Anche se al momento non hanno armi vere, ma di plastica, l'unico strumento idoneo ad offendere che avrebbero sarebbe
un coltello per sopravvivere o un coltello svizzero, così si dice, la loro formazione, il loro modo di operare è tipicamente militare. Le formazioni paramilitari presenti in Slovenia da oltre un anno hanno attirato l'attenzione dei più. Nate con la scusante di controllare i propri confini attraversati facilmente dai migranti, in un Paese dove la questione della percezione dell'invasione (che non esiste), in realtà è temuta sia da persone di cultura politica di destra che anche di sinistra. L'organizzazione si chiama Varda, uniti sotto l'insegna della bandiera nazionale slovena, nazionalisti della prima ora, ogni fine settimana lanciano operazioni di vigilanza e controllo del territorio sloveno, ora anche nella zona costiera della Slovenia.
Il capo di questa organizzazione, Andrej Šiško, il comandante in capo della Varda, è stato arrestato per sei mesi per cospirazione contro l'ordine costituzionale.
Questa organizzazione ha il Reparto stiriano, Reparto Krajnska, Reparto Primorska, Reparto della Carinzia e Reparto Prekmurje nelle strutture del sistema di sicurezza e di difesa della Repubblica di Slovenia.
Dicono che la loro legittimità si troverebbe all'interno della stessa legge slovena che prevederebbe una collaborazione tra la polizia slovena ed altre entità per garantire la sicurezza nazionale. Una interpretazione che a detta di costoro lascerebbe il campo libero a queste formazioni paramilitari, non armate, che non vogliono sostituirsi alla polizia, dicono, ma che di fatto svolgono ruolo di vigilanza e controllo del territorio complementare all'attività di polizia. C'è chi dice che in Slovenia non si rischia nessun colpo di stato, trattandosi di paramilitari con armi giocattolo, c'è chi dice che si interverrà con la legge, sanzionando con multe, non salate, chi continua a svolgere simili attività. Deterrenti che non fermano queste soggettività che anzi sembrano essere in crescita. Ed il tutto accade in Europa, alle porte di quell'Italia, di quel Friuli Venezia Giulia, dove l'ossessione per la sicurezza rischia di portare ad emulazioni similari a quelli slovene. E chissà se ci sono anche italiani che collaborano con costoro visto che ad esempio il simbolo del reparto Primorska è quello del vecchio litorale austriaco in cui vi rientrava anche la città di Trieste, infatti, nel loro simbolo, hanno anche l'alabarda triestina.
Il numero dei migranti entrato in FVG è alto, rispetto agli sbarchi di Lampedusa, questa è la nuova frontiera per i migranti, ma si parla di numeri comunque minimi, irrisori rispetto al quasi 1 milione di migranti che attraversarono la rotta balcanica nel 2015 che solo sfiorò il FVG. Il capo della polizia slovena non vuole stendere alcuna mano a queste organizzazioni, dalle
dichiarazioni che emergono in rete.
Ci si chiede se queste organizzazioni si stanno sottovalutando, se bisogna preoccuparsi, se finiranno in un nulla di fatto, o se si stanno ponendo le basi per un qualcosa che può portare, partendo dalla scusante dei migranti, e controllo dei confini, a nuove situazioni conflittuali. Conflitti che possono interessare anche la Venezia Giulia. D'altronde ricordiamo che Slovenia e Croazia si sono chiuse con la scusante dei migranti con dei reticolati, con filo spinato, e che la situazione tra i due Paesi è calda per la questione delle acque di Pirano, in una zona dove basta un niente per riaccendere focali che magari anche qualcuno dalle nostre parti spera che possano ritornare a riaccendersi, per quel ritorno in quelle terre "perdute" e da sempre rivendicate.
mb
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