Il piccolo "Spomenik" di Ronchi il monumento dedicato al partigiano Andrijic

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    La Jugoslavia del dopoguerra. C'è Tito, il paese è uscito a pezzi da un conflitto mondiale ferocissimo, e il regime socialista deve decidere come ricordare i propri morti. Di solito si mettono in piedi i soliti monumenti, il generale di bronzo, il soldato col fucile, la vedova in lacrime. E invece no! Fanno una scelta pazzesca. Chiamano i migliori architetti e designer dell'epoca — gente del calibro di Vojin Bakić o Ana Bešlić — e dicono: "Dobbiamo guardare al futuro" . Nascono così gli spomenik : queste gigantesche opere d'arte astratte, futuristiche, che sembrano quasi astronavi atterrate in mezzo alle montagne o alle foreste o nel nostro Carso. L'effetto è potente ancora oggi, da Podgarić a Kozara, fin dentro i confini della vicina Slovenia. Ti trovi davanti a questi blocchi di cemento e rimani a bocca aperta. Ma la cosa veramente incredibile, che uno non si aspetterebbe, è che queste opere esistono anche da noi, in Italia. Certo, sono pochissime le ci...

E' boom di richieste d'asilo in Italia di egiziani in fuga dalla dittatura

Dal 2013, da quando Al Sisi ha preso il potere con il colpo di stato rovesciando l'unico Presidente democraticamente eletto nella storia d'Egitto, Morsi, morto recentemente a causa del regime carcerario incompatibile con il suo stato di salute, sono quasi 5000 gli egiziani in fuga in Italia dall'Egitto. Cioè come se tutti gli italiani, sono circa 5/6 mila, presenti in Egitto fossero praticamente scappati via. E questo 2019 rischia di registrare un boom. Si è partiti con un più 128% rispetto a dicembre 2018, con 57 domande nel mese di gennaio per arrivare ad un totale, in base agli ultimi dati fermi a giugno 2019, con 301 domande, nel 2018 erano 674, nel 2017 829, 776 nel 2016, 589 nel 2015, 659 nel 2014, 907 nel 2013, per un totale di  4735 di richieste d'asilo. I richiedenti asilo sono coloro che, lasciato il proprio paese d’origine e avendo inoltrato una richiesta di asilo, sono in attesa di una decisione da parte della commissione riguardo al riconoscimento di una forma di protezione. E nonostante ciò si continua a considerare l'Egitto come un Paese amico, si continua a non dichiararlo insicuro e si continuano a mantenere relazioni diplomatiche come se nulla fosse, nonostante sia ben nota la brutalità della dittatura verso le opposizioni, verso gli attivisti dei diritti umani, verso chi osa mettere in discussione il potere del dittatore. Per non parlare di quello che è successo a Giulio.

mb

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