Quando da Ronchi nel 1953 rischiò di partire una nuova marcia ma per prendere Trieste, fu fermata dagli inglesi

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Siamo negli archivi del Dipartimento di Stato americano, documenti desecretati da poco. E salta fuori un telegramma del 1953. Un documento che scotta, perché ci racconta quanto siamo andati vicini a un pasticcio colossale proprio lì, a Ronchi. Ma prima, facciamo un po’ di contesto. Trieste, in quegli anni, è un posto incredibile. C’è il Territorio Libero, che però sulla carta è una cosa e nella realtà è un’altra. Comandano gli Alleati. Prima c'è stato un generale inglese, Sir Terence Airey: un uomo che piaceva a tutti i filo italiani, un periodo d'oro! Trieste era un pezzo d'America in Italia: cinema a ogni angolo, dollari che giravano a fiumi e, pensate, più di tremila ragazze triestine che alla fine sposano soldati americani e partono per il "sogno". Airey era uno che vedeva di buon occhio gli italiani, era un anticomunista convinto, si andava d'accordo. Poi però arriva Sir Thomas Winterton. E qui la musica cambia. Winterton è un inglese tutto d...

Chichiarelli e la grande inchiesta mancata sul mondo dell'arte corrotto


Roma, quartiere Talenti. È una notte di settembre del 1984. Via Ferdinando Martini. Il buio è denso, di quelli che nascondono bene i segreti, ma non il rumore secco dei colpi di pistola.Precisi. Un’esecuzione in piena regola. A terra resta un uomo. Si chiama Antonio Giuseppe Chichiarelli, ma per tutti, nel mondo dell’arte e in quello delle ombre, lui è solo "Rally".  Aveva urlato contro il killer, cercò di affrontarlo prima di essere ucciso, ma non ebbe scampo. Ma chi era davvero Tony Chichiarelli? Un artista mancato? Un falsario geniale? O un ingranaggio pericoloso in un meccanismo molto più grande di lui? Chichiarelli non era un soggetto qualunque. Era un talento straordinario. Le sue opere originali si racconta che fossero notevoli e più autentiche delle sue riproduzioni. Uno capace di dipingere un De Chirico o un Guttuso così bene che persino gli esperti restavano a bocca aperta. Ma non si fermava alle tele. No. Nella sua villa trovano di tutto come i timbri lineari e tondi: per falsificare patenti, passaporti e certificati., contatti pesanti: quelli della Banda della Magliana. Gente che ha bisogno di documenti puliti per muoversi nel fango. Ma la sua "opera d'arte" più terribile, quella che lo consegna alla storia nera d'Italia, non è un quadro. È un foglio di carta. Quello passato alla storia come il falso comunicato delle BR. E poi c’è la rapina alla Brink’s Securmatik. Un colpo epocale. E Chichiarelli cosa fa? Firma il colpo. Lascia una traccia, proprio come fece con quel borsello dimenticato in un taxi, pieno di documenti sull'omicidio di Mino Pecorelli. Perchè lui sapeva. Ma venivamo al dunque. Pensa a questo: oggi, mentre visiti una mostra, guardi un quadro. È bellissimo. È autentico? Oppure...Devi fidarti, non hai altro che questo come strumento. E pensi ritornando alla nostra storia a quel mercato che anche Chichiarelli alimentava con i suoi falsi geniali e che serviva a gonfiare i patrimoni di chi? Questo è il grande interrogativo. Una filiera che, forse, non si è mai interrotta e che esiste da quando esiste l'arte. La grande inchiesta su di lui non è mai stata fatta davvero. Lo hanno fermato prima, in quella notte di settembre, lasciando incompiuto il racconto di un uomo che sapeva troppo e che non voleva essere ai margini della sua storia. Un uomo che aveva capito come la realtà, proprio come un quadro, può essere contraffatta fino a diventare più vera del vero.  Il mondo dell'arte è connotato da grandi misteri, irrisolti. Vi fermate a volte davanti a un quadro. È una macchia di colore, o forse solo uno scarabocchio. Roba che un bambino di seconda elementare, tra una merendina e un compito di aritmetica, saprebbe fare meglio. Eppure, quel quadro vale milioni. Perchè funziona così. Perché c’è un dettaglio. Un particolare che non si vede sulla tela, ma sta dietro. È il sistema marcio da combattere che mina l'essenza stessa dell'arte e del mondo pulito dell'arte. Una rete fatta a volte di lobby, di "amici degli amici", di alcuni critici compiacenti che con un cenno del capo decidono chi è un genio e chi è un nessuno. Un club esclusivo dove il talento a volte non c'entra, conta solo il gioco ed il danaro.  La vera inchiesta mancata sulla vita di Chichiarelli non è quella sui colpi di pistola in via Martini. Non è nemmeno quella sul Lago della Duchessa o sull'omicidio di Pecorelli. La grande inchiesta che manca è quella sul mercato dell'arte che ha tratto profitto con i suoi falsi. Quella che dovrebbe spiegare come un uomo con un talento immenso sia diventato lo strumento di un sistema che usa la bellezza solo per i propri scopi che non hanno nulla da condividere con il sentimento più nobile e profondo dell'arte, che "Rally" coltivava invece in una sorta di mondo parallelo con le sue opere autentiche che portavano appunto la sua firma vera ma che non erano funzionali al grande mercato delle speculazioni. Perchè l'arte vera non si china. Chichiarelli è morto, ma quel meccanismo che mina il mondo pulito dell'arte è ancora lì. Funziona perfettamente. Sotto gli occhi di tutti, indifferente al tempo e alla storia perchè è protetto da una rete occulta che si alimenta con la menzogna che prende il sopravvento sulla verità nello stesso modo in cui un falso diventa a volte vero...

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