Il "frullato storico" e le piazze forni: il caso di Monfalcone

Immagine
  Rifletteteci bene, signori. Che gioia impagabile passeggiare oggi per i centri delle nostre città e imbattersi in quegli spazi che sfidano brillantemente ogni logica umana. Prendiamo un capolavoro assoluto, una vetta inarrivabile dell'urbanistica contemporanea che vi lascerà letteralmente senza fiato (e senza ombra, ovviamente): Monfalcone . Facciamo un salto nel passato. Ai tempi dell'Impero Asburgico, quegli sprovveduti avevano la bizzarra abitudine di inserire degli alberi nelle loro "Piazze Grandi". Ad esempio ciò succedeva a Trieste. Ve lo immaginate? Il verde integrato nella veduta urbana! Per fortuna, nel corso del Novecento, i nostri urbanisti hanno rinsavito. Abbiamo coraggiosamente estirpato quell'inutile natura per regalarci magnifiche, sterminate spianate di cemento o di marmo. Perché rinunciare al brivido di passeggiare in un forno a cielo aperto  nelle nostre estati tropicali? Ma torniamo a Monfalcone, il vero gioiello della corona. Lì hanno fatto ...

Questa volta sarà diverso


Se si vuole essere il solito nastro rotto, si dovrebbe ripetere come un Padre nostro o l'Ave Maria l'articolo 3 della nostra Costituzione. Forse se fosse stato preso seriamente come una preghiera, in Italia la situazione sociale sarebbe meno allarmante di quella che conosciamo. Sono bastati due mesi di lockdown per mettere profondamente in crisi il sistema Paese divorato da corruzione e mafie. Ancora gli effetti non si sono visti. Rimandati al 2021. Questa estate c'è stata una campagna di alleggerimento. Mentre in Spagna, in Egitto, nei Paesi dove mica nevicava, il virus stava crescendo, qui si diffondeva l'idea, sbagliata, che il caldo lo avesse depotenziato e che il peggio era passato. I problemi della sanità di ieri, sono quelli di oggi. I posti letto mancavano ieri, mancano oggi. In otto mesi non si potevano fare miracoli. Ma chi consapevole sapeva che la pandemia non sarebbe durata qualche mese. E che il virus era sempre lo stesso. Durano anni le pandemie. E chi responsabile sapeva che questo autunno/inverno sarebbero stati dolori. Si adottano ora mezze misure, che nel tempo diventeranno sempre più rigide, con l'illusione di salvare i consumi natalizi. Lo spirito natalizio è questo. In tutto ciò c'è chi come a Trieste spende e spande in modo allucinante per luminarie ed alberi che forse questo natale si potranno godere i fantasmi del natale perduto, Charles Dickens forse ne trarrebbe qualche ispirazione, perchè la gente sarà confinata in casa. Poca lungimiranza in tutti sensi. Questa volta però gli italiani sono incazzati e preoccupati. Perchè le diseguaglianze sociali sono profonde, psicologicamente si è stanchi, cosa che è stata sottovalutata, e le rivolte saranno inevitabili. Non basteranno i palliativi di indennizzi o quant'altro. Grazie al cielo non siamo nelle mani di chi pur di andare contro sostiene il contrario di tutto, se al governo dicono che si deve aprire, diranno che si deve chiudere, se dicono che si deve chiudere, diranno che si deve aprire. C'è rabbia sociale in Italia, in un Paese dove sono forse milioni le persone che non avranno più molto da perdere. Questa volta sarà diverso. E qui destra, sinistra, fascisti, comunisti, "professionisti del disordine" come li chiama qualcuno c'entrano poco o nulla. La fame non conosce colore politico e la disperazione neanche. Non c'è mai tempo per affrontare il problema delle diseguaglianze sociali, e quando ci sbatti contro l'unica cosa che lo Stato può fare per tutelare se stesso è mostrare i muscoli.

mb

Commenti

Post popolari in questo blog

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?