Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

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  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

Vanno abrogate le disposizione del Codice di Condotta dei dipendenti pubblici che mettono il bavaglio ai lavoratori


Si era sotto il Governo Monti quando venne definito il  DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 16 aprile 2013, n. 62. Regolamento recante codice di comportamento dei dipendenti pubblici, a norma dell'articolo 54 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.  Ed entrerà in vigore sotto il Governo Letta.  Il 19 giugno 2013.  Un codice di Condotta che in due sue articoli può essere usato, viene usato, come strumento, consapevolmente o meno, di bavaglio verso i lavoratori. Parliamo dell'articolo 10. Quando afferma che il dipendente pubblico non assume nessun altro comportamento che possa nuocere all'immagine dell'amministrazione  e dell'articolo 12 quando si scrive che Salvo il diritto di esprimere valutazioni e diffondere informazioni a tutela dei diritti sindacali, il dipendente si astiene da dichiarazioni pubbliche offensive nei confronti dell'amministrazione.
Norme che annullano la libertà di pensiero del cittadino, di agibilità democratica del cittadino, che lavora presso la Pubblica Amministrazione, a partire dalla scuola. Norme che vanno abrogate, perchè è inaccettabile che un dipendente, che fuori dall'orario di lavoro, sveste i panni del dipendente pubblico ed indossa quelli di libero cittadino, non possa essere libero di criticare la scuola o l'amministrazione pubblica, ad esempio o esercitare qualsiasi altra azione, rientrante nei canoni costituzionalmente garantiti, che questa, possa essere considerata a discrezione dell'Amministrazione come lesiva dell'immagine  od offensiva. C'è una discrezionalità enorme a favore della PA, che si può tramutare nell'esercizio di un pesantissimo bavaglio nei confronti dei dipendenti pubblici, che in Italia sono la più importante forza lavoro, tra le altre cose. Insomma, si è sempre con il timore che qualsiasi cosa si dica e si faccia possa poi scaturire l'adozione di un procedimento disciplinare anche quando si è fuori dall'orario di lavoro. Perchè si è dipendenti pubblici anche quando si è liberi cittadini. Concetto aberrante, inaccettabile, da respingere al mittente. E nel tempo in cui ritornano i concetti di ordine e disciplina la battaglia finalizzata a conseguire l'abrogazione di queste due disposizioni diviene evidentemente di grande importanza. 

mb

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