Nel 2026, 80 anni dalla strage di Vergarolla, come per la strategia della tensione, senza verità, anche se non si era più in Italia

Immagine
  Ancora oggi non c'è una lapide istituzionale che ricordi a dovere le vittime della strage di Vergarolla di cui non si conosce il numero esatto dei morti, 64 furono  le vittime identificate. Quanto accaduto il 18 agosto del 1946 ha lasciato il segno indelebile nella storia delle complesse vicende del confine orientale spesso strumentalizzate per revisionismi storici, nazionalismi nostalgici, che nulla c'entrano con la verità e la giustizia negata alle vittime di quel fatto drammatico. Come accaduto durante lo stragismo neofascista durante la strategia della tensione, praticamente non vi è stata alcuna verità, nessuna inchiesta degna di nota. Solo supposizioni, teorie, ipotesi, spesso istanze degne di ultras più che di seguaci della verità. Quel fatto tragico è stato chiaramente utilizzato dalla retorica revisionista per le proprie battaglie ideologiche anticomuniste e contro la Jugoslavia comunista di Tito. Quando accadde quel fatto, Pola, era una zona enclave all'interno ...

Senza la diplomazia non è possibile fare affari con l'Egitto, ma con la diplomazia non c'è verità e giustizia per Giulio


Continua il business italiano in Egitto, nonostante l'esistenza della dittatura egiziana. Ma come è noto i soldi non guardano in faccia a nessuno. Democrazia o dittatura sono la stessa cosa per il business. Non esiste etica, non esiste morale almeno fino a quando non sia lo Stato a moralizzare l'economia e il mercato. Così non è stato certamente nei confronti  della dittatura egiziana. L'Egitto nel 2019 è stato il terzo Paese africano con cui l'Italia ha avuto più esportazioni e il quarto per importazioni. L'interscambio commerciale con l'Italia ha avuto il suo boom nel 2018, dopo il 2013, l'anno più importante nell'interscambio commerciale tra i due Paesi. Ed è stato l'anno in cui in Egitto si è insediata la dittatura egiziana con il colpo di stato che farà fuori Morsi. Quello che si è capito che è la diplomazia è fondamentale per mantenere vivi e vegeti i rapporti economici. Sia dietro le quinte che davanti alle telecamere. Senza rapporti diplomatici il business non si fa. Ma con la diplomazia però non si riesce ad ottenere una cosa fondamentale per la dignità del nostro Paese, per la famiglia di Giulio. Verità e giustizia per Giulio. Non siamo stati come Paese in grado di salvarlo. Abbiamo fallito in modo clamoroso. Nessuno si è assunto le proprie responsabilità. Niente. Tanti gli interrogativi nelle ore in cui Giulio era nelle mani dello stato egiziano. L'Italia deve una sola cosa alla famiglia di Giulio. Che sia fatta verità e giustizia per Giulio. Ma l'Italia sta facendo tutto quanto è nelle sue possibilità? No. Non lo sta facendo. Le Istituzioni vanno ognuna per la propria strada, tra chi sospende le relazioni diplomatiche, tra chi invece le stringe in modo ancora più vigoroso e neanche più chiedendo di Giulio. Come se fosse una questione superata dal tempo. Quattro anni di insulti sono anche troppi. Quello che abbiamo capito è che la diplomazia è essenziale per consentire gli affari, ma non lo è per conseguire la verità e giustizia per Giulio. Parlano i fatti. L'Italia, o almeno chi la rappresenta, ha scelto da che parte stare. Da quella degli affari. Se così non fosse, l'Egitto sarebbe già stato dichiarato insicuro e l'ambasciatore sarebbe stato richiamato per consultazioni da un pezzo.

mb

Commenti

Post popolari in questo blog

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?