Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

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  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

Fine anni '50 la NATO preoccupata per un rischio di invasione sovietica per la rotta di Gorizia. Ecco il piano per fermare i russi


Siamo nel 1957, la NATO in un suo documento top secret analizza il rischio di invasione sovietica in Europa, e ovviamente c'è anche l'Italia. La via che desta più preoccupazione è quella di Gorizia, la rotta di Gorizia. Così viene chiamata. La NATO analizza nel suo documento tratto dagli archivi pubblici fruibili solo da qualche anno che "per attaccare l'Italia, il nemico deve utilizzare l'approccio di Tarvisio o Gorizia o entrambi, anche se per farlo deve passare per Villach in Austria per raggiungere Tarvisio, e per Lubiana in Jugoslavia per raggiungere Gorizia. Questi sono gli approcci principali anche se ce ne sono altri minori che senza dubbio verranno usati insieme ad essi. Di conseguenza, l'avanzata nemica deve essere contrastata con forze mobili e armi speciali in Austria e Jugoslavia in modo che qualsiasi attacco importante contro i passi possa essere respinto".

Da ciò si evince che la Jugoslavia veniva ritenuta come una forza alleata su cui fare affidamento per contrastare l'avanzata sovietica.  Ritornando sulla posizione di Gorizia, la NATO, afferma che "sulla posizione di Gorizia, il cui terreno aperto si estende per circa 40 miglia a nord dall'Adriatico, un corpo alleato dovrebbe stabilire una posizione generalmente conforme a quella delineata in (Allegato J). La riserva tattica per questa posizione dovrebbe essere organizzata dietro il fiume Tagliamento, occorre prestare attenzione per evitare un'indebita concentrazione di forze del D-Day in questo corridoio ristretto per non diventare bersagli dell'attacco atomico e termonucleare sovietico. Due corpi, comprendenti un totale di quattro divisioni di fanteria e due corazzate, potevano stabilire queste posizioni". 


Per concludere che la rotta di Gorizia era quella che destava più preoccupazione in Europa. "La minaccia in quest'area è per i passi settentrionali in Italia a circa 200-400 miglia a ovest delle aree di concentrazione delle truppe sovietiche in Austria e Ungheria e per la Jugoslavia settentrionale e Gorizia a circa 200 miglia dalle aree di concentrazione in Ungheria. La rotta Gorizia e il corridoio Villach-Tarvisio sono quelli che destano maggiore preoccupazione".

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