Il gran teatro di Trieste: tra il jazz degli Angloamericani, l'illusione del TLT e i selfie con D'Annunzio

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C'è un'ironia sottile — e diciamolo pure, del tutto meravigliosa — nella storia moderna di Trieste. Da una parte c’è chi guarda a certe nostalgie e pensa subito: "Ma ci state prendendo in giro?" . Dall’altra, invece, c’è chi avverte una sorta di grande, sublime tormento amletico, un richiamo disperato a quell’età dell'oro che va dal giugno del '45 all'ottobre del '54. La Trieste della Reggenza angloamericana! Quel momento incredibile in cui arrivano gli alleati e portano la cioccolata, le sigarette americane, il jazz, lo sport e, naturalmente, uno sballo assolutamente sfrenato. Il tutto, s'intende, prima che la città venisse restituita all'Italia. E lì nasce il mito del TLT, il Territorio Libero di Trieste! Che a un certo punto, nei primi anni Duemila, vive una resurrezione prodigiosa: cortei di migliaia di persone, un entusiasmo travolgente. L’Eldorado adriatico! Poi però — com’è tipico delle cose umane e soprattutto della politica locale — co...

A Marina Julia di Monfalcone vanno tradotti anche in bengalese gli avvisi per i bagnanti


Nel monfalconese ci sono migliaia bengalesi circa 3 mila. E anche loro frequentano Marina Julia di Monfalcone. La località balneare frequentata ogni estate da migliaia di persone, tra cui i bengalesi, come tutti, d'altronde. 
Il cartello che indica spiaggia libera e avvisa a stare attenti perchè la balneazione non è sicura, lì dove collocato, è tradotto in inglese, tedesco, sloveno oltre che ovviamente in italiano. Manca il bengalese. In bengalese è stato tradotto che nei luoghi pubblici non si può entrare con il velo. Un cartello, che tra le altre cose, non tiene conto di quanto sentenziato dalla Corte di giustizia europea con la sentenza del 18/09/2018 n° 3413/09 la quale ha affermato che inibire il velo islamico in pubblico significa compromettere il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione. Dunque una legge che voglia vietare il velo integrale o parziale in luoghi pubblici è da considerarsi come atto che faciliti una discriminazione volta a pregiudicare il diritto al rispetto della vita privata. Fatto, a detta dei giudici, che non può essere tollerato in una società democratica.

Visto che la balneazione in più luoghi non è sicura, e visto che i bengalesi in quel posto a farci il bagno ci vanno, come tutti, sarebbe opportuno integrare il cartello in bengalese. Oppure il bengalese può andare bene solo per ricordare a questi cittadini di Monfalcone i "doveri" imposti da specifiche ordinanze?
mb

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