L'Egitto rivendica a chiare lettere nei
propri canali istituzionali che l'Italia appoggia il sistema che si è venuto creare dopo il 30 giugno, quello che porterà al potere il dittatore Al Sisi. Così scrivono:"
Dopo il 30 giugno, ci sono stati importanti sviluppi nelle relazioni tra Egitto e Italia. Ciò è stato testimoniato nei rispettivi rapporti politici; visite ufficiali e sostegno del governo italiano alla road map egizia del 30 giugno ".Tra le vittime del sistema che si è innescato con la fantomatica rivoluzione del 30 giugno che porterà al colpo di stato del luglio del 2016, vi è stato Giulio. Un chiaro omicidio di stato. Non riconosciuto come tale nè dall'Egitto, e ci può stare, visto che difficilmente potrebbe condannare se stesso, ma neanche dalle istituzioni italiane. Perchè se fosse riconosciuto per quello che è, un crimine commesso dagli apparati securitari funzionali al mantenimento del potere della dittatura egiziana, come diamine si potrebbero mantenere i rapporti amichevoli con l'Egitto? Ed infatti, l'omicidio di stato di Giulio è nei corridoi istituzionali il caso di Giulio.
Quante volte durante l'audizione della commissione monocamerale d'inchiesta si è parlato del caso di Giulio? E l'ultima audizione, è stata la conferma delle conferme che l'Italia non ha alcuna intenzione di fare pressioni all'Egitto, nè di consideralo come proprio non amico. Più di quattro anni, quattro governi e siamo alle solite. E a questo punto bisogna chiedersi il perchè. Perchè l'Italia continua a trattare l'Egitto in questo modo? Non è solo una questione di rapporti economici. Dall'audizione del ministro degli esteri, mentre leggeva su un foglio come se si fosse impegnati a scuola nella lettura di un compito, quanto fatto dal suo ministero, la conferma che si stesse ripetendo un copione già visto era sotto gli occhi di tutti. E ci sarebbero addirittura stati dei
progressi! Meraviglioso. Peccato che siamo all'anno zero. Quando chiedi
al ministro cosa ha detto l'Egitto, ti dice che l'Egitto risponde "piena
disponibilità". Almeno ha risposto e non trincerandosi dietro il no se pol del presidente del Consiglio Conte, che per ragioni di rispetto verso l'interlocutore in sostanza non poteva rendere pubblico quanto si erano scambiati in una telefonata. Così aveva lasciato intendere. Quando si chiede se l'ambasciatore si richiama, risponde
sostanzialmente che l'ambasciatore non si richiama, anzi si continua a
difendere a spada tratta la sua presenza in Egitto. Mirano come governo
all'incontro dal vivo tra le procure e per il resto solito fumo. Quando
si chiede se le Fregate verranno vendute all'Egitto, risponde che il
governo ha dato il via libera alla negoziazione, l'autorizzazione
all'esportazione è una seconda fase. La questione rapporti commerciali e
verità per Giulio non sono connesse, a detta del ministro e dunque del
governo si immagina, che significa il business non si tocca.
Dell'accordo di cooperazione giudiziaria non c'è traccia, sull'eventuale
ricorso all'Aja non risponde. Insomma, l'Egitto può stare tranquillo,
l'ambasciatore non si richiama, gli affari non si toccano, solo qualche
piccolezza ininfluente è rimasta sospesa e l'Egitto non verrà dichiarato
Paese insicuro, le armi continueranno ad essere vendute, questo governo, il quarto, non romperà le scatole e allora con che diamine di strumento si vorrà
fare pressione alla dittatura egiziana per ottenere la verità
processuale per Giulio? E l'Egitto ringrazia.
mb
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