Migliaia i comuni che hanno visto il proprio nome cambiato dal fascismo

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  Come tutti i regimi di ogni epoca anche il fascismo come è ben noto ha voluto il proprio marchio, il suo segno, che resiste ai tempi, nei nomi dei luoghi. Oltre ad aver sradicato identità secolari famigliari con l'italianizzazione dei cognomi e anche dei nomi delle persone, fenomeno cruento avvenuto soprattutto nelle regioni del confine, si è scatenato con una inventiva con pochi precedenti anche nella trasformazione dei nomi dei luoghi, con la toponomastica ed odonomastica. Migliaia i comuni e le località che videro i propri nomi essere stravolti, tramite il processo di italianizzazione con lo scopo di romanizzare la località, di annientarne le origini identitarie considerate come non italianissime o con lo scopo di celebrarne l'atto politico funzionale allo spirito e causa fascista. Di casi se ne registrano a bizzeffe. Da Monteleone di Calabria, diventata Vibo Valentia, a Ronchi di Monfalcone, diventata Ronchi dei Legionari per celebrare l'atto eversivo della presa di...

Quando una città intera si stringe intorno ad una persona. Il caso D'Agostino deve far riflettere

Poche volte nella storia di Trieste e della nostra regione è accaduto quello che sta accadendo in queste ore. Mi riferisco alla solidarietà verso Zeno D'Agostino. Non si vuole qui entrare nel merito della questione della macchina della giustizia. L'Italia è il Paese dell'Azzeccagarbugli mica a caso. La decadenza sancita dall'ANAC per presunta incompatibilità ha scosso una città intera verso una persona che in cinque anni ha risollevato, a detta di tanti, in modo impressionante le sorti del porto di Trieste. Trieste è una città portuale, è la sua identità quella portuale, è la sua storia. Un porto ora dormiente, ora vivace. Posizione strategica, che fa gola a diverse bocche da sfamare ma anche che rischia di essere soffocato dall'ingordigia della rivalità politica, di chi bada al proprio orticello, e non al bene comune, cioè al bene di Trieste.

La reazione nel senso di risposta che c'è stata verso D'Agostino è semplicemente impressionante. Dai lavoratori scesi in strada a manifestare, alla solidarietà di tutti i sindacati, a quella praticamente di tutte le forze politiche, passando da petizioni di solidarietà.

Forse solo il Presidente della Repubblica è riuscito ad unire così tante anime diverse e contrapposte. Non conosco D'Agostino di persona, ma i numeri del porto di Trieste parlano di una realtà in crescita in modo rilevante. Certo, non si è ai livelli di quando Trieste giunse ad essere il 7° porto del mondo ed il 2° porto del Mediterraneo dopo Marsiglia, per movimentazione di merci. Ma si è confermato in vetta in Italia Trieste è il primo porto in Italia, lo scalo conferma il primato nazionale grazie anche al raddoppio della merce trasportata via ferrovia. Ma la strada tracciata pare essere quella giusta per far ritornare Trieste lì dove merita. Mentre in città c'è chi sogna o fantastica su cosa si potrebbe o non si potrebbe fare, si perde nel dilemma amletico triestino del se pol o no se pol, c'è chi ha fatto qualcosa di importante per la città. Si teme un ritorno al passato non rimpianto certamente da chi vuole il bene della città, questo lo si è ben capito.
Il caso D'Agostino, perchè di questo trattasi, deve comunque far riflettere su quanto stia accadendo e sulla solidarietà trasversale che si è manifestata nei confronti di una persona alla guida del vero timone della città.

mb

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