Il Niente Sovrano e la Trincea della Bellezza

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Non sarà l'arte a salvarci dal naufragio della storia, ma rimarrà l'ultima trincea, l'ultimo rifugio dell'anima. Viviamo nel crepuscolo delle grandi ideologie, in un millennio dove la globalizzazione ha cannibalizzato il pensiero, portando il consumismo alla sua ennesima, feroce potenza. Da un lato assistiamo al boom osceno e indomabile delle diseguaglianze sociali; dall'altro, l'arte contemporanea vaga come un fantasma, interrogandosi sul proprio senso dentro una società sbandata, cieca, che consuma l'esistenza alla giornata. Questa non è anarchia creativa: è il trionfo del vuoto assoluto. Un nichilismo sistematico che annichilisce ogni visione prospettica. L'ossessione dell'originalità a tutti i costi ha prosciugato le sorgenti della creatività differente, e l'arte, drammaticamente, si è adeguata. Si è sottomessa, facendosi merce tra le merci, un feticcio speculativo il cui unico scopo è alimentare i flussi del capitale. Una banana brutalmente ...

Anche se a Fiume son rimasti solo 2500 italiani, il bilinguismo va preservato. L'identità si tutela a prescindere dai numeri



Fiume oggi conta circa 2500 italiani. Come è stato ricordato nel recente incontro tra il nuovo sindaco di Fiume, Filipovic e l'Unione italiana fiumana. Numeri che fanno una certa impressione se si va a guardare la storia fiumana, dove gli italofoni erano in base all'ultimo censimento austroungarico quasi il 50% della popolazione, per arrivare con i processi dell'italianizzazione fascista quasi al 70% della popolazione locale. Fiume ha una storia di pluralismo, ungheresi, italiani, croati, serbi, una città internazionale, che non a caso ebbe la sua massima vitalità quando fu città autonoma. Poi, contesa dai rispettivi nazionalismi, quello italiano prima, che a partire dalla disgraziata sventura dannunziana per 500 giorni farà scivolare Fiume nell'inizio del suo incubo che si perfezionerà nel 1924 con l'annessione all'Italia fascista. Poi contesa dal nazionalismo croato con la croatizzazione della città, per arrivare all'oggi. Una città dove a fatica si riesce ad affermare il bilinguismo, a causa dei disastri posti in essere a partire dalla marcia fiumana che si ritorsero manco a dirlo prima di tutto contro gli italiani stessi. Ma questo chi celebra ancora oggi la marcia fiumana come atto di amor patri italiano non riesce proprio a comprenderlo, perseverando in quel diabolico masochismo che male ha fatto al pluralismo fiuamano e agli italiani stessi che erano legati a Fiume. 2500 italiani a Fiume sono un niente rispetto al passato, ma questo non significa che il bilinguismo non debba essere valorizzato, coltivato, e difeso. Si deve andare oltre la questione numerica. Perchè se oggi si vanno a fare i censimenti un pò ovunque e se dovesse prevalere il ragionamento delle percentuali, probabilmente il bilinguismo sparirebbe dall'Istria, come in alcune zone del Friuli-Venezia Giulia. L'identità si deve preservare andando oltre il concetto banale della quantità e dei "rimasti" tanto di qua, quanto di là. 

mb

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