I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

Spie americane che spiavano l'intelligence comunista. Succedeva a Trieste negli anni '50. Decine e decine i comunisti schedati anti Jugoslavia



Il Cominform è stata una delle più note organizzazioni internazionali che ha avuto il merito di riunire i più importanti comunisti europei per un decennio circa, fino al 1956, e divenne soprattutto noto a causa della rottura tra Stalin e Tito che si consumò nel 1948. La conseguenza fu l'avvicinarsi della Jugoslavia alle posizioni occidentali e gli americani incentrarono gli sforzi di spionaggio soprattutto nei confronti dell'attività dei comunisti giuliani pro Cominform, dunque pro Stalin, come testimonia ad esempio un prezioso documento della CIA del 1952, di una quarantina di pagine, con il quale si analizza in modo meticoloso l'attività di spionaggio del partito comunista stalinista nella Venezia Giulia, il loro operato nel confine orientale schedando decine e decine di comunisti, analizzandone l'attività svolta al servizio dell'intelligence del partito comunista pro Cominform di Trieste. Al vertice del partito come è noto c'era Vidali, ma non era l'unico nome importante attenzionato dagli americani. Ci sarà ad esempio quello di Postogna e Destradi. Il documento si apre illustrando la storia di questo partito comunista, che prima della rottura tra Tito e Salin univa comunisti italiani e sloveni. Poi dopo la rottura si crearono le due anime, quella guidata da Babic filo jugoslavia, e quella capeggiata da Vidali, filo sovietica. Si parla delle purghe compiute dalla componente stalinista, e di un partito che nell'area giuliana riusciva a contare circa 5000 mila membri anche se quelli dichiarati ufficialmente, ricordano gli americani erano non più di 3000. 

Particolare attenzione viene dedicata all'attività di intelligence del partito filo sovietico. I cui scopi erano sostanzialmente tre: 1)controllare i confini tra Italia e Jugoslavia; 2)collaborare con i rifugiati jugoslavi anti Tito; 3) sottomettere il partito comunista alla linea sovietica. L'attività di spionaggio del partito comunista stalinista era suddivisa in due aree. Quella esterna, che doveva operare nella Zona A e B del TLT, con lo scopo di infiltrarsi nel partito filo jugoslavo, nell'esercito jugoslavo, e infiltrasi, sempre in base al documento della CIA, tra i rifugiati dalla Jugoslavia, a Trieste. Una sezione interna invece aveva lo scopo di proteggere il partito comunista pro Cominform dall'attività degli anticominformisti e dall'attività degli agenti filo Tito che venivano visti come una minaccia per l'attività di questo partito. A ciò veniva segnalata anche una vigilanza rivoluzionaria adottata sul modello del partito comunista francese. Fondamentale, sottolineano gli americani,  per la riuscita di questi compiti, era l'attività di collegamento con l'Unione Sovietica, e con gli agenti sovietici che operavano soprattutto in Austria e a Roma.

mb

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