L'esplosività emozionale dell'arte friulana nel decennio 60/70

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Immaginate, per un momento, di calarvi in quel decennio formidabile che va dal 1960 al 1970. Non stiamo parlando di Parigi, di Berkeley o di Londra, ma del Friuli Venezia Giulia. Una terra che, in quegli anni, decide a modo suo di essere protagonista assoluta della Storia. Ci sono collettivi, ci sono gruppi di ragazzi, ci sono individualità straordinarie che a un certo punto si guardano in faccia e dicono: "Basta. Noi adesso dobbiamo tagliare col passato, dobbiamo creare una frattura totale". E qual è l'opera, il simbolo che più di tutti, in questa regione, ci fa capire visivamente cosa stava succedendo? È il lavoro titanico di Franco Basaglia. Capite la portata della cosa? Basaglia prende l'energia di questo decennio – un decennio incredibilmente innovativo, rivoluzionario come pochissimi altri in tutto il Novecento – e gli dà un corpo. E che corpo gli dà? Quello di Marco Cavallo . Un cavallo azzurro di cartapesta che sfonda, letteralmente e metaforicamente, i muri d...

Se dal porto di Monfalcone transitano navi con carichi di armi





E' vero. L'Italia è uno dei maggiori venditori d'armi nel mondo ed il picco pare che in questi ultimi vent'anni è avvenuto nel 2016. E' vero, viviamo in un territorio che producono strumentazioni da guerra, navi da guerra, adattabili, nel caso di specie, ora con finalità di guerra, ora, di pace, anche se spesso si mescolano le due cose. Quante vole si è sentito dire, per ottenere la pace si deve fare la guerra? O le fantomatiche "missioni umanitarie". Ricordate le bombe umanitarie di Belgrado? Ancora oggi i civili ne pagano le conseguenze.

Ma se si riesce a limitare l'accesso, ad ostacolare, la strada al traffico "legale" di armi, non è mica una bestemmia. A Monfalcone, come si è appreso prima dai media nazionali, poi dal locale, una nave che aveva un carico d'armi, con destinazioni luoghi dove queste armi vengono usate non per giocare, ma per ammazzarsi alla guerra, è transitata dal porto. I portuali hanno appreso il tutto a cose praticamente già ultimate, quando era tardi potersi attivare. Il punto non è tanto la questione sicurezza dell'operazione, ma politica. Dal porto di Monfalcone non devono transitare navi con carichi di armi. Punto. Quello che ci si domanda, è se è già successo altre volte. Il tutto in un Paese che, come osservato da Genova in poi, si chiudono i porti ai migranti, che continuano a crepare nel mare, mentre in centinaia continuano ad arrivare attraverso una mini rotta balcanica, ma alle armi, no. Per loro nei nostri porti c'è sempre spazio. Anche no.

mb



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