Aquileia: il porto dell'Impero e l'ombra del Ventennio

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  Quando si cammina tra le rovine di Aquileia, non si sta passeggiando in una cittadina qualsiasi: si sta attraversando quella che era, a tutti gli effetti, la seconda città dell'Impero!  Una metropoli pazzesca. Però, oggi, per cogliere questa immensità ci vuole un grandissimo sforzo di immaginazione. Le pietre sopravvissute al tempo sono lì che vorrebbero disperatamente raccontarci una storia straordinaria, ma noi, spesso, facciamo fatica ad ascoltarla.  Perché c'è un problema. E il problema è che se vogliamo davvero capire e valorizzare Aquileia, dobbiamo liberarci di un ingombro non da poco: dobbiamo avere il coraggio di andare oltre la visione che ci ha lasciato in eredità il fascismo e svecchiare, modernizzare il sito.  Prendiamo la fantomatica "via sacra". Voi andate lungo il porto fluviale, che all'epoca dei romani doveva essere un luogo vivacissimo, un viavai frenetico, un posto pieno di rumori, di mercanti, di facchini che imprecavano e caricavano merci.....

La grande impunità verso il fascismo che ha causato centinaia di migliaia di morti in Italia


Quando parliamo del fascismo, non stiamo parlando di una rissa di quartiere, ma di una tragedia che ha segnato la carne di questo Paese per decenni. Il punto è questo: il fascismo mica è arrivato al potere perché Mussolini era un genio della politica o perché aveva chissà quale mandato divino. No! Il fascismo è stato un fenomeno reazionario, certo, ma che è rimasto in piedi perché lo hanno tenuto su. La borghesia, il grande capitale e, soprattutto, diciamocelo chiaramente, la monarchia. Perché senza il Re, Mussolini a Roma non ci sarebbe mai arrivato. Mai! Sarebbe finita lì. E invece no. E allora cosa succede? Succede che inizia questa lunga scia di sangue che è difficilissimo persino quantificare. Noi oggi proviamo a dare dei numeri, ma è una contabilità dell'orrore che sfugge di mano. Già prima della presa del potere, tra il '19 e il '22, abbiamo lo squadrismo.  E lì sono botte, sono bastonate, sono tremila persone — sindacalisti, comunisti, gente che non ci stava — ammazzate. Fatte fuori. Poi c’è la famosa Marcia su Roma. Che uno a guardarla oggi dice: "Ma cos'è questa pagliacciata?". Ecco, sì, una pagliacciata che però non ha fatto ridere nessuno. Perché da lì parte la dittatura vera e propria. Il Tribunale Speciale che firma condanne a morte, migliaia di persone mandate al confino, in galera, o costrette a scappare all’estero per non finire male. E non finisce mica qui! Perché poi arrivano le guerre coloniali, arriva la Jugoslavia, arriva la Grecia. C'è chi dice complessivamente dalla dittatura fascista furono cagionati 450 mila morti, chi 500 mila. Comunque la si guardi, è una cifra mostruosa. Una catastrofe. Ma la cosa che forse scotta di più, e che arriva fino a noi, è questo filo nero dell'impunità. Perché  c’è un’idea che attraversa tutta la storia d’Italia, dal fascismo di allora fino alle bombe degli anni della strategia della tensione neofascista: l'idea che, alla fine, i fascisti la sfangano sempre. Prendete il dopoguerra. Si fanno i processi, sì. Quarantamila fascisti alla sbarra. E come finisce? Finisce che arriva l'amnistia — quella di Togliatti, ma non solo quella — e la metà tornano a casa belli tranquilli. Le condanne a morte eseguite? Meno di un centinaio. Una miseria rispetto alla carneficina che era stata fatta. La realtà storica è che in Italia, verso il fascismo ed il neofascismo, la giustizia non c'è mai stata veramente. 

 


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