Il terzo anno scolastico ai tempi del coronavirus siamo punto e daccapo?
- Ottieni link
- X
- Altre app
A dicembre 2019 la CNN sui propri siti iniziava a parlare di questo strano virus che stava dilagando in Cina. In Italia ed in Europa la cosa veniva ignorata, eppure a quanto pare il coronavirus forse era già qui da tempo. Poi, sappiamo bene quello che è successo, la situazione è precipitata in modo disastroso, con l'Italia che è diventata la Wuhan d'Europa, cosa che ancora oggi non ha avuto una chiara ed univoca spiegazione, con il paradosso che mentre la Cina, dopo aver adottato misure durissime, ne è uscita dalla pandemia, l'Italia invece ancora oggi si trova nel bel mezzo dell'uragano, senza dimenticare i cambi di governo che ci sono stati. Si sono santificati i medici, gli infermieri, applausi, murales, fiumi di parole. Poi, tutto dimenticato. I problemi della sanità son rimasti gli stessi, qualche intervento c'è stato perchè non poteva non esserci, ma il guaio lo vivremo tra qualche anno, a partire da tutte le patologie che non si sono potute individuare in tempo in questi anni. In tutto ciò la sanità privata ha avuto i suoi benefici. Uno dei problemi peggiori si è registrato nel settore dell'istruzione, non è stato l'unico, pensiamo ad esempio ai trasporti pubblici. Ci siamo inventati una DAD, poi diventata DID. Nel corso del primo anno scolastico 2019/2020, è stata una forma sperimentale mezza disastrosa, nel secondo anno scolastico, la si è resa più strutturale, con tutte le conseguenze psicologiche, relazionali, che si sono verificate. Il diritto allo studio è stato garantito, la scuola ha funzionato, dal livello amministrativo, a quello didattico, non si è mai fermata, mai. Ma nel mezzo di tutto ciò, tra sedie con le ruote inutili, termometri che ora funzionavano ora no, pacchi di mascherine inutilizzate, gel e e disinfettanti a non finire, vaccinazioni arrivate a fine anno scolastico praticamente e organico covid che nella quasi totalità dei casi è servito più a coprire i vuoti di organico strutturali alla scuola che funzionali al contrasto al coronavirus, il problema dei problemi non è stato affrontato. Quello delle classi pollaio. C'erano all'inizio della pandemia, c'erano nel secondo anno di pandemia e ci saranno nel terzo anno di pandemia. Questo è. Certo, l'Italia non è tra i Paesi peggiori a livello mondiale per quanto concerne il rapporto studenti/docenti, in base ai dati OCSE del 2018 ad esempio le classi delle scuole primarie italiane accoglievano in media 19 studenti a fronte di una media OCSE di 21. Paesi come la Germania, Spagna, Francia pare che in base a questi dati avrebbero delle classi più grandi rispetto a quelle italiane con 21, 22 e 23 studenti nelle scuole primarie e 24, 25 e 25 studenti nelle scuole secondarie di primo grado. Ma il problema c'è e lo sappiamo. Ed il fatto che si possa fare di meglio non significa che ci si debba accontentare di medie che trovano il tempo che trovano. Lo stesso discorso vale per gli organici. Quello COVID è pensato fino a fine dicembre 2021, poi si vedrà. L'unica novità di quest'anno è quella di avere un personale scolastico quasi tutto vaccinato. L'ideale sarebbe averlo tutto vaccinato, partendo dalla dirigenza. Però, il vaccino non è e non può essere l'unico mezzo. Anche perchè vaccinando il solo personale, se lo studente si contagia andrà in isolamento fiduciario o in quarantena, e con lui tutta la classe probabilmente, quindi la DAD/DID o chiamatela come volete sarà inevitabile anche con il docente vaccinato. Poteva essere l'occasione per attuare piccole riforme, tempo scuola, rapporto studenti/docenti. Certo, in piena emergenza le riforme strutturali sono una bestemmia, ma alcune cose si possono fare da subito. Ridurre il numero degli studenti in classe, rendere strutturale l'organico COVID, e lavorare sul tempo pieno, che dovrebbe essere esteso al massimo regime. E le risorse ci sarebbero visto che l'Europa ha riempito l'Italia di soldi.
mb
- Ottieni link
- X
- Altre app

Commenti
Posta un commento