I simboli della guerra in Ucraina, da Marina Julia al Carso isontino

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  C’è una vecchia verità che noi storici conosciamo fin troppo bene, e cioè che le guerre si sa sempre come e quando cominciano, ma non si sa mai, mai, come andranno a finire . È la tragica, quasi grottesca banalità del disastro, che di umano non ha niente perchè le guerre, tutte le guerre, sono semplicemente l'apice della disumanità.  Oggi, di fronte a quello che sta accadendo in Ucraina, l’opinione pubblica si è spaccata – com’è sempre accaduto nella storia – in due grandi scuole di pensiero.  Da un lato c’è la narrazione di chi vi dice: "No, badate, questa è un’operazione speciale, un atto preventivo necessario per anticipare le mosse della NATO" .  Dall’altro lato , invece, c’è chi constata una realtà molto più classica, e vi dice: "Ma quale operazione speciale! Queste sono le canoniche, vecchie mire espansionistiche di un impero in declino" . Un impero decadente che lancia il suo ultimo, feroce ruggito. Ad un prezzo elevatissimo.  Spaventoso.  Pagato ...

Se anche al teatro di Monfalcone è vietato entrare con il velo


A novembre 2018 a Monfalcone vennero affissi i primi cartelli nei luoghi pubblici di proprietà del Comune con i quali in sostanza, in applicazione delle modifiche al regolamento di polizia urbana si introduceva il divieto dell'utilizzo del velo. A Monfalcone affisso il primo cartello che vieta burqa e niqab"Per ragioni di sicurezza è vietato l'ingresso con il volto coperto", scritta preceduta da tre figure barrate: un casco, un velo islamico e un passamontagna. Questo cartello,camminando per Monfalcone, non puoi non notarlo. E' ovunque. E ultimamente è stato affisso anche al teatro comunale della città. Che si unisce ai vari uffici pubblici, scuole, biblioteca. Un divieto che in alcuni Paesi è stato introdotto in modo esteso, ultimo, ma probabilmente non ultimo, è l'Olanda. Il Paese noto per le sue libertà estreme, ora vieta il velo, si unisce alla Francia, alla Danimarca, al Belgio all'Austria. Divieti che contrastano con quanto disposto dalla sentenza del 18/09/2018 n° 3413/09 della Corte Europea dei diritti dell'uomo che arriva ad affermare nella sostanza che vietare il velo islamico in pubblico significa compromettere il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione. Dunque una legge che voglia vietare il velo integrale o parziale in luoghi pubblici (nella fattispecie un tribunale) è da considerarsi come atto che faciliti una discriminazione volta a pregiudicare il diritto al rispetto della vita privata. Fatto, a detta dei giudici, che non può essere tollerato in una società democratica. Ed il Belgio è stato condannato a risarcire per il danno morale la donna in questione.Una sentenza che farà discutere, visto il cambio di orientamento e probabilmente non farà piacere ai cultori delle nuove crociate. Se a Monfalcone qualcuno tenterà questa via, non è da escludere che l'esito possa essere lo stesso. Anche se come la giustizia ha insegnato, tutto può accadere. I ribaltoni sono sempre possibili, d'altronde la giustizia va di pari passo spesso con il sentimento politico. Quel divieto lo guardi, ti lascia perplesso. E' ridicolo. Sicuramente si può discutere su quanto sia bella o non bella la religione musulmana. Si può discutere su quanto sia bello o brutto il velo, ma questi divieti non fanno altro che favorire l'isolamento sociale di queste persone. A Monfalcone saranno una manciata le persone che indossano il velo integrale. Che probabilmente al teatro di Monfalcone non hanno mai messo piede, e forse neanche in biblioteca o negli uffici comunali, sicuramente ora non potranno mettercelo perchè quel divieto le esclude, le discrimina.

mb

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