Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

Oltre 75 mila firme per richiamare l'ambasciatore italiano dall'Egitto. Un fatto senza precedenti. Non ci sono più alibi

A volte ci si chiede se veramente dalle parte di Roma qualcuno credesse possibile una collaborazione egiziana sull'omicidio di stato di Giulio. Vien da chiedersi se veramente credono alle illusioni made in Egypt oppure semplicemente fanno finta. Non saprei tra le due quale sarebbe la peggiore delle ipotesi. Ora, però, di alibi non ve ne sono più. L'Egitto scrive nel proprio sito istituzionale governativo che l'Italia appoggia il sistema di potere nato dal 30 giugno. Quella fantomatica rivolta che porterà al colpo di stato del luglio 2013 e alla caduta di Morsi. Ricordiamolo, unico presidente democraticamente eletto nella storia egiziana. Gli affari, il business, con l'Egitto di Al Sisi sono incrementati in modo pazzesco da quando il generale ha preso il potere. Così come è cresciuta in modo potente la fuga degli egiziani all'estero per richiedere asilo politico. Egitto supportato dall'America di Trump. E' forse lì che bisognerà iniziare a spostare il mirino delle attenzioni, con la futura presidenza americana, che si auspica non sia più quella reazionaria di Trump, che possa magari fare le giuste pressioni verso la dittatura egiziana. Perchè l'Europa è totalmente inesistente, ha perso ogni credibilità e l'Italia non ha fatto tutto quello che doveva fare per la verità per Giulio. E da soli non riusciremo ad ottenere nulla dall'Egitto. Serve realizzare un sistema di pressioni internazionale. E noi dobbiamo essere il primo Paese a dare il giusto esempio. Mantenere l'ambasciatore in Egitto non è servito alla verità per Giulio, ma semplicemente a legittimare politicamente  i rapporti con la dittatura egiziana. Gli affari tanto possono continuare anche senza la presenza dell'ambasciatore, ciò è successo durante il primo richiamo. Ma è innegabile dirlo che dal punto di vista politico non sarà più la stessa cosa. La magistratura egiziana ha perso la sua indipendenza. Risponde direttamente alla presidenza egiziana. In questo Egitto non ci sono le condizioni oggi di alcuna normalizzazione dei rapporti. Il richiamo dell'ambasciatore è l'unica cosa da fare. Non ci sono più scuse. Oltre 75 mila sono le firme dei cittadini per chiederne il richiamo. C'è stato un boom di firme dopo l'ennesima presa in giro del primo luglio. Si arriverà probabilmente a quota 100 mila firme. Forse anche oltre. Tutto ciò è un fatto senza precedenti. E non si può far finta di nulla.
mb

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