Il cartello che sbiadisce e la memoria che resiste grazie allo spomenik jugoslavo che ricorda le vittime del campo di concentramento di Gonars


La Jugoslavia ha avuto un modo di ricordare le sue vittime, i suoi caduti, con dei monumenti straordinari, visionari, futuristici, ed uno di questi si trova nel cimitero di Gonars, il memoriale che ricorda gli internati e le vittime slovene e croate per mano fascista in quel campo di concentramento di Gonars di cui oggi non esiste più alcuna traccia, mentre quello di Visco sopravvive, grazie alle iniziative di pochi. All'entrata del cimitero di Gonars vi sono tre cartelli. Uno sloveno ed uno croato che ricordano i loro caduti, avrebbero potuto farne uno condiviso, invece, così non è, non è mica più la Jugoslavia. Su quello sloveno si leggerà "ossario degli sloveni internati e altre vittime della II guerra mondiale" su quello croato "ossario dei croati e degli altri internati e vittime della II guerra mondiale". Non hanno neanche scritto la stessa cosa. 

 




A fianco ad essi, invece, vi è il pannello storico che ricorda cosa fu quel campo di concentramento, oltre 500 vittime, tra cui una settantina di bambini, diversi riuscirono a fuggire, uno di questi fu Andrijic a cui a Ronchi è stato dedicato un monumento dalla Jugoslavia, morto in azione partigiana a Soleschiano di Ronchi. Un pannello sbiadito, quasi illeggibile, una macchia vergognosa, per una storia che la memoria non riuscirà a dimenticare. Certo, Gonars non era un campo di sterminio con le camere a gas come Auschwitz. Non c’era quella tecnologia industriale della morte. Ma era un campo di concentramento dove la gente moriva di fame, di freddo, di tifo e di dissenteria. C'erano le baracche di legno che d'inverno erano gelide e d'estate dei forni, c'era il filo spinato, e c'erano le sentinelle italiane con il fucile spianato. Lì dentro sono morte più di 500 persone, tra cui decine di bambini. Furono 6000 gli internati in una struttura pensata per imprigionarne la metà. Oggi l'italiano medio sa tutto di Auschwitz (com'è giusto che sia), ma se gli nomini Gonars, o Arbe, o Visco, cade dal pero. Non ne sa nulla. Ecco perché quel cartello degradato a Gonars non è solo un pezzo di plastica venuto male. Diventa una metafora formidabile. Quando lasciamo che i cartelli della memoria si scoloriscano fino a diventare invisibili, sotto sotto stiamo sperando che anche la parte scomoda della nostra storia faccia la stessa fine. E invece la storia ha la testa dura. Resta lì, anche sotto la vernice sbiadita, ad aspettare che qualcuno arrivi, la pulisca e dica le cose come stanno. E poi c'è quel meraviglioso e incredibile monumento jugoslavo, unicum in Italia. Costruito nel 1973, per iniziativa della Repubblica Federativa di Jugoslavia, su progetto dello scultore Miodrag Zivkovic di Belgrado. Le cripte ospitano le spoglie di 471 persone. Monumento che immortala nel tempo ciò che nessun colpo di penna potrà mai cancellare oltre a chi ogni anno con iniziative ricorda i caduti di un luogo semplicemente spazzato via dalle necessità post belliche di un Paese che è rinato sulle macerie e anche sul dolore di chi ha perso la vita nei campi di concentramento fascisti italiani come quello di Gonars.


 



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