Prima del Ventennio: cronache di intolleranza e squadrismo nel Monfalconese di fine Ottocento

Noi abbiamo questa immagine del vecchio Impero asburgico come di un meraviglioso mosaico di popoli.  Dove italiani, sloveni, tedeschi, ungheresi vivevano tutti insieme appassionatamente, l'imperatore Francesco Giuseppe che vegliava su tutti, e le lingue e le identità di ciascuno venivano rispettate. E in parte è vero. In verità, se andiamo a stringere l'obiettivo, se andiamo a guardare cosa succedeva davvero tutti i giorni, ad esempio nel Monfalconese e anche a Ronchi, scopriamo che la realtà era un bel po' più spigolosa. Nei documenti e nelle cronache troviamo episodi che, a leggerli oggi, mettono i brividi. Roba che noi chiameremmo squadrismo bello e buono, ma vent'anni prima che nascessero i fasci di combattimento! Un'intolleranza becera verso gli sloveni e verso l'uso stesso della loro lingua. I giornali dell'epoca non facevano una piega. Anziché inorridire davanti alla violenza, si schieravano apertamente, senza il minimo pudore, dalla parte di chi mena...

Se anche lo sguardo più innocente di Trieste sa di irredentismo


Mi stavo interrogando se a cent'anni di distanza da quando il Liceo Oberdan venne in sostanza intitolato a Gugliemo Oberdan, fosse giusto collocare una targa che celebrasse altri valori da seguire come esempio sui muri di quella scuola. Scuola intitolata ad Oberdan, su decisione del collegio docenti di allora, nel periodo in cui fioccavano intitolazioni irredentistiche e nazionalistiche.



La targa venne apposta, per ricordare colui che fu allievo dal 1869 al 1877 negli spazi di quella scuola, il 20 dicembre del 1920, nell'anniversario della sua morte. C'è una copia della sentenza della condanna a morte "mediante capestro", un busto di Oberdan e soprattutto una targa che nel ricordare l'intitolazione evidenzia il "fulgido esempio" che lui rappresentò. Certamente gli esempi a cui far riferimento oggi a cent'anni di distanza sono ben altri. Non quelli di Oberdan.
Nel mentre di ciò, preso dai pensieri, mi sono imbattuto camminando per le vie di Trieste, in via Bellosguardo, dopo aver intravisto quel gioiellino nascosto della chiesa di N.S. di Sion, progettata da Laborey e benedetta nel 1899. Situata in via Don Minzoni. 
Via dedicata ad  una delle  vittime delle più brutali aggressioni compiute dallo squadrismo fascista in cui venne coinvolto anche un legionario di D'Annunzio. Legionario che nel fascismo, insieme ad altri  camerati legionari, avrà un ruolo di spicco nel regime fascista. Via Bellosuardo. Ignota ai turisti, eppure è una via il cui nome, appunto, dice tutto. Una via passionale, per scorgere all'improvviso un pezzetto d'Istria, di porto di Trieste, e di golfo. Tra le case. La vera Trieste è questa, quella ignota al turismo omologato. E per quanto innocente questa via, anche qui scorgi una prospettiva irredentista che ha marchiato Trieste in lungo e largo. Un leone alato all'incrocio,con una non casuale via Combi nel momento in cui si intravede un frammento di scorcio d'Istria. Combi, fu un noto irredentista capodistriano, uno dei primi irredentisti d'Istria.

mb

 

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