e della giustizia per Giulio Regeni non ha mosso un solo millimetro. Mai. E si è arrivati a questo paradosso straordinario — ed è una sentenza davvero incredibile — in cui la Corte ha condannato alcuni funzionari per il sequestro di Giulio, per quell'atto di violenza di Stato, ma non per la sua uccisione. L'accusa di omicidio, che la Procura contestava al solo Sharif e per la quale era stato chiesto l'ergastolo, non è stata riconosciuta.  In tutti questi anni, la cooperazione giudiziaria da parte egiziana ...

La Venere, gli stracci e la misura del tempo

 

 

Ma capite la genialità? Bisogna figurarsela, quella scena, perché noi spesso ce ne dimentichiamo.Siamo innanzi ad un qualcosa di magistrale che continua a stupire continuamente dagli anni Sessanta. C’è un fondo nero, buio, assoluto. E poi, lì nel mezzo, questo fondoschiena bianchissimo. È la Ed è pazzesco, se ci pensate, perché qui – tra quell’oscurità e il marmo contaminato – Michelangelo Pistoletto non sta solo facendo un'opera d’arte. Sta mettendo in scena il cortocircuito di una società spietata, che ha del tutto smarrito i suoi valori. Ma come nasce un capolavoro? La cosa meravigliosa – e qui sta la grandezza vera – è che quest'idea folle nasce quasi per caso. Un’intuizione estemporanea, casuale! E invece, da oltre sessant’anni, questa combinazione continua a colpire, a sbalordire chiunque la guardi. È una delle opere più significative e impattanti del nostro tempo. E sapete perché? Perché a un certo punto l’arte smette di essere pura decorazione. L'arte si fa politica, dice chiaramente le cose come stanno. Il messaggio è d'una chiarezza disarmante: questo nostro mondo si è illuso di poter sostituire la mano di Dio, ma il risultato – guardate, è lì da vedere – è che siamo destinati a finire sepolti sotto una montagna di rifiuti che noi stessi abbiamo creato.

mb 


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