Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

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  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

Verità per Giulio Regeni. Bene l'ultimatum all'Egitto, ma va posta scadenza temporale

Dal 1914 sono stati circa una trentina gli ambasciatori che si sono alternati in Egitto. E probabilmente la crisi diplomatica più rilevante nella storia delle relazioni tra Egitto ed Italia si è raggiunta per l'omicidio di stato che si è compiuto in Egitto. Il caso di Giulio Regeni. Pochi mesi dopo quel fatto tremendo che ha sconvolto il mondo intero e portato via un ragazzo giovanissimo alla propria famiglia, venne accertato che l'ennesimo vertice tra egiziani ed italiani fu un vero fallimento. Si dispose nella primavera del 2016 il richiamo dell'ambasciatore al Cairo, in Italia. Per consultazioni. La crisi diplomatica fu un durissimo colpo per l'immagine di quel regime che ha bisogno come il pane e l'acqua di apparire bello agli occhi del mondo. E soprattutto hanno bisogno della salvaguardia dell'immagine di quel regime tutti coloro che fanno business e affari con Al Sisi. Alla vigilia di ferragosto del 2017 venne annunciato il ritorno dell'ambasciatore italiano in Egitto. Cosa che  si perfezionò il 14 settembre 2017. Da allora si è avviata una normalizzazione dei rapporti italo-egiziani scandalosa dove tutto è stato fatto tranne che attivarsi concretamente per la verità per Giulio. Dalle prese in giro egiziane si è arrivati al silenzio totale. Come se la questione Giulio fosse stata chiusa in un cassetto. Quattro governi, zero passi per la verità per Giulio. Ora, dopo l'ennesimo incontro che la famiglia di Giulio ha effettuato a Roma con esponenti delle Istituzioni italiane,  famiglia che con una tenacia incredibile, continua ogni giorno a battersi perchè verità e giustizia sia fatta, ha avuto, per quello che è stato comunicato dai media, un messaggio importante. Ultimatum all'Egitto. Bene. E' la seconda volta che Di Maio interviene sulla questione di Giulio. Una prima volta con il primo governo Conte, quando era vice ministro, ma nulla seguì alle sue parole, ed ora con il Conte bis. Perchè sia ultimatum, però, va posta una scadenza temporale certa. Come si legge nella Treccani, per Ultimatum  si intende in diritto internazionale, atto giuridico unilaterale, con il quale uno stato fa conoscere a un altro stato le sue ultime proposte su di una determinata questione, e chiede al riguardo una precisa risposta.
Altrimenti, non è ultimatum vero e proprio, ma ennesimo messaggio che rischia di perdersi nel vortice del fiume delle parole e delle tante richieste fatte all'Egitto rimaste inevase. Urge una svolta. Il tempo passa e qui non si muove niente. Va dichiarato l'Egitto insicuro a prescindere e richiamato l'ambasciatore se entro la data stabilita quel Paese non risponde alle sollecitazioni delle autorità italiane in modo soddisfacente. In un Paese dove il popolo inizia finalmente a ribellarsi per pretendere democrazia, libertà, diritti, pane, istruzione.

mb

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