Siamo negli archivi del Dipartimento di Stato americano, documenti
desecretati da poco. E salta fuori un telegramma del 1953. Un
documento che scotta, perché ci racconta quanto siamo andati vicini a un
pasticcio colossale proprio lì, a Ronchi. Ma prima, facciamo un po’ di
contesto. Trieste, in quegli anni, è un posto incredibile. C’è il
Territorio Libero, che però sulla carta è una cosa e nella realtà è
un’altra. Comandano gli Alleati. Prima c'è stato un generale inglese,
Sir Terence Airey: un uomo che piaceva a tutti i filo italiani, un
periodo d'oro! Trieste era un pezzo d'America in Italia: cinema a ogni
angolo, dollari che giravano a fiumi e, pensate, più di tremila ragazze
triestine che alla fine sposano soldati americani e partono per il "sogno". Airey
era uno che vedeva di buon occhio gli italiani, era un anticomunista
convinto, si andava d'accordo. Poi però arriva Sir Thomas Winterton. E
qui la musica cambia. Winterton è un inglese tutto d'un pezzo, uno di
quelli che i sentimenti nazionalisti italiani proprio non li digerisce.
Li vede come un pericolo, una scocciatura. E veniamo al dunque. Succede
che siamo a ridosso dell’anniversario della marcia di D’Annunzio su
Fiume. E il 5 settembre, Winterton – che è un uomo attento e forse un
po' nervoso – scrive d’urgenza agli americani e a Londra. Dice:
"Sentite, qui sta succedendo qualcosa di strano". Perché gli italiani,
che pareva stessero buoni, improvvisamente spostano delle truppe. Ma non
truppe qualunque: muovono il 4° Reggimento Genova Cavalleria. E dove lo mettono? A Ronchi dei Legionari.
Il simbolo conta. Ronchi è il posto da dove era partito D’Annunzio!
Mettere la cavalleria lì, in quel momento, per Winterton è un segnale
chiarissimo. Lui lo scrive nel telegramma, ed è quasi preoccupato:
"Questi vogliono fare un'incursione nella Zona A! Bisogna dirgli di
tornare subito nelle caserme. Dobbiamo scoraggiare qualsiasi 'aspirante
D'Annunzio', che abbia o meno l'appoggio del governo."
Winterton ha
paura che, se gli italiani fanno una mossa del genere, gli jugoslavi di
Tito – che non aspettano altro – spostino le loro truppe verso il
confine. Sarebbe il caos, una scintilla che potrebbe far saltare tutto. A
Ronchi, nel '53, si stava annusando l'aria di una nuova "marcia".
Un’azione che, se fosse partita, avrebbe potuto scatenare un conflitto
militare e politico imprevedibile. La macchina diplomatica si mette in
moto alla velocità della luce. Il telegramma viene classificato come Top Secret,
passa dai generali al Dipartimento di Stato. Entra in scena
l’ambasciatrice Clare Boothe Luce, una donna di polso, che su ordine di
Washington va dritta dal Presidente del Consiglio italiano, Giuseppe
Pella. È il 9 settembre. Gli dice, in sostanza: "Caro Pella, quelle
truppe al confine? Ecco, forse è il caso di riportarle indietro, non
facciamo scherzi". E così, la Storia ha preso un'altra piega. Ma resta
il fatto che, in quei giorni di settembre, a Ronchi si è sfiorato di
nuovo il soffio della grande avventura – o del grande disastro. Cosa
rimasta secretata per anni negli archivi di Stato americani. Certo, è difficile dire quante le preoccupazioni del comandante inglese fossero fondate, sull'eventuale azione provocatoria che sarebbe potuta partire da Ronchi in stile dannunziano, come dallo stesso chiaramente denunciato, ma di certo vi è che dopo il suo telegramma ogni eventuale azione simbolica o provocatoria venne fermata sul nascere. Riguardo ai movimenti
più complessivi delle truppe italiane nelle zone di confine, Pella
dichiarò all'ambasciatrice americana che il numero
totale dei soldati italiani coinvolti era di 4.100, appartenenti a
divisioni ma già di stanza a Udine o a est di Udine. Nello specifico, si
trattava di un reggimento di cavalleria, tre compagnie di Alpini, due
battaglioni di fanteria e due compagnie di fanteria. Non specificò a
quali divisioni appartenessero e non fece alcun riferimento specifico al
caso di Ronchi.
fonte foto archivio di Trieste
Fotografia dell’arrivo a Duino del generale britannico Thomas
Willoughby Winterton che succede al generale Terence Sydney Airey (16
settembre 1947-31 maggio 1951) come comandante militare della Zona A del
Territorio Libero di Trieste fino al 26 ottobre
Luogo e data: Duino, maggio 1951
Collocazione: ASTS, Commissariato generale del governo per il territorio di Trieste, Gabinetto (1951-1963), busta 116 bis
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