L'esplosività emozionale dell'arte friulana nel decennio 60/70

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Immaginate, per un momento, di calarvi in quel decennio formidabile che va dal 1960 al 1970. Non stiamo parlando di Parigi, di Berkeley o di Londra, ma del Friuli Venezia Giulia. Una terra che, in quegli anni, decide a modo suo di essere protagonista assoluta della Storia. Ci sono collettivi, ci sono gruppi di ragazzi, ci sono individualità straordinarie che a un certo punto si guardano in faccia e dicono: "Basta. Noi adesso dobbiamo tagliare col passato, dobbiamo creare una frattura totale". E qual è l'opera, il simbolo che più di tutti, in questa regione, ci fa capire visivamente cosa stava succedendo? È il lavoro titanico di Franco Basaglia. Capite la portata della cosa? Basaglia prende l'energia di questo decennio – un decennio incredibilmente innovativo, rivoluzionario come pochissimi altri in tutto il Novecento – e gli dà un corpo. E che corpo gli dà? Quello di Marco Cavallo . Un cavallo azzurro di cartapesta che sfonda, letteralmente e metaforicamente, i muri d...

In ogni scuola uno striscione per la Verità per Giulio Regeni



Il futuro sono i giovani, e che futuro vogliamo consegnare alle nostre future generazioni, se non siamo in grado, dopo 40 mesi di atrocità, di prese in giro, di vigliaccherie a più livelli, di far giustizia e verità sul caso di Giulio? Un ragazzo massacrato per la sua attività di ricercatore? Uno studente? Cosa vogliamo insegnare agli studenti delle nostre scuole? Tutto quello che si insegna, rischia di annullarsi senza che questa verità e giustizia abbia seguito. Che tipo di messaggio vogliamo trasmettere? In Italia sono tante le scuole che hanno aderito al percorso per la verità per Giulio. Sono sempre di più quelle che espongono gli striscioni. Uno striscione che ci si augura non debba essere esposto per vent'anni o più perchè significa che verità e giustizia non sarà cosa fatta. Fiumicello diventa sempre di più paese dei diritti, un punto di riferimento importante per le nuove generazioni, ogni scuola d'Italia dovrebbe esporre lo striscione per Giulio, come ogni Università, ogni luogo dove si studia, dove si fa ricerca. Poteva accadere a chiunque quello che è capitato a Giulio. E' successo a lui. Trattato come un egiziano, ammazzato come in Egitto ammazzano gli egiziani che vengono percepiti ostili alla dittatura. Ma Giulio era lì per studiare, per fare il suo lavoro di ricercatore. Era un cittadino italiano, europeo, si sentiva cittadino del mondo, andando oltre ogni confine e frontiera. Incrementano gli spazi dedicati a Giulio, da sale della cultura, a biblioteche, a giardini, e tanto altro arriverà, ma esporre lo striscione per Giulio è un tassello essenziale. Se non lo facciamo noi per primi, Italia, che tra le altre cose siamo un partner commerciale vitale per l'Egitto, chi deve farlo? Chi deve darlo l'esempio, se non noi per primi? Se non siamo in grado di fare tutto quello che si deve fare per ottenere verità e giustizia? I giovani devono capire cosa è successo, devono capire in che mondo viviamo, devono capire come funziona la nostra società, capire per cambiarla, perchè certe miserabili situazioni, certe atrocità non abbiano più spazio, luogo, tempo.

mb

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