Cent'anni dalla prima vittima dello squadrismo fascista a Ronchi, Erminio Rusig

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  Il 15 ottobre del 1926 saranno cent'anni della prima vittima del fascismo squadrista a Ronchi. Erminio Rusig un giovane ronchese poco più che ventenne. La sua storia è stata ricordata nel tempo dalla staffetta partigiana Elda Soranzio e dal partigiano e senatore Silvano Bacicchi e da Giacomo Mininel.  Siamo a Ronchi , è il 24 aprile del 1925. È sabato sera.  Erminio Rusig è lì con i suoi quattro compagni, vanno fino a San Pier, si divertono, e poi tornano a casa che è passata la mezzanotte. Si salutano al bivio della Pesa, ognuno per la sua strada. Erminio viene intercettato da una squadraccia . Lo fermano con le pistole e i manganelli. Lui prova a scappare, ma quelli sono in tanti, lo raggiungono e iniziano a picchiare duro. Lo atterrano a colpi di manganello e poi, quando è già a terra privo di sensi — che è una cosa di una vigliaccheria pazzesca — continuano a prenderlo a calci. E per finire, gli sparano pure: un colpo al basso ventre. Dopodiché, succede una cosa che...

Verità per Giulio Regeni. Bene l'ultimatum all'Egitto, ma va posta scadenza temporale

Dal 1914 sono stati circa una trentina gli ambasciatori che si sono alternati in Egitto. E probabilmente la crisi diplomatica più rilevante nella storia delle relazioni tra Egitto ed Italia si è raggiunta per l'omicidio di stato che si è compiuto in Egitto. Il caso di Giulio Regeni. Pochi mesi dopo quel fatto tremendo che ha sconvolto il mondo intero e portato via un ragazzo giovanissimo alla propria famiglia, venne accertato che l'ennesimo vertice tra egiziani ed italiani fu un vero fallimento. Si dispose nella primavera del 2016 il richiamo dell'ambasciatore al Cairo, in Italia. Per consultazioni. La crisi diplomatica fu un durissimo colpo per l'immagine di quel regime che ha bisogno come il pane e l'acqua di apparire bello agli occhi del mondo. E soprattutto hanno bisogno della salvaguardia dell'immagine di quel regime tutti coloro che fanno business e affari con Al Sisi. Alla vigilia di ferragosto del 2017 venne annunciato il ritorno dell'ambasciatore italiano in Egitto. Cosa che  si perfezionò il 14 settembre 2017. Da allora si è avviata una normalizzazione dei rapporti italo-egiziani scandalosa dove tutto è stato fatto tranne che attivarsi concretamente per la verità per Giulio. Dalle prese in giro egiziane si è arrivati al silenzio totale. Come se la questione Giulio fosse stata chiusa in un cassetto. Quattro governi, zero passi per la verità per Giulio. Ora, dopo l'ennesimo incontro che la famiglia di Giulio ha effettuato a Roma con esponenti delle Istituzioni italiane,  famiglia che con una tenacia incredibile, continua ogni giorno a battersi perchè verità e giustizia sia fatta, ha avuto, per quello che è stato comunicato dai media, un messaggio importante. Ultimatum all'Egitto. Bene. E' la seconda volta che Di Maio interviene sulla questione di Giulio. Una prima volta con il primo governo Conte, quando era vice ministro, ma nulla seguì alle sue parole, ed ora con il Conte bis. Perchè sia ultimatum, però, va posta una scadenza temporale certa. Come si legge nella Treccani, per Ultimatum  si intende in diritto internazionale, atto giuridico unilaterale, con il quale uno stato fa conoscere a un altro stato le sue ultime proposte su di una determinata questione, e chiede al riguardo una precisa risposta.
Altrimenti, non è ultimatum vero e proprio, ma ennesimo messaggio che rischia di perdersi nel vortice del fiume delle parole e delle tante richieste fatte all'Egitto rimaste inevase. Urge una svolta. Il tempo passa e qui non si muove niente. Va dichiarato l'Egitto insicuro a prescindere e richiamato l'ambasciatore se entro la data stabilita quel Paese non risponde alle sollecitazioni delle autorità italiane in modo soddisfacente. In un Paese dove il popolo inizia finalmente a ribellarsi per pretendere democrazia, libertà, diritti, pane, istruzione.

mb

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