Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

Trieste e D'Annunzio, si rischia caso diplomatico con Croazia e Slovenia


Dalle provocazioni sulle terre "contese", dal viva l'Istria italiana, Dalmazia italiana, dimenticando però la Fiume italiana, alla celebrazione della marcia di occupazione della città di Fiume, in questo periodo si sono registrate assurde fiammate nazionalistiche nel Confine Orientale, in quell'Europa unita nella diversità, di cui la Repubblica italiana, ne è parte fondante. Dalla Venezia Giulia arrivano segnali di cui avremmo fatto bene a meno. Segnali di nazionalismo. Ricordo che nel 2017 quando scrissi all'Ambasciata della Repubblica di Croazia, evidenziando che tra Ronchi e Monfalcone da anni si celebra l'occupazione della città di Fiume, sottolineando tutte le criticità storiche di quel fatto ed evidenziando il modo in cui il "poeta" qualificava il croato,  così mi rispondeva il Ministro Plenipotenziario dell'Ambasciata della Repubblica di Croazia Mladenka Šarac-Rončević:

Condividiamo la Sua opinione che simili anniversari danneggiano l'atmosfera dei rapporti amichevoli tra i nostri due paesi e che celebrarli incita sentimenti nazionalistici. L'Ambasciata della Repubblica di Croazia a Roma da parte sua intraprenderà tutto il possibile nell'ambito delle proprie competenze, e apprezzeremmo altrettanto il Suo ulteriore impegno nella questione. Siamo sicuri che Lei, come stimato cittadino della Repubblica Italiana, insieme ad altri Suoi concittadini, può, più di tutti, contribuire al cambiamento di tale clima e alla ancora migliore costruzione dei rapporti di buon vicinato, in particolare nelle zone multietniche adiacenti ai confini.


A Trieste si realizzerà non solo una mostra per celebrare il D'Annunzio eroe, che per fortuna verrà allestita solo per pochi mesi e costerà un bel pò di soldini, ma dopo qualche tempo finirà nel dimenticatoio, ma addirittura si vuole realizzare in Piazza della Borsa, luogo centralissimo della città, dove da tempo tra l'altro si registra una sfida tra chi rivendica la realizzazione del TLT e chi difende l'italianità di Trieste, la statua dedicata al simbolo del nazionalismo italiano, D'Annunzio. Si è detto che quella statua vuole celebrare il poeta, come se il poeta, il comandante, il soldato, fossero persone diverse, e non la stessa persona.
E perchè mai allora prevedere questa statua, se così fosse, nell'atto della delibera con la quale si vuole celebrare l'occupazione della città di Fiume, Rijeka? E comunque fosse il modo in cui il "poeta" qualificava gli "slavi", i croati e non solo, è sconcertante e da ripudiare. E omaggiare con una statua, che una volta posta sarà ardua impresa riuscire a rimuovere e rinchiudere in qualche magazzino, salvo dover aspettare un nuovo corso politico nel governo cittadino,  in una città come Trieste, con la storia ben nota, con una comunità croata importante, con la minoranza autoctona slovena ben nota, con una componente serba ben nota, e non solo, una città ponte tra Est e Ovest, sarebbe un qualcosa di assolutamente grave oltre che antistorico. E come si è scritto nell'articolo del Piccolo di Trieste( in copertina) il caso diplomatico potrebbe effettivamente sussistere, visto anche quanto scritto dall'Ambasciata croata nel settembre del 2017. Lo si rischia con la Croazia e con la Slovenia, come minimo. Vuoi vedere che proprio grazie alla statua di D'Annunzio in piazza della Borsa, Croazia e Slovenia magari ritroveranno un rapporto diplomatico di intenti, dopo le tensioni per le acque contese di Pirano?
Cosa buona e giusta sarebbe fare un passo indietro, dire, ci abbiamo ripensato, a Trieste non verrà posta nessuna statua dedicata a D'Annunzio. Ancora se pol rimediare....

mb

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