Cent'anni dalla prima vittima dello squadrismo fascista a Ronchi, Erminio Rusig

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  Il 15 ottobre del 1926 saranno cent'anni della prima vittima del fascismo squadrista a Ronchi. Erminio Rusig un giovane ronchese poco più che ventenne. La sua storia è stata ricordata nel tempo dalla staffetta partigiana Elda Soranzio e dal partigiano e senatore Silvano Bacicchi e da Giacomo Mininel.  Siamo a Ronchi , è il 24 aprile del 1925. È sabato sera.  Erminio Rusig è lì con i suoi quattro compagni, vanno fino a San Pier, si divertono, e poi tornano a casa che è passata la mezzanotte. Si salutano al bivio della Pesa, ognuno per la sua strada. Erminio viene intercettato da una squadraccia . Lo fermano con le pistole e i manganelli. Lui prova a scappare, ma quelli sono in tanti, lo raggiungono e iniziano a picchiare duro. Lo atterrano a colpi di manganello e poi, quando è già a terra privo di sensi — che è una cosa di una vigliaccheria pazzesca — continuano a prenderlo a calci. E per finire, gli sparano pure: un colpo al basso ventre. Dopodiché, succede una cosa che...

Dopo tre anni, ci risiamo


Ottobre 2016 uno dei primi atti del nuovo Sindaco di Trieste fu quello di rimuovere lo striscione verità per Giulio dalla facciata del palazzo del Municipio. Il giorno dopo la governatrice della Regione FVG lo espose dal palazzo della Regione, nella medesima piazza. Piazza Unità d'Italia. Giugno 2019, il Presidente della Regione FVG rimuove lo striscione dal palazzo della Regione. Con la scusante degli europei di calcio Under 21. Ed il Piccolo in entrambe le occasioni interviene, giustamente, con la prima pagina dedicata alla Verità per Giulio.
Piazza dell'Unità sarà più vuota, soprattutto in un momento di assoluta delicatezza, quando ad oltre 40 mesi dalla tremenda uccisione di Giulio, in Egitto, si muovo passi di rilievo. Come l'istituzione di una Commissione Parlamentare d'inchiesta. Nel momento in cui viene richiesto il richiamo dell'ambasciatore italiano dal Cairo, perchè la sua missione è fallita, perchè non era la normalizzazione dei rapporti tra Italia ed Egitto quella che doveva perseguire come mission, ma fare pressione ogni giorno per avere verità e giustizia per Giulio. A quanto pare forse è meglio attivarsi per promuovere il volto bello dell'Egitto. Quell'Egitto che in modo scandaloso continua a ricevere legittimazioni dalle più alte democrazie occidentali, tra cui anche la nostra. Quell'Egitto che ha costituzionalizzato la dittatura, con Al Sisi che ora controllerà il potere giudiziario e potrà starsene alla guida del Paese fino al 2030. Quell'Egitto dove Morsi è stato ucciso da un sistema disumano, il corpo fatto sparire in fretta, con funerali alla velocità della luce, all'alba, dove ogni opposizione viene liquidata come terroristica, dove tanti sono gli italiani ad essere stati minacciati, dove il minimo che ci si dovrebbe aspettare è dichiararlo INSICURO! Ma gli affari,sono affari. Anche per le tante attività della nostra regione. La diplomazia egiziana apprezzerà una piazza dell'Unità d'Italia di Trieste, senza più quello striscione giallo che ricorda alla gente che attraversa Trieste che un ragazzo, del Friuli Venezia Giulia, è stato ammazzato in Egitto, perchè studiava. Ammazzato da un sistema criminale funzionale al potere che sorregge la dittatura egiziana. E che per quel ragazzo, non c'è stata alcuna verità accertata, nessuna giustizia conquistata. Meglio ammirare la bellezza dei luoghi, perdersi nella storia di un tempo che non ritornerà, che per un solo secondo farsi una domanda e chiedersi, perchè?

mb

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