Mentre si riapre il caso della "Uno Bianca" a Ronchi danneggiato il monumento dedicato ai Carabinieri

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Mentre si riaccendono i riflettori sui complici mai emersi della Uno Bianca, il destino, beffardo, si scaglia a Ronchi colpendo il primo monumento realizzato in Italia dedicato ai Carabinieri vittime della mano stragista dei componenti della Uno Bianca a Bologna.    Il danneggiamento accaduto a Ronchi segue  l’imbrattamento avvenuto a marzo del monumento in bronzo dedicato ai tre carabinieri uccisi al Pilastro per mano della banda della Uno Bianca il 4 gennaio 1991 realizzato proprio al quartiere Pilastro. Il Monumento ronchese dedicato a  Mauro Mitilini, Andrea Moneta e Otello Stefanini,  carabinieri vittime della banda della Uno   bianca, fu realizzato per mano dello scultore Giovanni Maier su impulso di  "Nicola" Rusca e inaugurato a Ronchi nell'aprile del 1991. Trent'anni dopo il manufatto ha visto essere completato alla base con un mosaico che richiama la bandiera italiana.  Nella mattinata del 15 maggio si apprendeva del danneggiamento di qu...

Se anche lo sguardo più innocente di Trieste sa di irredentismo


Mi stavo interrogando se a cent'anni di distanza da quando il Liceo Oberdan venne in sostanza intitolato a Gugliemo Oberdan, fosse giusto collocare una targa che celebrasse altri valori da seguire come esempio sui muri di quella scuola. Scuola intitolata ad Oberdan, su decisione del collegio docenti di allora, nel periodo in cui fioccavano intitolazioni irredentistiche e nazionalistiche.



La targa venne apposta, per ricordare colui che fu allievo dal 1869 al 1877 negli spazi di quella scuola, il 20 dicembre del 1920, nell'anniversario della sua morte. C'è una copia della sentenza della condanna a morte "mediante capestro", un busto di Oberdan e soprattutto una targa che nel ricordare l'intitolazione evidenzia il "fulgido esempio" che lui rappresentò. Certamente gli esempi a cui far riferimento oggi a cent'anni di distanza sono ben altri. Non quelli di Oberdan.
Nel mentre di ciò, preso dai pensieri, mi sono imbattuto camminando per le vie di Trieste, in via Bellosguardo, dopo aver intravisto quel gioiellino nascosto della chiesa di N.S. di Sion, progettata da Laborey e benedetta nel 1899. Situata in via Don Minzoni. 
Via dedicata ad  una delle  vittime delle più brutali aggressioni compiute dallo squadrismo fascista in cui venne coinvolto anche un legionario di D'Annunzio. Legionario che nel fascismo, insieme ad altri  camerati legionari, avrà un ruolo di spicco nel regime fascista. Via Bellosuardo. Ignota ai turisti, eppure è una via il cui nome, appunto, dice tutto. Una via passionale, per scorgere all'improvviso un pezzetto d'Istria, di porto di Trieste, e di golfo. Tra le case. La vera Trieste è questa, quella ignota al turismo omologato. E per quanto innocente questa via, anche qui scorgi una prospettiva irredentista che ha marchiato Trieste in lungo e largo. Un leone alato all'incrocio,con una non casuale via Combi nel momento in cui si intravede un frammento di scorcio d'Istria. Combi, fu un noto irredentista capodistriano, uno dei primi irredentisti d'Istria.

mb

 

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