Il gran teatro di Trieste: tra il jazz degli Angloamericani, l'illusione del TLT e i selfie con D'Annunzio

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C'è un'ironia sottile — e diciamolo pure, del tutto meravigliosa — nella storia moderna di Trieste. Da una parte c’è chi guarda a certe nostalgie e pensa subito: "Ma ci state prendendo in giro?" . Dall’altra, invece, c’è chi avverte una sorta di grande, sublime tormento amletico, un richiamo disperato a quell’età dell'oro che va dal giugno del '45 all'ottobre del '54. La Trieste della Reggenza angloamericana! Quel momento incredibile in cui arrivano gli alleati e portano la cioccolata, le sigarette americane, il jazz, lo sport e, naturalmente, uno sballo assolutamente sfrenato. Il tutto, s'intende, prima che la città venisse restituita all'Italia. E lì nasce il mito del TLT, il Territorio Libero di Trieste! Che a un certo punto, nei primi anni Duemila, vive una resurrezione prodigiosa: cortei di migliaia di persone, un entusiasmo travolgente. L’Eldorado adriatico! Poi però — com’è tipico delle cose umane e soprattutto della politica locale — co...

Se dal porto di Monfalcone transitano navi con carichi di armi





E' vero. L'Italia è uno dei maggiori venditori d'armi nel mondo ed il picco pare che in questi ultimi vent'anni è avvenuto nel 2016. E' vero, viviamo in un territorio che producono strumentazioni da guerra, navi da guerra, adattabili, nel caso di specie, ora con finalità di guerra, ora, di pace, anche se spesso si mescolano le due cose. Quante vole si è sentito dire, per ottenere la pace si deve fare la guerra? O le fantomatiche "missioni umanitarie". Ricordate le bombe umanitarie di Belgrado? Ancora oggi i civili ne pagano le conseguenze.

Ma se si riesce a limitare l'accesso, ad ostacolare, la strada al traffico "legale" di armi, non è mica una bestemmia. A Monfalcone, come si è appreso prima dai media nazionali, poi dal locale, una nave che aveva un carico d'armi, con destinazioni luoghi dove queste armi vengono usate non per giocare, ma per ammazzarsi alla guerra, è transitata dal porto. I portuali hanno appreso il tutto a cose praticamente già ultimate, quando era tardi potersi attivare. Il punto non è tanto la questione sicurezza dell'operazione, ma politica. Dal porto di Monfalcone non devono transitare navi con carichi di armi. Punto. Quello che ci si domanda, è se è già successo altre volte. Il tutto in un Paese che, come osservato da Genova in poi, si chiudono i porti ai migranti, che continuano a crepare nel mare, mentre in centinaia continuano ad arrivare attraverso una mini rotta balcanica, ma alle armi, no. Per loro nei nostri porti c'è sempre spazio. Anche no.

mb



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