44 mesi senza Giulio, intanto, oltre 30 mila persone chiedono il richiamo dell'Ambasciatore dall'Egitto

Questa la parola chiave che sta spopolando in Egitto e fuori dall'Egitto. Un Paese sull'orlo di una nuova rivoluzione, che vede la goccia che fa traboccare il vaso non nella violazione dei diritti umani, nella brutalità della dittatura, ma nella pancia. Nella fame. Un Paese dove la gente muore di fame e il regime sperpera danari pubblici per costruire città per ricchi o palazzi governativi.  In quell'Egitto dove le principali democrazie continuano a stringere affari. Tutto risaputo. Quattro governi diversi, 44 mesi senza Giulio, senza verità e giustizia che difficilmente potrà esserci con quella dittatura.
Più di 30 mila persone chiedono il richiamo dell'Ambasciatore italiano dall'Egitto. Dichiarare l'Egitto insicuro, non amico dell'Italia, e richiamare l'Ambasciatore per consultazioni a tempo indeterminato. Il tempo delle parole oramai si è concluso. Si è detto tutto quello che si poteva dire, forse. Urgono fatti. Quelli che non ci sono. Strette di mano, sorrisi, convenienze, realpolitik spicciola, mentre fuori stanno crescendo delle generazioni che hanno ben capito la gravità e l'indecenza di questo doppio crimine che si sta compiendo. Il primo è stato aver ammazzato un giovane ragazzo italiano, il secondo, aver fatto di tutto per negare verità e giustizia.

mb


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