Aquileia: il porto dell'Impero e l'ombra del Ventennio

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  Quando si cammina tra le rovine di Aquileia, non si sta passeggiando in una cittadina qualsiasi: si sta attraversando quella che era, a tutti gli effetti, la seconda città dell'Impero!  Una metropoli pazzesca. Però, oggi, per cogliere questa immensità ci vuole un grandissimo sforzo di immaginazione. Le pietre sopravvissute al tempo sono lì che vorrebbero disperatamente raccontarci una storia straordinaria, ma noi, spesso, facciamo fatica ad ascoltarla.  Perché c'è un problema. E il problema è che se vogliamo davvero capire e valorizzare Aquileia, dobbiamo liberarci di un ingombro non da poco: dobbiamo avere il coraggio di andare oltre la visione che ci ha lasciato in eredità il fascismo e svecchiare, modernizzare il sito.  Prendiamo la fantomatica "via sacra". Voi andate lungo il porto fluviale, che all'epoca dei romani doveva essere un luogo vivacissimo, un viavai frenetico, un posto pieno di rumori, di mercanti, di facchini che imprecavano e caricavano merci.....

Senza la diplomazia non è possibile fare affari con l'Egitto, ma con la diplomazia non c'è verità e giustizia per Giulio


Continua il business italiano in Egitto, nonostante l'esistenza della dittatura egiziana. Ma come è noto i soldi non guardano in faccia a nessuno. Democrazia o dittatura sono la stessa cosa per il business. Non esiste etica, non esiste morale almeno fino a quando non sia lo Stato a moralizzare l'economia e il mercato. Così non è stato certamente nei confronti  della dittatura egiziana. L'Egitto nel 2019 è stato il terzo Paese africano con cui l'Italia ha avuto più esportazioni e il quarto per importazioni. L'interscambio commerciale con l'Italia ha avuto il suo boom nel 2018, dopo il 2013, l'anno più importante nell'interscambio commerciale tra i due Paesi. Ed è stato l'anno in cui in Egitto si è insediata la dittatura egiziana con il colpo di stato che farà fuori Morsi. Quello che si è capito che è la diplomazia è fondamentale per mantenere vivi e vegeti i rapporti economici. Sia dietro le quinte che davanti alle telecamere. Senza rapporti diplomatici il business non si fa. Ma con la diplomazia però non si riesce ad ottenere una cosa fondamentale per la dignità del nostro Paese, per la famiglia di Giulio. Verità e giustizia per Giulio. Non siamo stati come Paese in grado di salvarlo. Abbiamo fallito in modo clamoroso. Nessuno si è assunto le proprie responsabilità. Niente. Tanti gli interrogativi nelle ore in cui Giulio era nelle mani dello stato egiziano. L'Italia deve una sola cosa alla famiglia di Giulio. Che sia fatta verità e giustizia per Giulio. Ma l'Italia sta facendo tutto quanto è nelle sue possibilità? No. Non lo sta facendo. Le Istituzioni vanno ognuna per la propria strada, tra chi sospende le relazioni diplomatiche, tra chi invece le stringe in modo ancora più vigoroso e neanche più chiedendo di Giulio. Come se fosse una questione superata dal tempo. Quattro anni di insulti sono anche troppi. Quello che abbiamo capito è che la diplomazia è essenziale per consentire gli affari, ma non lo è per conseguire la verità e giustizia per Giulio. Parlano i fatti. L'Italia, o almeno chi la rappresenta, ha scelto da che parte stare. Da quella degli affari. Se così non fosse, l'Egitto sarebbe già stato dichiarato insicuro e l'ambasciatore sarebbe stato richiamato per consultazioni da un pezzo.

mb

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