I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone
Balcani. Questo mondo misterioso. Molti non sanno neanche perchè si chiamano così. Figurarsi sapere quanti stati o nazioni ne facciano parte. Qualcosa a livello di immaginario collettivo si sa con la musica ed il cinema grazie al binomio Kusturica e Bregovic. Quando chiedi dei Balcani, tanti pesano a luoghi selvaggi, oppure ai limiti dell'esotico. Dalla Bulgaria fino alla Serbia sono l'estensione dei Monti Balcani e arrivano a dire il vero fino alle porte dell'Italia. Con la Slovenia. E qui si apre una diatriba, la Slovenia è o non è nei Balcani? C'è chi dice sì, c'è chi dice no. Su Wikipedia si legge ad esempio: Croazia, Serbia, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro, Bulgaria, Kosovo, Albania, Macedonia del Nord, Grecia e Turchia europea; per alcuni autori anche Slovenia, Romania e Moldavia.L'area orientale della penisola balcanica è occupata da Bulgaria, Grecia e Turchia.
Una miscela di identità e culture e colori diversi ma che noi vediamo spesso con i paraocchi, con pregiudizi anche in virtù di narrazioni figlie delle occupazioni violente mosse per mano del fascismo. La storia dei Balcani ha fatto rima con guerra, le hanno subite le guerre, le hanno fatte le guerre. L'ultima guerra in Europa è stata nei Balcani, anche se si ripete come un mantra che da quando esiste l'Europa unita l'ultima guerra conosciuta è stata quella del secondo conflitto mondiale. Abbiamo rimosso dalla coscienza le bombe gettate sulle strade di Belgrado. Diffidenza, convivenza, sentimenti contrastanti, non consentono di poter dare una visione di insieme dei Balcani. Ne siamo sempre stati affascinati, li esplori, li ami o li odi, la via di mezzo non c'è, pur essendo terra di mezzo tra Occidente ed Oriente, tirati come in una gara alla fune dalla corrente atlantista o ex sovietica. Non li abbiamo mai capiti realmente i Balcani, anche perchè con ciò diciamo tutto e diciamo niente. Paesi, tanti Paesi sparsi, a macchia di leopardo, alcuni una volta furono uniti nella grande Jugoslavia che era tra le forza ad aver vinto la seconda guerra mondiale, cosa che i vicini italiani non accettarono mai. Sconfitti da esseri ritenuti da sempre inferiori, come diceva quell'odiato D'Annunzio che si battè con anima e corpo per fermare l'ondata "barbarica slava" come lui la definiva che avrebbe potuto conquistare Trieste. Per questo motivo volle occupare per cinquecento giorni Fiume. Devastandola. Ma a questi nazionalisti di altri tempi, rimpianti ancora oggi da qualcuno in modo tanto banale quanto pericoloso, sfuggì che quella che oggi chiamiamo come Friuli Venezia Giulia era alle porte dei Balcani terra di mescolanza, con plurime identità e che quell'onda barbarica slava tanto temuta dall'antislavo D'Annunzio era già qui da tempo. Il FVG è la porta naturale e storica dei Balcani e questo ancora oggi lo si può dire ma silenziosamente, senza alzare troppo la voce.
mb
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