A Gorizia esiste una delle poche svastiche ancora oggi presenti in Italia

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  Sentite, questa è una storia straordinaria, di quelle che a raccontarle oggi si fa quasi fatica a crederci. Perché noi siamo abituati a pensare che la Storia – quella con la S maiuscola, quella dei grandi sconvolgimenti – lasci sempre dei segni enormi, evidenti. E invece no. A volte si nasconde nei dettagli, in un angolo dimenticato. Immaginate la scena: siamo a Gorizia. Una città che è un groviglio pazzesco di confini, di lingue, di memorie che fanno a pugni tra loro. Ancora oggi la scritta Tito che sovrasta Nova Gorica, città nata per mano del socialismo jugoslavo, procura divisioni e discussioni formidabili. Voi camminate, entrate nel giardino del lapidario di Palazzo Attems Petzenstein, e vi muovete tra questi vialetti, che sono piccoli, stretti, quasi intimi. Da una parte avete le lapidi che ricordano il vecchio, felice periodo asburgico – quando Gorizia era la "Nizza austriaca", tutta ordine, burocrazia imperiale e nostalgia –, dall'altra, immancabilmente, ci sono...

Per ora l'unica certezza è che la Commissione d'Inchiesta su Giulio non parte e si rischia di dover ricominciare da zero



Giulio, come cittadino ha diritto ad essere difeso e a trovare giustizia, come non è stato difeso e non ha avuto giustizia da vivo.Riteniamo necessario che l’inviolabilità dei diritti umani sia un messaggio centrale, fondamentale per la nostra nazione, nel rispetto dei principi democratici, per garantire un futuro migliore e per rispettare e meritare la fiducia dei nostri giovani.
Queste le parole di Paola e Claudio nella lettera, carica di significato, che aveva come destinatario il terzo Presidente del Consiglio italiano, da quando Giulio è stato ammazzato in Egitto. Parole che dovrebbero essere lette prima dell'insediamento di ogni nuova legislatura.
Andrebbero lette prima di ogni giuramento. Perchè lì c'è la forza di tutta la nostra Costituzione. Quattro mesi oramai dall'approvazione della Commissione parlamentare d'inchiesta su Giulio, e il buio è all'orizzonte. Si avrà probabilmente un quarto Presidente del Consiglio a cui la famiglia di Giulio dovrà per l'ennesima volta rivolgersi. Sicuramente la situazione politica in cui si trova il Paese è disastrosa.
Ricordiamo che per denunciare delle fantomatiche ed inesistenti strumentalizzazioni, sono stati tolti in alcune parti d'Italia gli striscioni per la verità per Giulio Regeni, e nello stesso tempo ne sono stati collocati altri, una rimozione fa male, parecchio al nostro Paese, e contribuisce a trascinare l'Italia indietro e non avanti verso giustizia e verità. Insomma si è creata una strumentalizzazione per denunciare una inesistente strumentalizzazione che aveva come fine primo ed ultimo di eliminare uno striscione che disturbava. E nello stesso tempo c'è chi in modo vergognoso e scandaloso ha contrapposto vicende opposte, distanti anni luce, quale quella di Bibbiano con quella di Giulio, per ragioni di convenienza politica ed ideologica.
Sicuramente, si dirà, ci sono cose più urgenti a cui guardare. Non è vero. La verità per Giulio dovrebbe essere la priorità, e non toglie niente alle altre cose. Casomai aggiunge un tassello di dignità al nostro Paese. Oppure dobbiamo rassegnarci a vivere nel Paese delle menzogne, delle mezze verità? Nessuno, se investito di rappresentare l'Italia, dovrebbe darsi pace fino a quando in cuor ed animo suo sa di non aver fatto tutto quello che poteva fare per costringere l'Egitto a fare il suo dovere. A consegnare gli assassini ed i mandanti di Giulio alla giustizia.  Ma ad oggi, poco o nulla, salvo rari casi, si è mosso. Parole, convenienze, proclami, prese in giro. E si rischia di ritornare al voto. E la Commissione d'inchiesta su Giulio non è mai partita, non è stata neanche approvata all'unanimità. Ci sono state 54 astensioni per "capricci politici", mettiamola così. Ed ora si rischia di dover ricominciare tutto da zero e forse con uno dei Parlamenti più destri, se non da ventennio, della storia della Repubblica italiana.

mb


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