La rosa di Nova Gorica dove il tempo si è fermato oltre la linea del confine

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Qui non siamo semplicemente su una collina; siamo su una faglia della storia, un punto dove le placche tettoniche della memoria europea hanno deciso di scontrarsi e miracolosamente, di restare in equilibrio. Immaginate la scena. Una scena reale, perché esiste e non è generata dall'I.A.  Siete lì, vi guardate intorno. Da una parte c'è il Castello di Gorizia , la fortezza, il Medioevo che è diventato nazione, con quel Tricolore che sventola a dire: "Qui siamo in Italia". Ma poi basta girare la testa, appena un po', ed ecco che la storia vi tira a modo suo per la giacca, sulla montagna di fronte, il Sabotino, quella scritta monumentale, TITO , che urla ancora oggi a tutto il mondo che Nova Gorica non è nata per grazia divina o per eredità dinastica. No, l'ha voluta il socialismo jugoslavo, l'ha creata l'uomo dal nulla, per sfida, sulla linea di confine. E in mezzo a questo scontro di simboli, tra nazionalismi e ideologie del Novecento che si sono fatte la...

E' colpa di D'Annunzio se a Rijeka/Fiume la lingua italiana non è tutelata

Nel programma, solo in lingua inglese e croata, di Rijeka/Fiume Capitale europea della cultura, si legge che tra gli organizzatori, co-organizzatori coproduttori del programma ci sono anche il Consolato Generale della Repubblica Italiana nella Repubblica di Croazia, Rijeka, tra i partners Comunità italiana, Rijeka, Unione Italiana, Università degli studi di Trieste, Museo del Violino, Cremona. Dunque delle realtà italiane sono state coinvolte e il Consolato addirittura figura tra i co-organizzatori, coproduttori. Ma, come è noto, il programma in lingua italiana, non c'è. Una mancanza che stona un pò con l'idea di Fiume porto delle diversità. Sarebbe stato un bel gesto da parte dei fiumani riconoscere il programma in lingua italiana, ma ciò non è avvenuto. Nonostante dei passi in materia di tutela del bilinguismo ci sono, in una città dove la legge non contempla alcun espresso obbligo in tal senso. Ma se a Fiume l'italiano è poco tutelato la responsabilità va rintracciata nella storia, a partire da quanto fatto da D'Annunzio. E' lui che si è inventata la clamorosa balla colossale, la fake news della vittoria mutilata, lasciando intendere che Fiume spettasse di diritto all'Italia. E' lui che ha capeggiato una marcia eversiva che per 500 giorni farà vivere l'incubo a Fiume che distruggerà il tessuto socio economico della città. Per sottrarla agli "slavi". L'antislavismo sarà una costante, con la persecuzione di migliaia di croati, solo perché parlavano la propria lingua. Si concluderà con una guerra civile, italiani, contro italiani ed i morti peseranno sulla coscienza del guerrafondaio D'Annunzio. E quella scellerata marcia militarista ha posto le basi per far scivolare Fiume verso l'annessione all'Italia fascista. Senza quella marcia, ciò non sarebbe mai successo e Fiume non avrebbe conosciuto forse la dittatura fascista così come l'ha conosciuta. L'odio verso gli italiani, perché italiano era spesso identificato con fascista e nazionalista visto quello che è successo durante la storia, ha partorito delle conseguenze drammatiche, con lo svuotamento degli italiani da Fiume, con mutilazione dell'identità culturale latina della città, a favore di quella prevalente slava. Nazionalismo contro nazionalismo. E chi ci ha rimesso è stata Fiume con la sua storica e secolare autonomia che il nazionalismo italiano, prima, quello croato, poi, ha soffocato nel corso del tempo. E certamente se a Trieste, a Monfalcone, o Pescara, c'è chi celebra l'occupazione della città fiumana, chi considera quell'atto militarista ed eversivo come atto di amor patrio, bisogna mettersi anche nei panni dei fiumani.

mb

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