Stefano Furlan ricordato ovunque ma a Ronchi non esiste neanche una targa

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  Ci sono vicende che sembrano chiudersi nel giro di un attimo, e invece no. Rimangono lì, aggrappate alla memoria, perché  non è questione di fare della retorica inutile, quella che, insomma, lascia il tempo che trova, ma di non permettere che l'esistenza di una persona svanisca nel nulla. Di dire chiaramente: questa è stata un'ingiustizia. Come ad esempio nel caso di Stefano Furlan. Lui era di Ronchi, una famiglia semplice, gente comune. Ma la sua storia,  la ricordano tutti. La ricordano le tifoserie di mezza Italia nel mondo del calcio, persino quelle avversarie. Perché Stefano, nel febbraio del 1984, si trova esattamente dove nessuno vorrebbe mai trovarsi: nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. C'erano stati disordini, scaramucce tra i tifosi della Triestina e quelli dell'Udinese, fuori dallo stadio Grezar, a Trieste. I dettagli, nella storia, sono sempre sfuggenti. Stefano esce dalla curva, deve raggiungere la sua macchina, una Fiat 128 blu parcheggiata in vi...

Per ora l'unica certezza è che la Commissione d'Inchiesta su Giulio non parte e si rischia di dover ricominciare da zero



Giulio, come cittadino ha diritto ad essere difeso e a trovare giustizia, come non è stato difeso e non ha avuto giustizia da vivo.Riteniamo necessario che l’inviolabilità dei diritti umani sia un messaggio centrale, fondamentale per la nostra nazione, nel rispetto dei principi democratici, per garantire un futuro migliore e per rispettare e meritare la fiducia dei nostri giovani.
Queste le parole di Paola e Claudio nella lettera, carica di significato, che aveva come destinatario il terzo Presidente del Consiglio italiano, da quando Giulio è stato ammazzato in Egitto. Parole che dovrebbero essere lette prima dell'insediamento di ogni nuova legislatura.
Andrebbero lette prima di ogni giuramento. Perchè lì c'è la forza di tutta la nostra Costituzione. Quattro mesi oramai dall'approvazione della Commissione parlamentare d'inchiesta su Giulio, e il buio è all'orizzonte. Si avrà probabilmente un quarto Presidente del Consiglio a cui la famiglia di Giulio dovrà per l'ennesima volta rivolgersi. Sicuramente la situazione politica in cui si trova il Paese è disastrosa.
Ricordiamo che per denunciare delle fantomatiche ed inesistenti strumentalizzazioni, sono stati tolti in alcune parti d'Italia gli striscioni per la verità per Giulio Regeni, e nello stesso tempo ne sono stati collocati altri, una rimozione fa male, parecchio al nostro Paese, e contribuisce a trascinare l'Italia indietro e non avanti verso giustizia e verità. Insomma si è creata una strumentalizzazione per denunciare una inesistente strumentalizzazione che aveva come fine primo ed ultimo di eliminare uno striscione che disturbava. E nello stesso tempo c'è chi in modo vergognoso e scandaloso ha contrapposto vicende opposte, distanti anni luce, quale quella di Bibbiano con quella di Giulio, per ragioni di convenienza politica ed ideologica.
Sicuramente, si dirà, ci sono cose più urgenti a cui guardare. Non è vero. La verità per Giulio dovrebbe essere la priorità, e non toglie niente alle altre cose. Casomai aggiunge un tassello di dignità al nostro Paese. Oppure dobbiamo rassegnarci a vivere nel Paese delle menzogne, delle mezze verità? Nessuno, se investito di rappresentare l'Italia, dovrebbe darsi pace fino a quando in cuor ed animo suo sa di non aver fatto tutto quello che poteva fare per costringere l'Egitto a fare il suo dovere. A consegnare gli assassini ed i mandanti di Giulio alla giustizia.  Ma ad oggi, poco o nulla, salvo rari casi, si è mosso. Parole, convenienze, proclami, prese in giro. E si rischia di ritornare al voto. E la Commissione d'inchiesta su Giulio non è mai partita, non è stata neanche approvata all'unanimità. Ci sono state 54 astensioni per "capricci politici", mettiamola così. Ed ora si rischia di dover ricominciare tutto da zero e forse con uno dei Parlamenti più destri, se non da ventennio, della storia della Repubblica italiana.

mb


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