Il grande colosso di Monfalcone è destinato a sparire

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  A soli centocinquanta metri d’altezza, quella ciminiera appare quasi ridotta se paragonata ai mostri d’acciaio e cemento da duecentocinquanta metri che solitamente feriscono i nostri cieli. Una misura contratta che fu, in un passato felicemente archiviato, fonte di dissapori ed un prezzo pagato sull'altare di uno sviluppo che non guardava in faccia a nessuno. Oggi, però, quel manufatto non è più soltanto il residuo di un’era industriale: è una spina dorsale della memoria collettiva, un reperto di vera e propria  archeologia dell'anima.  Eppure, si preferisce la metaforicamente la ruspa alla tutela. Con una furia iconoclasta degna della distruzione del Colosso di Roma, quell'imponente profilo si avvia ad essere cancellato dalla terra e dallo sguardo, destinato a sopravvivere solo nella memoria nostalgica di chi — da Trieste alle alture del Carso — vedeva in quella torre il punto fermo con cui riconoscere l'orizzonte di Monfalcone. La storia recente dell'Italia offr...

L'esercito dei "negazionisti", il nuovo capro espiatorio per un fallimento annunciato. Il rischio di un nuovo lockdown c'è


Grazie al cielo, e solo grazie al cielo, non abbiamo più le immagini dei camion militari che trasportano centinaia di bare. Ancora oggi non conosciamo il numero esatto delle vittime del coronavirus. Il Covid 19 è una malattia al momento senza cura reale accessibile al popolo, solo la prevenzione può essere utile per contrastarne la diffusione. C'è stato un chiaro ed evidente calo dell'attenzione. Siamo andati a raccontare in giro per il mondo quanto siamo stati bravi. Abbiamo rimosso la strage di medici, unicum di tutto l'occidente, con la politica degli applausi ci siamo lavati le coscienze verso un sistema sanitario messo sotto pressione come non mai. C'è stata una politica dello spot fenomenale. Come quella del superamento delle classi pollaio. Di epocale c'è stata solo una verità che ti racconta che le classi pollaio ci sono oggi, come c'erano ieri. Abbiamo comprato banchi monouso pensati più per un nuovo modello di scuola, quello che dovrebbe mettere da parte i libri di testo per lasciare spazio ai tablet, cavalcando l'emergenza coronavirus per altre finalità. E che dire dei test? Rapidi o non rapidi? Nelle scuole finiti su chi l'ha visto, o con cittadini costretti a decine di ore di fila in auto, ma per alcune manifestazioni sportive invece sono disponibili. Eppure quelli rapidi, presentati come una svolta, sembra che siano meno affidabili  rispetto a quelli molecolari. Ma secondo la logica del meno peggio, va bene così. Due mesi di lockdown hanno rischiato di mettere KO l'economia del Paese. E non c'è stata nessuna riflessione sul fatto che questo sistema sociale ed economico sia fragilissimo. E le conseguenze  peggiori ancora non le abbiamo viste. Siamo stati riempiti di soldi ipotetici dall'Europa, che vedremo nel 2021 abbondante. Si è detto che non ci sarà più lockdown, c'è stato un tentativo di forzare le cose, con estrema leggerezza, di abbassare la guardia, perchè si diceva che con l'estate il virus sarebbe forse andato via. Ma si sapeva che questo autunno sarebbe stato caos, combinato disposto influenza stagionale e covid 19 che non è mai stati debellato, rischia di essere un qualcosa di implosivo. Intanto meglio sfogarsi con l'esercito dei negazionisti, che si ridicolizzano da soli agli occhi del mondo, diventati però capro espiatorio di un sistema che sta andando a schiantarsi contro il muro del fallimento. Il lockdown è misura di disperazione, è il riconoscimento di aver fallito. Che sia locale, diffuso o nazionale, questo lockdown poco importa. Ci sono delle responsabilità politiche a più livelli e non è più accettabile sentirsi dire che la colpa è del virus. Perchè non è così.

mb

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