Sarà il centenario anche della fallimentare marcia su Trogir (Traù), dopo quella su Fiume. Durò meno di 24 ore

Traù in italiano, Trogir in croato è una splendida cittadina della Dalmazia, vicino Spalato/ Split. Una cittadina che conobbe, nel 1919, una pagliacciata nazionalistica similare a quella di Fiume ma finita prima del tempo, durò meno di 24 ore, e in modo altrettanto catastrofico, soprattutto per gli italiani di Traù che dovettero pagare le conseguenze del tentativo di occupare quella città per sottrarla alla Jugoslavia che verrà.  Neanche a farlo apposta, Trogir, fu la prima città croata visitata dal "duce divino" come si faceva chiamare D'Annunzio a Fiume. Nel 1878. Aveva solo 15 anni circa. In Croazia metterà piede altre tre volte, per la lettura della sua opera, la Nave, a Fiume, per la famosa beffa di Buccari, nella baia di Bakar, e per la scellerata marcia di occupazione di Fiume che farà scivolare la città al fascismo. Il fascismo prima del fascismo, si dirà. Solo quattro giorni dopo la presa di Fiume per mano di centinaia di volontari e irregolari ed eversori italiani, si vorrà replicare la stessa cosa in Dalmazia. Non era un "duce divino" ma solo un conte. Il conte Nino Fanfogna, le cui origini risalgono dal casato nobiliare nato nel 1840 dall'unione Garagnin, e Fanfogna. Poco più che trentenne  e discendente dell’ultimo podestà italiano della cittadina croata, convinse il tenente Emanuele Torri-Mariani, che era alla guida  di alcuni ufficiali italiani di stanza a Prapatnica (Pianamerlina), al confine, per occupare Traù. Quattro autocarri, senza dover sfidare alcun alto ufficiale italiano e mostrare il petto, senza dover sfondare con l'auto alcuna barriera, e la città, il 23 settembre del 1919, venne occupata nominando Fanfogna dittatore.
"Cittadini di Traù! Noi abbiamo percepito il battito del vostro cuore, in risposta alla sacra voce dell'Italia, e vi abbiamo spedito delle truppe volontarie. Il conte Nino de Fanfogna è nominato dittatore. Da ora gli dobbiamo la nostra cieca obbedienza. Viva il Re! Viva l'Italia!."

Ma finirà presto e male questa avventura dannunziana. Anticipando quella che sarà poi la catastrofe del Natale di Sangue.  Non durò neanche 24 ore. Bastarono dei colpi di fucile sparati in aria per riportare tutto nelle dimensioni normali e far prevalere la ragione. Ma le conseguenze furono pesanti per gli italiani del posto. Italiani e croati vennero messi contro proprio grazie a queste iniziative, a partire da quella di Fiume che avviò i primi processi di italianizzazione forzata in Croazia.  Il sottosegretario di Stato, Sforza, così ricostruiva alcuni episodi nella seduta del 23 marzo 1920, ai danni degli italiani.
Secondo quanto risulta rapporto del comandante del piroscafo e della capitaneria di porto di Sebenico, il gennaio scorso, mentre il piroscafo di requisizione italiana Danubio, appartenente alla Società Dalmazia, alle ore 17.45 si preparava a partire da Traù per Sebenico, una urba di ragazzi sulla banchina cominciò a rivolgere alle persone che si trovavano sui piroscafo insulti ed invettive antitaliane e vi fu anche chi sputò verso la bandiera italiana senza che intervenissero due gendarmi che si trovavano a terra, i quali anzi si allontanarono. « Quando da bordo sì vollero mollare i cavi d'ormeggio nessuno da terra consentì ad aiutare per tale operazione, anzi da parte della folla, cresciuta di numero, con intervento di persone adulte, ebbe inizio una fitta sassaiola. « Il capitano, dando con la macchina indietro riuscì a rompere il cavo e manovrò per la uscita, mentre aumentato lo spirito aggressivo della folla si cominciarono a sparare contro il piroscafo armi da fuoco. Alcune persone imbarcatesi in un battello seguivano il piroscafo intimandogli di fermarsi e sparando colpi di pistola. Colpi di fucile furono anche sparati da soldati serbi. «Un fuochista ed un cameriere riportarono lievi graffiature al viso, una passeggera un graffio ad un dito con un colpo di pietra, altre persone, come il comandante ed il nostromo, furono colpiti da, sassi ma senza conseguenze gravi. « Il generale Dokich, comandante le truppe serbe, diresse una lettera al Comando navale americano di quelle acque, intervenuto per tali dolorosi incidenti presso il Comando militare serbo, nella quale, pure affermando che l'equipaggio del Danubio cantava delle canzoni offensive per i sentimenti nazionali dei cittadini che si trovavano riuniti sulla banchina i quali incominciarono quindi a protestare, deplorò tali incidenti e dichiarò di aver preso tutte le misure, necessarie ad evitare il ripetersi di fatti simili, di aver disposto che fossero sostituiti tutti i soldati della guarnigione di Traù e dei dintorni e di avere ordinato una inchiesta contro quelli che avevano partecipato al fatto per constatarne la colpa » 

Chissà se qualcuno si azzarderà a celebrare questa pagliacciata. Probabilmente no, visto come finì la storia, male, e soprattutto perchè Traù, contrariamente da quanto accadde per Fiume, non verrà annessa dal fascismo al Regno d'Italia nel 1924. Verrà solo occupata nel 1941  per poi essere liberata dai partigiani alla caduta del fascismo.

mb

Commenti