
È la strada principale della città di Gorizia, che nel corso della sua storia ha conosciuto eventi e manifestazioni di ogni tipo per una città ora santa, ora maledetta, ora italianissima, ora europeissima, ora tutto, ora niente. Quella di Gorizia è una storia travagliata comune a tante città di confine, soggetta a diverse occupazioni nel corso del suo tempo, della sua storia e sicuramente il '900 è stato tragico per questa città, un secolo breve, devastato da due guerre mondiali di cui ancora oggi se ne pagano le conseguenze e forse con il progetto Nova Gorica 2025 capitale europea della cultura si riuscirà a tracciare una nuova storia per questa città. Sicuramente l'attuale Corso Italia è la vetrina di questa storia che si è accanita su Gorizia, di cui non è stata inerme spettatrice, ma attrice a tutti gli effetti. Quando era la Nizza d'Austria, a cui deve tutto il suo fascino, la sua bellezza, la sua identità plurale, si chiamava Corso Francesco Giuseppe, poi, dopo la prima guerra mondiale, con l'occupazione italiana della città, il corso diventerà Vittorio Emanuele III. Durante il ventennio fascista, subito dopo la morte di Ettore Muti, nel 1943, verrà intitolato a questo fascista della prima ora seguace di D'Annunzio nell'occupazione di Fiume, come fecero poi tanti altri fascisti di primo piano e non, fu uno dei capi del
movimento fascista nel ravennate e volontario pilota nella guerra di
Spagna, e soprattutto segretario del PNF. Insomma un corso fascistissimo. Denominazione che rimarrà tale durante l'occupazione nazista della città, che finirà il primo maggio del 1945 con l'avvento dei partigiani jugoslavi, il corso poi durante i 42 giorni jugoslavi diventerà corso Tito, a cui seguirà corso Roosvelt, dedicato al 32º
presidente degli Stati Uniti d'America dal 1933 al 1945, cioè il presidente che porterà gli americani alla vittoria nella seconda guerra mondiale. L'occupazione angloamericana terminerà nel settembre del 1947 con il Trattato di pace che assegnerà Gorizia all'Italia e poi sarà Corso Italia, che ancora oggi resiste e magari un giorno diventerà Corso Europa? Chissà. Eppure nella Gorizia città d'Europa, sulla carta, dovrebbe essere un qualcosa da accogliere con entusiasmo e sarebbe un bel segnale con il quale lasciarsi alle spalle se non definitivamente, ma quasi, il '900.
Potrebbe anche essere condivisibile e sicuramente bisogna smettere di onorare la memoria di certi fatti e di certi personaggi discutibili…. Ma non capisco il nome di uno stato che fastidio possa dare. Anche a Tblisi c'è una via che si chiama Italy Street.
RispondiEliminaSe i nomi delle vie devono essere cambiati che lo decidano gli abitanti di quelle città e di quelle vie…
No chi si approccia qua da turista e cerca di rinfocolare vecchi odi....
Interessanti certi italiani: provengono dalle città peggio amministrate d'Europa; ci hanno portato il fascismo e la mafia (che molti nostri imprenditori e politici accettano ed hanno accettato di buon grado), ma sentono l'irrefrenabile bisogno di fare politica dalle nostre parti…. Probabilmente devono finire il lavoro dei loro nonni fascisti e dei loro paesani….
Non capisco perché non fanno politica a casa loro e non ci lasciano in pace.
Nessun fastidio può dare il nome Corso Italia, visto che l'Italia è anche il mio Paese, ma la mia era una riflessione sui cambiamenti storici che hanno connotato quel corso, ed essendo Gorizia ora città europea, vien più che naturale passare da Corso Italia a Corso Europa, come fotografia di questo nuovo momento storico per il nostro territorio, sperando che ai nomi seguano anche i fatti, altrimenti teniamoci Corso Italia. E comunque l'Italia è tra i Paese fondanti l'Unione Europea, non si toglierebbe niente al nostro Paese, sarebbe un riconoscimento per quel futuro che è stato tracciato nel secondo dopoguerra
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