I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

Il ritorno nella "Yugo" che non esiste più, con i confini che hanno lasciato il segno



Non si sa quello che accadrà domani, ma in questi giorni di ritorno ad una specie di normalità anche gli italiani possono riassaporare la "Yugo" che non esiste più.  Si entra in Slovenia. Uno dei pezzi della vecchia Jugoslavia.  La Slovenia è stata la prima a filarsela a gambe levate dalla Jugoslavia e sorprende che ancora oggi piazza Tito resista in quanto tale. Ma non durerà ancora a lungo. D'altronde se il comunismo e l'antifascismo sloveno non fossero stati un faro di riferimento per il nazionalismo sloveno, forse piazza Tito sarebbe già stata fatta fuori da tempo. Perchè è grazie all'antifascismo e al comunismo che la Slovenia è riuscita a difendere la propria identità per divenire poi l'essere nazione negli anni '90 facendo da traino alla Croazia. Slovenia e Croazia che oggi sono ai ferri cortissimi. Si ritorna a Capodistria, Koper. La trovi un pò in decadenza rispetto all'ultima volta. Gli effetti economici del coronavirus si son fatti sentire. Almeno questo è quello che si percepisce. Nessuno in giro con la mascherina, è come se il coronavirus non ci fosse mai stato. Eppure c'è. Entri via Muggia per evitare le code dal tratto principale. La Rabuiese. Lì la polizia effettua i controlli. Via Muggia, no.  Funziona così. Aver chiuso i confini ha lasciato il segno, certo, vi è stata poi una corsa a mettere benzina, ma qualcosa si è rotto nei rapporti tra italiani e sloveni. Il ritorno dei confini ha pesato anche per come è stata gestita la partita. Non si sa quello che sarà domani. La Slovenia ha bisogno più degli italiani di quanto gli italiani abbiano bisogno degli sloveni a livello di rapporti commerciali ed economici? La situazione non è buona, lo si percepisce nell'aria. Certo, c'è chi magari consuma banchetti, feste, condivide idee, sogni, progetti transfrontalieri, sperando che si ritorni amici come prima e più di prima ma la realtà racconta una storia  un pò diversa. Ricca di malumori, dispetti e incazzature. Comunque la soddisfazione di poter entrare in Slovenia senza più frontiere è una bella sensazione che per un giorno ti ha fatto riscoprire il senso dell'essere europeo quello che nel pieno dell'incubo del coronavirus era stato spazzato letteralmente via.

mb

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