I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

Giusto preoccuparsi della rotta balcanica nel monfalconese, ma per le condizioni dei migranti



Qualche indumento abbandonato sul Carso Monfalconese, ha acceso l'allarme rosso sulla rotta Balcanica in questo Territorio. Rotta che toccò la sua punta massima nel 2015, con quasi un milione di migranti che attraversarono intemperie, e tragitti tortuosi per cercare di raggiungere la salvezza nell'Europa che si è chiusa come una fortezza negli ultimi anni. E per quanto intenso fu quel fenomeno, sfiorò minimamente la nostra regione. Eppure divenne il pretesto perfetto, tra politiche di accoglienza non brillanti, per essere buoni, e muri, per il teatro politico del consenso elettorale. Il monfalconese è stato interessato in modo sostanzialmente irrilevante in questi anni dalla rotta Balcanica, eppure, ogni volta che si verifica un qualcosa che possa accendere il faro dell'attenzione, o meglio della distrazione, sulla questione dei migranti, si urla ai quattro venti, pretendendo le solite misure, dicendo le solite cose, accendendo il solito nastro. Le solite cose. Sì, effettivamente è giusto preoccuparsi, ma per le condizioni di questa povera gente, costretta a mille peripezie, che finisce nelle mani di trafficanti umani, che approfittano di un sistema pieno di falle come quello europeo per speculare sulla disperazione e sui sogni e speranze altrui. Qualche indumento abbandonato sul Carso avrebbe dovuto sollevare problemi non di natura securitaria in un Territorio già di suo blindato e presidiato in modo significativo, ma problemi di natura morale, etica, problemi di natura umanitaria. Il monfalconese è stato teatro di due disastrose guerre, terra tanto di migrazione che immigrazione, quando parliamo di migranti, parliamo di persone, non di numeri, e questa fetta di terra, la Bisiacaria, deve recuperare il suo spirito di accoglienza tradizionale, identitario, umano, di solidarietà, che negli ultimi anni, salvo qualche rarissima eccezione che esiste, ha smarrito nella selva oscura dell'intolleranza sociale.

mb

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