I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

Dal dannunzianesimo all'assalto al Narodni dom, altro che dott. Jekyll e Mister Hyde

La realtà supera l'immaginazione, e l'immaginazione di Stevenson è stata superata, alla grande, a Trieste. Altro che Dottor Henry Jekyll e il suo alter ego, Mister Edward Hyde. Quanto sta succedendo in queste ore è un qualcosa che va ben oltre. Cioè, da un lato si celebra il dannuzianesimo fiumano, si celebra l'occupazione della città di Fiume, mitizzandola, esaltandola, analizzandola solo da una versione, quella di comodo, con destri e fascisti che negano il carattere fascista di D'Annunzio, diventando quasi comunisti, con alcuni sinistri che diventano quasi anarchici, e anarchici e comunisti che ne denunciano il carattere, invece, fascista. D'Annunzio non era fascista, ma neanche antifascista, il "duce divino" come si faceva chiamare il "Vate" avrebbe voluto fare dopo quella su Fiume, la marcia su Roma. Si fece fregare dal suo "compagno d'armi" come lo definiva, Mussolini. E' certamente stato il cultore del peggior nazionalismo reazionario italiano, si è inventato il concetto della vittoria mutilata per conquistare una città straniera che in base a delle convinzioni irredentistiche doveva appartenere all'Italia. Questo è il quanto. Il resto, è solo un contorno ininfluente, irrilevante, quello che si celebra è l'anniversario dell'impresa di Fiume, è stato scritto, cosa che avviene in modo vergognoso da anni anche su quel monumento eretto a Monfalcone al confine con Ronchi dei Legionari, il cui nome, in modo altrettanto vergognoso è un chiaro omaggio fascista all'occupazione della città di Fiume. Andrebbe eliminato quel dei legionari, come andrebbero bandite celebrazioni a quel monumento eretto negli anni '60. Non sono iniziative che rendono onore alla Repubblica italiana nata dalla Costituzione né all'Europa unita nella diversità, e totalmente irrispettose verso i Paesi confinanti, e gli "slavi".
Il Sindaco della Città di Fiume ha detto chiaramente che "le iniziative che festeggiano l’occupazione delle terre degli altri, sono in opposizione con la politica europea, che, come una delle proprie basi, ha l’antifascismo. Siccome si tratta di una situazione molto seria, nel caso si continui con le attività per la realizzazione di una di queste iniziative assolutamente inaccettabili, aspetto la reazione del governo croato". Qui si rischia un caso diplomatico forse senza precedenti nella storia recente. 
Ma ci si continua a comportare come se Fiume fosse cosa nostra. E nel cortocircuito tutto triestino, il giorno dopo la celebrazione del dannunzianesimo cosa si commemora? La conseguenza del nazionalismo. L'assalto nazionalista al Narodni dom di Trieste, che vide coinvolto uno dei legionari più famosi, Giunta,  avvenuto il 13 luglio del 1920, avverrà la stessa cosa a Pola e sei anni dopo si replicherà nel giorno della vittoria, a Gorizia. Usurpando il nome dell'Italia, per compiere un gesto vile e vigliacco.

Altro che dott. Jekyll e Mister Hyde, a Trieste, sulle questioni storiche, si va ben oltre.


mb

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