Da "Ordine Nuovo inserita in GLADIO" al depistaggio di Peteano per coprire i neofascisti, al progetto di eliminazione del telefonista del bar Nazionale di Monfalcone
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Ordine nuovo e Gladio
"A
partire dal 1956, a disposizione dei servizi segreti italiani, militare
e civile, con i quali ha collaborato attivamente fino al 1974".
Sostenendosi anche che è emerso un rapporto di inserimento di Ordine
nuovo nell'organizzazione Gladio. Si cita, nella memoria di Vinciguerra,
lo studio del professor Aldo Giannuli, nella perizia per l’autorità
giudiziaria di Brescia, segnala ben 22 nominativi di confidenti
ordinovisti a disposizione dei servizi segreti italiani e stranieri, ma
il loro numero è di gran lunga maggiore, rileva Vinciguerra.
Peteano e la guerra tra neofascisti
Ci
sono diversi esponenti neofascisti, in questo elenco, anche del Friuli
Venezia Giulia, luogo dove si è consumata la strage di Peteano e una
guerra intestina pesante, come la bomba nell'abitazione della casa di De Michieli Vitturi,
Egli indicò la responsabilità all’interno degli ambienti di destra. Nel
mese di febbraio del 1984 ci fu il mandato di cattura di Vinciguerra
per quell'attentato. Una guerra tra neofascisti, MSI, per segnare una
rottura con la collaborazione che c'era con gli USA, la NATO, e Peteano
rientra in quest'ottica qui. Anche se dal punto di vista temporale si
include nel periodo della strategia della tensione, non fu il classico
evento stragista che aveva come scopo quello di dare la colpa alla
sinistra per destabilizzare e poi stabilizzare l'ordine pubblico. Vero è
che le prime piste volutamente portarono sulla pista rossa, fu un
tentativo ciarlatano di far rientrare quell'evento sui binari della
strategia della tensione, per poi essere dirottate le piste in modo
clamoroso sulla "pista gialla", innocenti goriziani che dovettero pagare
le pene dell'inferno per anni. Fatto che conferma che lo scopo non era
quello di affermare la matrice politica di quell'attentato verso la
sinistra. Fu, invece, un messaggio tra neofascisti, servizi, che
pagarono però a caro prezzo dei carabinieri innocenti che venivano
considerati come soldati in guerra. Ma quei carabinieri vittime della
bomba collocata nella FIAT 500 bianca al KM5 di Peteano non sapevano di
dover combattere alcuna guerra e di essere dei soldati. Il depistaggio
di quella strage, come riconosce espressamente Vinciguerra, ebbe uno
scopo ben chiaro.
Il depistaggio di Peteano
"Il
depistaggio, materialmente attuato dall’Arma dei carabinieri,era
finalizzato a coprire la matrice politica dell’attentato nel quale era
coinvolto lo scrivente, già reggente di Ordine nuovo di Udine, e Carlo
Cicuttini, segretario federale del Msi a Manzano del Friuli". Arma che
ne è uscita doppiamente vittima da quel fatto, dove perse tre
Carabinieri, ed alcuni suoi massimi esponenti anziché attivarsi per fare
giustizia, fecero l'esatto contrario, ma, Arma, che ha avuto nel tempo
la forza di disintossicarsi da elementi nocivi che ne hanno inquinato la
storia e lo spirito ed anche per questo è sempre importante ricordare
la strage di Peteano nel suo complesso.
Il dirottamento di Ronchi ed il progetto di uccidere Carlo Cicuttini
Si apre, sempre in merito alla questione dei fatti di Peteano, che porterà anche alla morte anche di Ivano Boccaccio con il dirottamento di Ronchi
(senza quell'evento probabilmente a Vinciguerra e agli ordinovisti e
camerati vari non si sarebbe mai arrivati) uno scenario interessante. Si
parla della "soluzione rivoluzionaria". Cioè quello di uccidere Carlo
Cicuttini, il telefonista del bar Nazionale di Monfalcone, l'autore
della telefonata trappola, se fosse rientrato in Italia dalla sua
latitanza in Spagna.
