A Gorizia esiste una delle poche svastiche ancora oggi presenti in Italia

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  Sentite, questa è una storia straordinaria, di quelle che a raccontarle oggi si fa quasi fatica a crederci. Perché noi siamo abituati a pensare che la Storia – quella con la S maiuscola, quella dei grandi sconvolgimenti – lasci sempre dei segni enormi, evidenti. E invece no. A volte si nasconde nei dettagli, in un angolo dimenticato. Immaginate la scena: siamo a Gorizia. Una città che è un groviglio pazzesco di confini, di lingue, di memorie che fanno a pugni tra loro. Ancora oggi la scritta Tito che sovrasta Nova Gorica, città nata per mano del socialismo jugoslavo, procura divisioni e discussioni formidabili. Voi camminate, entrate nel giardino del lapidario di Palazzo Attems Petzenstein, e vi muovete tra questi vialetti, che sono piccoli, stretti, quasi intimi. Da una parte avete le lapidi che ricordano il vecchio, felice periodo asburgico – quando Gorizia era la "Nizza austriaca", tutta ordine, burocrazia imperiale e nostalgia –, dall'altra, immancabilmente, ci sono...

Se anche lo sguardo più innocente di Trieste sa di irredentismo


Mi stavo interrogando se a cent'anni di distanza da quando il Liceo Oberdan venne in sostanza intitolato a Gugliemo Oberdan, fosse giusto collocare una targa che celebrasse altri valori da seguire come esempio sui muri di quella scuola. Scuola intitolata ad Oberdan, su decisione del collegio docenti di allora, nel periodo in cui fioccavano intitolazioni irredentistiche e nazionalistiche.



La targa venne apposta, per ricordare colui che fu allievo dal 1869 al 1877 negli spazi di quella scuola, il 20 dicembre del 1920, nell'anniversario della sua morte. C'è una copia della sentenza della condanna a morte "mediante capestro", un busto di Oberdan e soprattutto una targa che nel ricordare l'intitolazione evidenzia il "fulgido esempio" che lui rappresentò. Certamente gli esempi a cui far riferimento oggi a cent'anni di distanza sono ben altri. Non quelli di Oberdan.
Nel mentre di ciò, preso dai pensieri, mi sono imbattuto camminando per le vie di Trieste, in via Bellosguardo, dopo aver intravisto quel gioiellino nascosto della chiesa di N.S. di Sion, progettata da Laborey e benedetta nel 1899. Situata in via Don Minzoni. 
Via dedicata ad  una delle  vittime delle più brutali aggressioni compiute dallo squadrismo fascista in cui venne coinvolto anche un legionario di D'Annunzio. Legionario che nel fascismo, insieme ad altri  camerati legionari, avrà un ruolo di spicco nel regime fascista. Via Bellosuardo. Ignota ai turisti, eppure è una via il cui nome, appunto, dice tutto. Una via passionale, per scorgere all'improvviso un pezzetto d'Istria, di porto di Trieste, e di golfo. Tra le case. La vera Trieste è questa, quella ignota al turismo omologato. E per quanto innocente questa via, anche qui scorgi una prospettiva irredentista che ha marchiato Trieste in lungo e largo. Un leone alato all'incrocio,con una non casuale via Combi nel momento in cui si intravede un frammento di scorcio d'Istria. Combi, fu un noto irredentista capodistriano, uno dei primi irredentisti d'Istria.

mb

 

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