La rosa di Nova Gorica dove il tempo si è fermato oltre la linea del confine

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Qui non siamo semplicemente su una collina; siamo su una faglia della storia, un punto dove le placche tettoniche della memoria europea hanno deciso di scontrarsi e miracolosamente, di restare in equilibrio. Immaginate la scena. Una scena reale, perché esiste e non è generata dall'I.A.  Siete lì, vi guardate intorno. Da una parte c'è il Castello di Gorizia , la fortezza, il Medioevo che è diventato nazione, con quel Tricolore che sventola a dire: "Qui siamo in Italia". Ma poi basta girare la testa, appena un po', ed ecco che la storia vi tira a modo suo per la giacca, sulla montagna di fronte, il Sabotino, quella scritta monumentale, TITO , che urla ancora oggi a tutto il mondo che Nova Gorica non è nata per grazia divina o per eredità dinastica. No, l'ha voluta il socialismo jugoslavo, l'ha creata l'uomo dal nulla, per sfida, sulla linea di confine. E in mezzo a questo scontro di simboli, tra nazionalismi e ideologie del Novecento che si sono fatte la...

Alla ricerca di quel "già" recuperando i vecchi nomi dei luoghi, come hanno fatto a Rijeka/Fiume







I nomi dei luoghi sono importanti, fondamentali. Raccontano l'identità della città, raccontano la memoria della città che si vuole preservare, tramandare, conservare. E questa memoria non sempre fotografa la reale storia e identità della città. Soprattutto nei luoghi di confine. Nell'interessante iniziativa che si è svolta a Gorizia, sui nomi dei luoghi, dove diverse posizioni si sono confrontate sullo stesso tavolo, è emerso che c'è stato un mero appiattimento in chiave nazionalistica, della narrazione dei nomi dei luoghi che si vogliono tramandare. E' stata quasi spazzata via la storia plurisecolare dell'Impero AustroUngarico di Gorizia. Una costante che è avvenuta un pò ovunque. Nel testo Sguardi sul '900 di Ronchi, ad esempio, sottolineavo che paradossalmente, vie come via Verdi, via Dante, Largo Petrarca, via Manzoni, contrariamente da come potrebbe sembrare, non vennero istituite con l'avvento del Regno d'Italia. Ma sotto l'Impero, che riconobbe la valenza della cultura italiana. Nonostante, quel via Verdi, fosse diventato proprio negli anni che precederanno la grande guerra, un motto irredentista antiasburgico. Perché richiamava W Vittorio Emanuele Re D'Italia. In quel tavolo goriziano è emersa, l'intenzione, a Gorizia, di voler ricostruire i vecchi nomi dei luoghi. Con quel "già". Come successo a Trieste, ma il modello da seguire dovrebbe essere quello proposto in via sperimentale a Rijeka, Fiume. In alcuni luoghi sono apparsi i nomi della piazza come veniva identificata nel corso delle varie epoche. Chiaramente una siffatta operazione è proponibile solo in alcuni luoghi, simbolici, non ovunque, ma è sicuramente già un passo che può raccontare come nelle varie epoche i nomi siano mutati, rispetto alle esigenze della storia che si è affermata nel luogo che si vive e attraversa durante la propria quotidianità. Così come sarebbe di fondamentale importanza che questa operazione di recupero della memoria storica, che potrebbe avere anche una valenza turistica importante, oltre che culturale,  rispecchiasse il carattere plurilinguistico della nostra regione, dall'italiano, allo sloveno, dal tedesco, al friulano. Un plus che non toglierebbe niente a nessuno, ma che faciliterebbe il recupero dello spirito mitteleuropeo che si è andato smarrendo nel corso di questi ultimi cent'anni.
mb

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