Stefano Furlan ricordato ovunque ma a Ronchi non esiste neanche una targa

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  Ci sono vicende che sembrano chiudersi nel giro di un attimo, e invece no. Rimangono lì, aggrappate alla memoria, perché  non è questione di fare della retorica inutile, quella che, insomma, lascia il tempo che trova, ma di non permettere che l'esistenza di una persona svanisca nel nulla. Di dire chiaramente: questa è stata un'ingiustizia. Come ad esempio nel caso di Stefano Furlan. Lui era di Ronchi, una famiglia semplice, gente comune. Ma la sua storia,  la ricordano tutti. La ricordano le tifoserie di mezza Italia nel mondo del calcio, persino quelle avversarie. Perché Stefano, nel febbraio del 1984, si trova esattamente dove nessuno vorrebbe mai trovarsi: nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. C'erano stati disordini, scaramucce tra i tifosi della Triestina e quelli dell'Udinese, fuori dallo stadio Grezar, a Trieste. I dettagli, nella storia, sono sempre sfuggenti. Stefano esce dalla curva, deve raggiungere la sua macchina, una Fiat 128 blu parcheggiata in vi...

Partigiani per terra, per cielo e per mare. L'incredibile resistenza jugoslava come ricorda ad esempio un monumento a Lussino


Quando pensiamo alla Resistenza, anche grazie alle canzoni popolari, che hanno accompagnato i partigiani nel corso del cammino tortuoso per la via della libertà da conquistare a durissimo prezzo, la immaginiamo con le scarpe rotte per le montagne. Oppure con agguati contro i nazifascisti nelle città. Eppure la Resistenza è stata tanta roba in tante forme. Anche via cielo, con i partigiani che pilotavano aerei,  con l'aeronautica partigiana, ed anche via mare. Tutto questo è accaduto in Jugoslavia. Un Paese che si è fatto con la Resistenza, e poi, purtroppo, si è disfatto con la morte di Tito in modo semplicemente violento. 800 mila era il numero di partigiani che costituivano ad aprile del 1945 l'esercito di liberazione jugoslavo. E 50 mila circa furono italiani. Diversi monumenti diffusi per il territorio dell'ex Jugoslavia ricordano la Resistenza e le diverse peculiarità della stessa. Come quella della forza marittima. Che si costituì alla fine dell'estate del 1942, con partigiani croati che trasformarono i loro pescherecci in navi militari. Una metamorfosi necessaria per sconfiggere l'invasore nazifascista e conquistare la libertà. 

 



Principalmente veniva impiegata per il trasporto di armi, di merci, di partigiani, ma venne impiegata anche in alcuni combattimenti soprattutto contro gli italiani all'inizio della sua formazione. Si parlava di una decina di navi armate, 200 di approvvigionamento con circa 3.000 combattenti partigiani marinai. 

 


A Lussino un monumento realizzato quando ancora esisteva la Jugoslavia, siamo nel 1978, venne inaugurato a ricordo di 15 partigiani della marina partigiana jugoslava che persero la vita. Un monumento tanto semplice quanto imponente, che ricorda l'unità navale NB 11, l'ancora, le bitte, i nomi dei caduti e delle autorità e dei comitati che vollero porre quella pietra monumentale che racconta una storia incredibile. La NB 11 era una ex nave anti partigiana tedesca dal nome Anton, catturata dai partigiani il 30 aprile del 1944 e trasformata in unità navale partigiana. E già qui c'è una storia potente. Purtroppo venne affondata da una mina il 1 aprile 1945 vicino a Susak. Furono in totale 22 i partigiani per alcune fonti, 17 o 15 per altre a perdere la vita. L'equipaggio partigiano in totale era di ben 28 marinai.

mb 

foto modello nb11 tratta dalla rete museo della guerra di Zagabria 

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