Il "frullato storico" e le piazze forni: il caso di Monfalcone

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  Rifletteteci bene, signori. Che gioia impagabile passeggiare oggi per i centri delle nostre città e imbattersi in quegli spazi che sfidano brillantemente ogni logica umana. Prendiamo un capolavoro assoluto, una vetta inarrivabile dell'urbanistica contemporanea che vi lascerà letteralmente senza fiato (e senza ombra, ovviamente): Monfalcone . Facciamo un salto nel passato. Ai tempi dell'Impero Asburgico, quegli sprovveduti avevano la bizzarra abitudine di inserire degli alberi nelle loro "Piazze Grandi". Ad esempio ciò succedeva a Trieste. Ve lo immaginate? Il verde integrato nella veduta urbana! Per fortuna, nel corso del Novecento, i nostri urbanisti hanno rinsavito. Abbiamo coraggiosamente estirpato quell'inutile natura per regalarci magnifiche, sterminate spianate di cemento o di marmo. Perché rinunciare al brivido di passeggiare in un forno a cielo aperto  nelle nostre estati tropicali? Ma torniamo a Monfalcone, il vero gioiello della corona. Lì hanno fatto ...

Siamo nel quarto anno senza verità e giustizia per Giulio. Il mondo accademico si è arreso?

Quasi 5000 mila accademici firmarono una lettera aperta, cinque giorni dopo il ritrovamento del corpo di Giulio,in Egitto. Una lettera che aveva come destinatario Al Sisi. Pubblicata sul The Guardian e ripresa poi dalla stampa di tutto il mondo. Lettera dove, dopo aver espresso il dolore per quanto accaduto a Giulio, e vicinanza alla famiglia, si denunciava con fermezza la gravità del fatto che sul corpo di Giulio fossero stati ritrovati ampi segni di tortura. Come dichiarato dal Pubblico ministero egiziano. Rilevando che "coloro che erano a conoscenza della scomparsa di Giulio prima della scoperta del suo corpo erano assai preoccupati per la sua sicurezza, dal momento che è scomparso nel bel mezzo di una campagna di sicurezza che ha portato ad arresti arbitrari di massa, un drammatico aumento di casi di tortura all’interno di stazioni di polizia, e altri casi di sparizioni, secondo la documentazione delle organizzazioni locali e internazionali per i diritti umani." Accuse pesanti, mosse dal mondo accademico. Quel mondo accademico che in modo sconcertante in varie parti del mondo, a partire anche dall'Inghilterra e anche Italia, continua con alcune sue articolazioni a cooperare con l'Egitto come se non fosse successo nulla. Lettera nella quale si richiamavano rapporti di Amnesty International, dove si evidenziava che " reparti legati al Ministero egiziano degli Interni e al Ministero della Difesa egiziano sono usi a praticare la stesso tipo di tortura subita da Giulio contro centinaia di cittadini egiziani di ogni anno." 
E la prima notizia pubblicata sul sito del governo egiziano sul caso di Giulio,  riguardava una risposta a questa lettera, attaccando il mondo accademico. Ciò accadeva il 9 febbraio 2016 ed in tale contesto si portavano per la prima volta pubblicamente da parte del governo le condoglianze alla famiglia di Giulio.
Nella risposta il governo egiziano lasciava intravedere quale sarebbe stata la sua linea. Auto-assolversi, ovviamente, condannando chi gettava fango sul regime egiziano, ed in tale risposta emergeva il clamore del governo egiziano "era sorpreso dalle ipotesi infondate formulate da  da accademici, che dovrebbero essere i primi ad aderire  a standard di imparzialità, rigore e professionalità."
Siamo oramai nel quarto anno di questo omicidio di stato.Il mondo accademico ha alzato bandiera bianca? Andrebbe proclamato uno sciopero internazionale come minimo, per denunciare la gravità della situazione, oggi in stallo totale, andrebbe boicottata ogni forma di collaborazione accademica con l'Egitto. Perchè se i primi segnali di resa arrivano proprio da quel mondo da cui veniva Giulio, ciò è l'abbandono della questione morale, etica, significa accettare che un ricercatore universitario possa essere deliberatamente ammazzato da una dittatura e da chi suo complice mentre svolgeva semplicemente il proprio lavoro, i propri studi, senza ottenere né verità, né giustizia. E' questo il messaggio che si vuole lanciare al mondo accademico? Alla società? A questo punto meglio chiuderle le università.

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