Il grande colosso di Monfalcone è destinato a sparire

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  A soli centocinquanta metri d’altezza, quella ciminiera appare quasi ridotta se paragonata ai mostri d’acciaio e cemento da duecentocinquanta metri che solitamente feriscono i nostri cieli. Una misura contratta che fu, in un passato felicemente archiviato, fonte di dissapori ed un prezzo pagato sull'altare di uno sviluppo che non guardava in faccia a nessuno. Oggi, però, quel manufatto non è più soltanto il residuo di un’era industriale: è una spina dorsale della memoria collettiva, un reperto di vera e propria  archeologia dell'anima.  Eppure, si preferisce la metaforicamente la ruspa alla tutela. Con una furia iconoclasta degna della distruzione del Colosso di Roma, quell'imponente profilo si avvia ad essere cancellato dalla terra e dallo sguardo, destinato a sopravvivere solo nella memoria nostalgica di chi — da Trieste alle alture del Carso — vedeva in quella torre il punto fermo con cui riconoscere l'orizzonte di Monfalcone. La storia recente dell'Italia offr...

Quel timore di ritornare a scuola, sarà la vera prova del fuoco

 

 

Della Cina, dove sarebbe nato il coronavirus che sta piegando mezzo mondo, non si parla più. La linea dei contagi pare essere piatta in Cina come se non ci fosse mai stato nulla. Quella che era la Wuhan d'Europa, l'Italia, invece, continua a fare i conti con una situazione difficile. Difficile perchè le idee sono confuse, perchè la gente non sa più che pensare, e perchè il timore che il "liberi tutti" di questa estate possa aver mandato in frantumi i mesi di lockdown c'è . Della strage dei medici non si parla più, dimenticati, sono 176 ad oggi, un qualcosa di enorme. Non abbiamo mai saputo il numero reale dei contagiati in Italia, così come anche sul numero enorme dei deceduti c'è ancora oggi incertezza. La società si è dimostrata vulnerabile come non mai, è bastato un virus e pochi mesi di chiusura per mettere ko l'economia di diverse fortezze mondiali. A dimostrazione che il sistema è debole e andrebbe ripensato. Ma in tutto ciò la preoccupazione più grande riguarda il mondo della scuola. Quella sarà la vera prova del fuoco. Parliamo di una comunità di poco più 7 milioni di studenti, 1 milione di dipendenti nella scuola, in FVG si tratta di circa 140 mila studenti e 15 mila insegnanti a cui si aggiungono ATA e dirigenti scolastici, senza dimenticare chi opera negli uffici periferici ministeriali. Una macchina enorme. Ed il timore c'è. Si può sbagliare, ma non si deve sbagliare perchè qualsiasi errore rischierebbe di essere deleterio. Dopo la più grande sospensione "scolastica" di sempre, passando dalla fallimentare didattica a distanza, dopo sette mesi si ritorna fisicamente, forse, nei locali scolastici. L'aspetto psicologico di tutto ciò non viene però affrontato a dovere. Come se non contasse nulla. C'è paura del virus, ma bisogna fare anche i conti con quella che sarà una scuola completamente diversa, a partire dalle relazioni "sociali" che metteranno a dura prova l'essere comunità della scuola, perchè il fatto che ognuno possa pensare alla propria di "sopravvivenza" è tutt'altro che remoto.

mb

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