Stefano Furlan ricordato ovunque ma a Ronchi non esiste neanche una targa

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  Ci sono vicende che sembrano chiudersi nel giro di un attimo, e invece no. Rimangono lì, aggrappate alla memoria, perché  non è questione di fare della retorica inutile, quella che, insomma, lascia il tempo che trova, ma di non permettere che l'esistenza di una persona svanisca nel nulla. Di dire chiaramente: questa è stata un'ingiustizia. Come ad esempio nel caso di Stefano Furlan. Lui era di Ronchi, una famiglia semplice, gente comune. Ma la sua storia,  la ricordano tutti. La ricordano le tifoserie di mezza Italia nel mondo del calcio, persino quelle avversarie. Perché Stefano, nel febbraio del 1984, si trova esattamente dove nessuno vorrebbe mai trovarsi: nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. C'erano stati disordini, scaramucce tra i tifosi della Triestina e quelli dell'Udinese, fuori dallo stadio Grezar, a Trieste. I dettagli, nella storia, sono sempre sfuggenti. Stefano esce dalla curva, deve raggiungere la sua macchina, una Fiat 128 blu parcheggiata in vi...

Nell'attesa della cooperazione giudiziaria che non c'è, i rapporti tra Italia ed Egitto decollano



Il processo si farà. Solo ed esclusivamente grazie alla tenacia della famiglia di Giulio, al suo avvocato ed al popolo giallo che non si è mai arreso.  Perchè se fosse dipeso dalla politica italiana, la storia sarebbe già chiusa da un pezzo con un nulla di fatto. Otto anni oramai, dall'omicidio di Stato di Giulio, sono tanti, eppure nello stesso momento un niente. Se si pensa ancora oggi alle prime notizie della scomparsa di Giulio, agli annunci in TV, agli appelli e poi, a tutto quello che ne è conseguito, sembra di esser ancora fermi a quel 3 febbraio 2016, quando venne fatto ritrovare il corpo di Giulio abbandonato. Da quando venne rinviato in Egitto il nuovo ambasciatore, i rapporti tra i due Paesi si sono consolidati, paradosso del paradosso, ed alla grande come raccontano i numeri dell’interscambio tra Italia ed Egitto dal 2016 ad oggi...Eppure gli anni passano ed in questo contesto nessun governo italiano, come ben sappiamo, è riuscito ad invertire la rotta, dopo la brevissima parentesi del richiamo dell'ambasciatore per consultazioni. Come ricorda la scheda di infomercatiesteri, vi sono 142 aziende italiane in Egitto che impiegano 10486 addetti con un fatturato complessivo di 4402 milioni di Euro. L'Italia è il 2° mercato di destinazione dell'export dell'Egitto, il 7° fornitore, mentre l'Egitto è  il 38° mercato di destinazione e dell'export dell'Italia e si pone al 39° posto come fornitore.


Insomma, nulla di nuovo su questo fronte, a dimostrazione di come i diritti umani, e la tutela dei propri cittadini, alla faccia del populismo ultra nazionalista, siano solo "ciacole" per dirla con il dialetto di queste parti, parole, gettate al vento, perchè ciò che la politica ha seminato è business, che interessa vari attori e fattori, dalle armi, all'artigianato. Questo è, e se verità processuale sarà, non sarà sicuramente per merito dei nostri governi o di chi ha teso la mano al dittatore sanguinario Al Sisi.

 

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