Delitto Chichiarelli: tutti i dubbi e le incongruenze su un'esecuzione di Stato

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Nella trasmissione di Carlo Lucarelli Blu Notte ,  si è ritornati sulla vicenda di uno dei personaggi più enigmatici della storia repubblicana italiana, Antonio "Tony" Chichiarelli. A lui è stato recentemente dedicato anche un film di grande successo che ne ha forse mitizzato eccessivamente la figura: un criminale che ha comunque attraversato la stagione più oscura della Repubblica, quella del sequestro Moro. Chichiarelli accumulò ingenti ricchezze grazie al suo talento per il falso d'arte. Le sue opere sono circolate ovunque, tanto che ancora oggi, di fronte a un dipinto, ci si chiede se si tratti di un originale o di un "Rally", il nome con cui era solito firmarsi. Ma l'aspetto più enigmatico della sua vita parte, paradossalmente, dalla fine: il suo assassinio. Nel corso del programma, Silvio Bozzi — già dirigente della Polizia Scientifica, Questore Aggiunto ed esperto in materie criminalistiche — ha definito la dinamica del delitto con un'espressione ...

Oggi c'è la necessità di un nuovo manifesto per l'arte

Un tempo c’era la vita, c’era il sangue, c’era l’ardimento! C’erano i Futuristi che sputavano in faccia al passatismo, c’era Filippo Tommaso Marinetti che incendiava le accademie, c’era Mario Schifano che aggrediva la tela con la furia di chi vuole conquistare il mondo! C’erano i manifesti, c’era un’idea comunitaria, violenta, estatica dell’arte! E oggi? Oggi il nulla! Il deserto assoluto dell’anima! Siamo circondati da individualisti, rinchiusi nel loro microscopico  guscio. L'arte contemporanea è diventata come il calcio: una manica di mercenari! I galleristi non sono sempre critici, sono procuratori d’assalto. Ma serve una rivoluzione! C’è un bisogno disperato, assoluto, di un nuovo Manifesto! Qualcosa che torni a far vomitare i perbenisti e a far piangere d’estasi chi sa ancora vedere! Abbiamo bisogno di una pittura che torni a essere carne, di pennellate che squarcino la tela immortalando questo vuoto pneumatico del terzo millennio per distruggerlo! Basta con questa mercificazione pornografica! Ridateci la bellezza, ridateci lo scandalo, ridateci l’arte autentica. Non si può sicuramente vivere di nostalgia, ovvio. Però se noi guardiamo al passato, a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, scopriamo una cosa straordinaria: gli artisti sentivano il bisogno impellente di mettersi insieme. Si riunivano nei caffè, litigavano, però c’era l’idea che l'arte dovesse essere un’espressione collettiva, una spinta identitaria capace di scardinare i tabù dell'epoca. Oggi si vive nel paradosso di una globalizzazione che produce isolamento. Ed è per questo che tra chi osserva questa deriva, sale una domanda fortissima: la necessità di un momento di rottura. Un nuovo manifesto, una nuova corrente che torni a far discutere la società, che si faccia amare o odiare, ma che rimetta al centro i valori e gli ideali attraverso la concretezza della tela e del colore. Insomma, si avverte il bisogno di colmare quel vuoto profondo che la nostra epoca non riesce più a riempire.
mb 

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