Aquileia: il porto dell'Impero e l'ombra del Ventennio

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  Quando si cammina tra le rovine di Aquileia, non si sta passeggiando in una cittadina qualsiasi: si sta attraversando quella che era, a tutti gli effetti, la seconda città dell'Impero!  Una metropoli pazzesca. Però, oggi, per cogliere questa immensità ci vuole un grandissimo sforzo di immaginazione. Le pietre sopravvissute al tempo sono lì che vorrebbero disperatamente raccontarci una storia straordinaria, ma noi, spesso, facciamo fatica ad ascoltarla.  Perché c'è un problema. E il problema è che se vogliamo davvero capire e valorizzare Aquileia, dobbiamo liberarci di un ingombro non da poco: dobbiamo avere il coraggio di andare oltre la visione che ci ha lasciato in eredità il fascismo e svecchiare, modernizzare il sito.  Prendiamo la fantomatica "via sacra". Voi andate lungo il porto fluviale, che all'epoca dei romani doveva essere un luogo vivacissimo, un viavai frenetico, un posto pieno di rumori, di mercanti, di facchini che imprecavano e caricavano merci.....

A Marina Julia di Monfalcone vanno tradotti anche in bengalese gli avvisi per i bagnanti


Nel monfalconese ci sono migliaia bengalesi circa 3 mila. E anche loro frequentano Marina Julia di Monfalcone. La località balneare frequentata ogni estate da migliaia di persone, tra cui i bengalesi, come tutti, d'altronde. 
Il cartello che indica spiaggia libera e avvisa a stare attenti perchè la balneazione non è sicura, lì dove collocato, è tradotto in inglese, tedesco, sloveno oltre che ovviamente in italiano. Manca il bengalese. In bengalese è stato tradotto che nei luoghi pubblici non si può entrare con il velo. Un cartello, che tra le altre cose, non tiene conto di quanto sentenziato dalla Corte di giustizia europea con la sentenza del 18/09/2018 n° 3413/09 la quale ha affermato che inibire il velo islamico in pubblico significa compromettere il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione. Dunque una legge che voglia vietare il velo integrale o parziale in luoghi pubblici è da considerarsi come atto che faciliti una discriminazione volta a pregiudicare il diritto al rispetto della vita privata. Fatto, a detta dei giudici, che non può essere tollerato in una società democratica.

Visto che la balneazione in più luoghi non è sicura, e visto che i bengalesi in quel posto a farci il bagno ci vanno, come tutti, sarebbe opportuno integrare il cartello in bengalese. Oppure il bengalese può andare bene solo per ricordare a questi cittadini di Monfalcone i "doveri" imposti da specifiche ordinanze?
mb

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