I simboli rubati di Monfalcone: la campana del Vate e il feretro conteso di Enrico Toti

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  Diciamolo pure, c’è un dettaglio affascinante e al tempo stesso quasi tragicomico quando si guarda alla storia di Monfalcone, questa città che a un certo punto si ritrova letteralmente spogliata dei suoi simboli. E sono due vicende straordinarie, legate a quel clima incandescentissimo del nazionalismo italiano. Da una parte c'è Gabriele D’Annunzio. Nel 1919, mentre i suoi legionari marciano verso la città per ricongiungersi con gli ufficiali pronti a seguire il Vate alla conquista di Fiume, succede una cosa singolare.  Vedono una campanella, una minuscola campana, quella di San Polo. Per i monfalconesi era un pezzo d'anima, un simbolo identitario fortissimo. Ma D’Annunzio — ed è un fatto noto — era un collezionista ossessivo, accumulava qualsiasi oggetto gli capitasse a tiro. La sua dimora era letteralmente un museo straripante. E così la campanella sparisce, finisce dritta nella stanza del Lebbroso al Vittoriale. Da lì, nonostante le rimostranze e le rivendicazioni sacrosan...

Se anche a Riace e a Rosarno il primo partito tra i votanti è la Lega...che conquista anche la provincia di Vibo



Come scrive WU MING, è vero, non ci si deve far abbagliare dalle percentuali. Se proprio si vuole ragionare in termini di percentuali, ragionando sul 100% reale vediamo che la Lega ha il 19%, il PD il 12%, il M5S il 9,5%. Sono tutti largamente minoritari nel Paese. (...)Sono nove milioni di persone su sessanta circa. Non ha con sé «gli italiani». Anche se guadagna voti e ha il consenso di un elettore su cinque, rimane largamente minoritari.
Abbiamo visto anche in FVG, la situazione. Voti per la Lega: 244.818. Pari al 42,57%. E corrispondente, comunque, circa, al 23,5% del totale del corpo elettorale. Ma dei dati non possono comunque lasciarti indifferente.  A partire da Riace. Simbolo dell'accoglienza diffusa integrata, demolito in modo pesante, dall'attuale governo, e che ha visto nella Lega il primo partito.  In una Calabria dove risulta essere il secondo partito sul corpo elettorale votante, il primo è il M5S, e a Riace è il primo partito. Con 297 voti! Il 30,75% dei votanti sull'elettorato attivo. Gli elettori sono 1808 i votanti 1.107. Lega che va bene anche in paesi come San Luca, ponendosi al secondo posto, il primo è il PD,  e anche a Rosarno, è il primo partito, cittadina diventata simbolo per lungo tempo per lo sfruttamento schiavista nei confronti dei migranti che porterà anche a delle rivolte. Primo con 1274 voti, il 35,33% dei votanti, in una Rosarno dove l'astensione è stata enorme, comunque. Su 11 mila elettori hanno votato in 3754. Il 70% circa è rimasto a casa. 
La Lega diventa il primo partito nella provincia di Vibo Valentia. Elettori: 159.919 | Votanti: 69.235. Con 13.423 voti. E Vibo Valentia è l'unico capoluogo della Calabria che in queste Europee ha visto nella lega il primo partito tra i votanti. Si è recato alle urne quasi il 70% della popolazione cittadina. Tutto ciò è semplicemente incredibile, ma anche prevedibile.
I primi leghisti in diverse zone del nord Italia sono tanti meridionali, che hanno rimosso, rinnegato le proprie origini, visto quello che la lega in passato professava contro i meridionali, per salire su quello che forse viene visto come l'ultimo carrozzone della propria individuale salvezza, tra rosari e preghiere, e apparizioni di santi e madonne, con una sfiducia enorme verso il prossimo, in una terra afflitta da 'ndrangheta, corruzione, malaffare, e povertà estrema,  da una forma di individualismo notevole, la lega ha seminato, ed iniziato a raccogliere tra chi si è recato a votare. Sarà il tempo a dirci se si tratterà solo di fumo oppure di qualcosa di più importante in un Sud che storicamente è stato in gran parte legato all'uomo forte, fedele alla monarchia, al re, ad un fascismo che non ha fatto gli stessi disastri che ha comportato nel resto d'Italia e per questo da molti ancora oggi dalle parti della Calabria, non odiato. C'è una Calabria che resiste, che vuole progredire, che vuole un mondo diverso, ed una Calabria che ha visto nel nazionalismo leghista il proprio futuro, ed è quella che in parte ha vinto alle elezioni, tra chi si è recato alle urne in questo 26 maggio 2019 che non verrà dimenticato facilmente.

mb

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