Delitto Chichiarelli: tutti i dubbi e le incongruenze su un'esecuzione di Stato

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Nella trasmissione di Carlo Lucarelli Blu Notte ,  si è ritornati sulla vicenda di uno dei personaggi più enigmatici della storia repubblicana italiana, Antonio "Tony" Chichiarelli. A lui è stato recentemente dedicato anche un film di grande successo che ne ha forse mitizzato eccessivamente la figura: un criminale che ha comunque attraversato la stagione più oscura della Repubblica, quella del sequestro Moro. Chichiarelli accumulò ingenti ricchezze grazie al suo talento per il falso d'arte. Le sue opere sono circolate ovunque, tanto che ancora oggi, di fronte a un dipinto, ci si chiede se si tratti di un originale o di un "Rally", il nome con cui era solito firmarsi. Ma l'aspetto più enigmatico della sua vita parte, paradossalmente, dalla fine: il suo assassinio. Nel corso del programma, Silvio Bozzi — già dirigente della Polizia Scientifica, Questore Aggiunto ed esperto in materie criminalistiche — ha definito la dinamica del delitto con un'espressione ...

Oltre 75 mila firme per richiamare l'ambasciatore italiano dall'Egitto. Un fatto senza precedenti. Non ci sono più alibi

A volte ci si chiede se veramente dalle parte di Roma qualcuno credesse possibile una collaborazione egiziana sull'omicidio di stato di Giulio. Vien da chiedersi se veramente credono alle illusioni made in Egypt oppure semplicemente fanno finta. Non saprei tra le due quale sarebbe la peggiore delle ipotesi. Ora, però, di alibi non ve ne sono più. L'Egitto scrive nel proprio sito istituzionale governativo che l'Italia appoggia il sistema di potere nato dal 30 giugno. Quella fantomatica rivolta che porterà al colpo di stato del luglio 2013 e alla caduta di Morsi. Ricordiamolo, unico presidente democraticamente eletto nella storia egiziana. Gli affari, il business, con l'Egitto di Al Sisi sono incrementati in modo pazzesco da quando il generale ha preso il potere. Così come è cresciuta in modo potente la fuga degli egiziani all'estero per richiedere asilo politico. Egitto supportato dall'America di Trump. E' forse lì che bisognerà iniziare a spostare il mirino delle attenzioni, con la futura presidenza americana, che si auspica non sia più quella reazionaria di Trump, che possa magari fare le giuste pressioni verso la dittatura egiziana. Perchè l'Europa è totalmente inesistente, ha perso ogni credibilità e l'Italia non ha fatto tutto quello che doveva fare per la verità per Giulio. E da soli non riusciremo ad ottenere nulla dall'Egitto. Serve realizzare un sistema di pressioni internazionale. E noi dobbiamo essere il primo Paese a dare il giusto esempio. Mantenere l'ambasciatore in Egitto non è servito alla verità per Giulio, ma semplicemente a legittimare politicamente  i rapporti con la dittatura egiziana. Gli affari tanto possono continuare anche senza la presenza dell'ambasciatore, ciò è successo durante il primo richiamo. Ma è innegabile dirlo che dal punto di vista politico non sarà più la stessa cosa. La magistratura egiziana ha perso la sua indipendenza. Risponde direttamente alla presidenza egiziana. In questo Egitto non ci sono le condizioni oggi di alcuna normalizzazione dei rapporti. Il richiamo dell'ambasciatore è l'unica cosa da fare. Non ci sono più scuse. Oltre 75 mila sono le firme dei cittadini per chiederne il richiamo. C'è stato un boom di firme dopo l'ennesima presa in giro del primo luglio. Si arriverà probabilmente a quota 100 mila firme. Forse anche oltre. Tutto ciò è un fatto senza precedenti. E non si può far finta di nulla.
mb

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