Il cartello che sbiadisce e la memoria che resiste grazie allo spomenik jugoslavo che ricorda le vittime del campo di concentramento di Gonars

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La Jugoslavia ha avuto un modo di ricordare le sue vittime, i suoi caduti, con dei monumenti straordinari, visionari, futuristici, ed uno di questi si trova nel cimitero di Gonars, il memoriale che ricorda gli internati e le vittime slovene e croate per mano fascista in quel campo di concentramento di Gonars di cui oggi non esiste più alcuna traccia, mentre quello di Visco sopravvive, grazie alle iniziative di pochi. All'entrata del cimitero di Gonars vi sono tre cartelli. Uno sloveno ed uno croato che ricordano i loro caduti, avrebbero potuto farne uno condiviso, invece, così non è, non è mica più la Jugoslavia. Su quello sloveno si leggerà "ossario degli sloveni internati e altre vittime della II guerra mondiale" su quello croato "ossario dei croati e degli altri internati e vittime della II guerra mondiale". Non hanno neanche scritto la stessa cosa.    A fianco ad essi, invece, vi è il pannello storico che ricorda cosa fu quel campo di concentramento, oltre 5...

Se il dialetto istroveneto rischia di entrare nelle scuole istriane,mentre l'italiano arranca



Nel sito della regione istriana si legge che numerosi popoli hanno lasciato nella terra istriana le loro tracce: Liburni, Istri (da qui l'origine del nome della Penisola), Greci, Celti, Romani, Ostrogoti, Bizantini, Longobardi, Croati, Franchi, Veneziani, Austriaci, Italiani ... 
Dunque, si sottolinea, giustamente, che gli italiani sono una cosa, i veneziani, altra cosa, dal punto di vista storico ed identitario. Si rimarca nel sito che la Penisola istriana ha una superficie di 3.476 chilometri quadrati. Essa confina con tre stati: la Croazia, la Slovenia e l'Italia. Una piccolissima parte dell'Istria, la Baia di Muggia, appartiene alla Repubblica Italiana. Il Litorale sloveno, col Golfo di Capodistria (Koper) e una parte del Golfo di Pirano (Piran) fino alla foce del fiume Dragogna (Dragonja) fa parte della Repubblica di Slovenia. La maggior parte dell'Istria, precisamente 3.130 chilometri quadrati (pari al 90% della superficie) appartiene alla Repubblica di Croazia ed è situata nella Regione istriana con 2.820 chilometri quadrati, pari al 4,98% della superficie complessiva della Croazia. La parte rimanente appartiene amministrativamente e territorialmente alla Regione Litoraneo-montana. 
L'Istria è una bellissima striscia di terra, da sempre contesa, ponte tra Oriente ed Occidente. Un frullato di culture, di identità, che passano ovviamente anche dai dialetti. Tra questi c'è l'istroveneto, parlato, forse anche più dell'italiano dagli italiani istriani di Slovenia e Croazia.  E già qui bisognerebbe chiedersi il perchè. 
Dialetto che si è affermato durante l'avvento della Repubblica veneziana. Si quantifica che siano circa 30 mila i cittadini che parlano questo dialetto. Che spesso funge da ponte con gli sloveni e croati. Un dialetto da sempre tutelato, addirittura è stato introdotto nel Registro del patrimonio culturale immateriale della Slovenia, senza dimenticare i corposi finanziamenti pubblici che arrivano per le iniziative culturali finalizzate a tutelare questo dialetto. Dialetto che rischia di entrare nelle scuole per essere salvaguardato. Il tutto mentre l'italiano arranca. D'altronde abbiamo visto che in Italia ci sono decine e decine di dialetti, i più parlati sono il napoletano, da oltre 5 milioni di persone, il siciliano, il veneto, e 12 lingue minoritarie tutelate dal 1999 dallo Stato

Ci si deve chiedere se sia giusto tutelare l'istroveneto in Istria così come si sta continuando a fare, mentre l'italiano arranca. Radici, identità, specificità, in un mondo di oltre 7 miliardi di persone, è comprensibile che si cerchi di salvaguardare ciò che è destinato prima o poi ad essere spazzato via, ma si rimane veramente perplessi che le stesse sensibilità, soprattutto da parte italiana, nel senso di chi vive in Italia, non ci siano per la tutela della lingua italiana. Lingua che in Slovenia e Croazia sulla carta ha dei riconoscimenti molto importanti a livello di principi, ma nella realtà sostanziale è una lotta quotidiana quella di vedere garantito il bilinguismo effettivo. L'istroveneto non rappresenta la cultura italiana, e neanche l'identità italiana, ma quella veneta, quella limitata e circoscritta ad una sfera temporale e storica che oggi non esiste più e che anzi con l'Italia unita, a dirla tutta, c'entra poco o niente.
E dunque non stupiamoci se poi il "leghismo" prende piede anche dalle parti dell'Istria passando proprio da questo modo di concepire le cose, dando magari priorità alla tutela dell'istroveneto. La tutela delle minoranze autoctone italiane  deve affermarsi non salvaguardando un semplice dialetto, ma con la tutela della lingua italiana, salvaguardando tutte le varie articolazioni, scuole, radio, organi di informazione e quant'altro con cui si esprime. 

mb

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