Progetto
che venne definito ad alto livello da parte di Ordine nuovo e forse
consigliato anche da qualcuno esterno all'organizzazione fascista. Si
legge: "La morte di Carlo Cicuttini avrebbe, difatti, reso impossibile
l’accertamento della verità, costituendo la voce dello stesso la sola prova della
matrice politica dell’attentato". Vinciguerra, così su questo episodio
"se Cicuttini fosse rientrato in Italia sarebbe stato un pericolo per la
sicurezza di tutti (...) era un progetto inammissibile( quello della
sua uccisione ndr) e che comunque, come Cicuttini aveva obbedito ad un
ordine mio, che ero reggente a Udine, così solo io potevo eventualmente
decidere una cosa del genere se avessi avuta la prova certa che
Cicuttini voleva effettivamente rientrare in Italia" rilevando, sempre
sul progetto di uccidere Cicuttini come questo fosse maturato solo poche
settimane prima che i Carabinieri procedessero all’arresto dei
cittadini goriziani incolpandoli dell’attentato di Peteano.
E a questo punto verrebbe da chiedersi se Ivano Boccaccio, autore del dirottamento di Ronchi, lo si voleva morto.
Ordine nuovo ed i rapporti con i servizi
C'è
da dover approfondire anche la questione di Ordine nuovo ed i suoi
rapporti con i servizi. Così Vinciguerra nella sua memoria alla
magistratura bolognese: "Svanita l’immagine dell’organizzazione
“nazista”, Ordine nuovo appare oggi per quella che è stata: una
diversione strategica che fingendosi oppositrice del regime si è posta,
occultamente, al servizio dello Stato e dei suoi apparati di sicurezza,
non rifuggendo dalla collaborazione con servizi segreti esteri come la
Central intelligence agency, l’Aginter presse, la Pide portoghese, fra
gli altri. È, questa, una verità storica e giudiziaria alla quale molto
c’è ancora da aggiungere per renderla definitivamente nota, nonostante
l’opposizione ancora attuale dei servizi di sicurezza e di forze
politiche ostili alla stessa".
Non dimentichiamo Roitero
Insomma, ciò conferma che esistono ancora delle zone grigie su cui non si riesce a fare luce pienamente ma è doveroso cercarla questa luce per rispetto delle vittime e della verità storica. A partire dalla morte di Mauro Roitero. E sul punto sarebbe interessante sapere cosa ne pensa Vinciguerra. Qualcuno prima o poi dovrebbe chiederglielo. Negli atti parlamentari della XIII legislatura si legge che si trattava di un funzionario della prefettura di Trieste, morto l'11 novembre 1976, alle ore 17, all'interno del proprio ufficio, in circostanze non molto chiare. Egli fu trovato su una poltrona, con in pantaloni aperti ed una rivista porno tra le mani ( ed una tazzina di caffè come racconta anche il Piccolo del 31 maggio 1990). Si pensò ad un infarto. L'uomo fu sepolto senza autopsia che, disposta dal giudice istruttore, per accertare la presenza di eventuali tracce di veleno, non approdò a nulla a causa del lungo tempo trascorso. Nell'ordinanza del 4 agosto 1986, il giudice Casson definì strana la morte di Roitero, verificatasi quando la strage di Peteano vedeva indagati delinquenti comuni (la cosiddetta «pista gialla»), basata anch'essa su delazioni raccolte dai carabinieri e coinvolgenti pregiudicati locali. Da osservare che tre giorni dopo la sua morte presso la Corte d'Appello di Trieste si stava concludendo il processo di Peteano che vedeva imputati gli innocenti goriziani, nella famigerata pista gialla. Difficile credere che Roitero non fosse stato ucciso.
mb
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