Aquileia: il porto dell'Impero e l'ombra del Ventennio

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  Quando si cammina tra le rovine di Aquileia, non si sta passeggiando in una cittadina qualsiasi: si sta attraversando quella che era, a tutti gli effetti, la seconda città dell'Impero!  Una metropoli pazzesca. Però, oggi, per cogliere questa immensità ci vuole un grandissimo sforzo di immaginazione. Le pietre sopravvissute al tempo sono lì che vorrebbero disperatamente raccontarci una storia straordinaria, ma noi, spesso, facciamo fatica ad ascoltarla.  Perché c'è un problema. E il problema è che se vogliamo davvero capire e valorizzare Aquileia, dobbiamo liberarci di un ingombro non da poco: dobbiamo avere il coraggio di andare oltre la visione che ci ha lasciato in eredità il fascismo e svecchiare, modernizzare il sito.  Prendiamo la fantomatica "via sacra". Voi andate lungo il porto fluviale, che all'epoca dei romani doveva essere un luogo vivacissimo, un viavai frenetico, un posto pieno di rumori, di mercanti, di facchini che imprecavano e caricavano merci.....

Se dal porto di Monfalcone transitano navi con carichi di armi





E' vero. L'Italia è uno dei maggiori venditori d'armi nel mondo ed il picco pare che in questi ultimi vent'anni è avvenuto nel 2016. E' vero, viviamo in un territorio che producono strumentazioni da guerra, navi da guerra, adattabili, nel caso di specie, ora con finalità di guerra, ora, di pace, anche se spesso si mescolano le due cose. Quante vole si è sentito dire, per ottenere la pace si deve fare la guerra? O le fantomatiche "missioni umanitarie". Ricordate le bombe umanitarie di Belgrado? Ancora oggi i civili ne pagano le conseguenze.

Ma se si riesce a limitare l'accesso, ad ostacolare, la strada al traffico "legale" di armi, non è mica una bestemmia. A Monfalcone, come si è appreso prima dai media nazionali, poi dal locale, una nave che aveva un carico d'armi, con destinazioni luoghi dove queste armi vengono usate non per giocare, ma per ammazzarsi alla guerra, è transitata dal porto. I portuali hanno appreso il tutto a cose praticamente già ultimate, quando era tardi potersi attivare. Il punto non è tanto la questione sicurezza dell'operazione, ma politica. Dal porto di Monfalcone non devono transitare navi con carichi di armi. Punto. Quello che ci si domanda, è se è già successo altre volte. Il tutto in un Paese che, come osservato da Genova in poi, si chiudono i porti ai migranti, che continuano a crepare nel mare, mentre in centinaia continuano ad arrivare attraverso una mini rotta balcanica, ma alle armi, no. Per loro nei nostri porti c'è sempre spazio. Anche no.

mb



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